08-09-2026
I 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti: come funzionano i codici EER
L’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) è il sistema utilizzato per identificare e classificare i rifiuti attraverso codici numerici a sei cifre. Nel linguaggio operativo è ancora molto frequente parlare di codici CER, ma la denominazione di riferimento è oggi quella di codici EER.
Conoscere i 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti è importante perché rappresentano il primo livello della classificazione: permettono di ricondurre il rifiuto all’attività o al processo dal quale è stato generato e, successivamente, di arrivare alla specifica voce a sei cifre.
L’Elenco deriva dalla Decisione 2000/532/CE, successivamente modificata, tra l’altro, dalla Decisione 2014/955/UE. Gli orientamenti tecnici della Commissione europea confermano che l’EER è organizzato in 20 capitoli identificati da due cifre, ulteriormente suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.
Come è strutturato un codice EER?
La struttura è gerarchica:
07 → capitolo
07 02 → sottocapitolo
07 02 XX → singolo codice EER
Il punto fondamentale è che il codice non deve essere scelto semplicemente osservando il materiale di cui è composto il rifiuto. Occorre innanzitutto conoscere la sua origine e il processo che lo ha generato.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha ribadito che la classificazione e l’attribuzione del pertinente codice EER competono al produttore del rifiuto e che l’Elenco tiene conto sia dell’origine sia della composizione del rifiuto.
Per questo due rifiuti apparentemente simili possono avere codici differenti se derivano da processi produttivi diversi.
Quali sono i 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti?
La seguente tabella riassume i 20 capitoli EER e aiuta a comprendere la logica con cui è organizzato l’Elenco ufficiale. Le denominazioni derivano dall’Elenco europeo dei rifiuti.
| Capitolo | Tipologia di rifiuti | Esempi di settori o processi interessati |
|---|---|---|
| 01 | Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione e trattamento di minerali | Cave, miniere, lavorazione minerali |
| 02 | Rifiuti di agricoltura, pesca e preparazione degli alimenti | Aziende agricole, industrie alimentari |
| 03 | Rifiuti della lavorazione del legno, carta e cartone | Falegnamerie, cartiere, mobilifici |
| 04 | Rifiuti delle industrie delle pelli, pellicce e tessili | Concerie, tintorie, aziende tessili |
| 05 | Rifiuti della raffinazione del petrolio, gas naturale e carbone | Raffinerie e processi petrolchimici |
| 06 | Rifiuti dei processi chimici inorganici | Acidi, basi, sali, processi chimici inorganici |
| 07 | Rifiuti dei processi chimici organici | Chimica organica, polimeri, resine |
| 08 | Rifiuti di pitture, vernici, adesivi, sigillanti e inchiostri | Verniciatura, stampa, produzione di adesivi |
| 09 | Rifiuti dell’industria fotografica | Processi fotografici e prodotti di sviluppo |
| 10 | Rifiuti provenienti da processi termici | Fonderie, centrali, lavorazioni ad alta temperatura |
| 11 | Rifiuti dal trattamento chimico superficiale e rivestimento di metalli | Galvanica, decapaggio, trattamenti superficiali |
| 12 | Rifiuti dalla lavorazione meccanica di metalli e plastiche | Tornitura, fresatura, rettifica |
| 13 | Oli esauriti e residui di combustibili liquidi | Manutenzione industriale, officine |
| 14 | Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto | Solventi e fluidi refrigeranti |
| 15 | Imballaggi, assorbenti, stracci, filtri e indumenti protettivi | Imballaggi contaminati, DPI, materiali assorbenti |
| 16 | Rifiuti non specificati altrimenti nell’Elenco | RAEE, batterie e altri flussi specifici |
| 17 | Rifiuti da costruzione e demolizione | Cantieri, strip out, demolizioni |
| 18 | Rifiuti sanitari, veterinari e di ricerca collegata | Ospedali, laboratori, veterinari |
| 19 | Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti e acque | Impianti di recupero, depuratori |
| 20 | Rifiuti urbani e assimilabili, comprese raccolte differenziate | Rifiuti domestici e analoghi flussi urbani |
Come si sceglie il capitolo EER corretto?
La risposta breve è: si parte dall'attività che ha originato il rifiuto, non dal nome che normalmente gli viene dato in azienda.
La Decisione 2014/955/UE stabilisce infatti un ordine preciso. In prima battuta devono essere ricercate le voci nei capitoli 01-12 e 17-20 in funzione dell'origine del rifiuto. Se non si individua una voce appropriata, si passa ai capitoli 13, 14 e 15, successivamente al capitolo 16 e, soltanto come ultima possibilità, alle voci terminanti in 99 del capitolo corrispondente all'attività.
Questo principio è essenziale. Un solvente esausto, ad esempio, non ricade automaticamente nel capitolo 14: se deriva da uno specifico processo chimico per il quale il capitolo 07 prevede già una voce appropriata, occorre prima valutare quella classificazione.
Analogamente, uno stesso stabilimento può produrre rifiuti appartenenti a numerosi capitoli differenti.
Uno stabilimento può utilizzare codici appartenenti a più capitoli?
Sì. È del tutto normale.
La stessa Commissione europea utilizza l’esempio di un costruttore automobilistico che, in funzione delle diverse fasi produttive, può generare rifiuti appartenenti ai capitoli 08, 11 e 12.
Questo aspetto diventa particolarmente importante nelle industrie complesse, dove produzione, laboratorio, manutenzione, confezionamento e trattamento delle acque generano flussi completamente differenti.
Caso pratico: industria chimica in provincia di Varese
Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali operante in provincia di Varese nella produzione di resine, adesivi e sigillanti.
In uno stabilimento di questo tipo non esiste un unico “rifiuto chimico”. Le differenti fasi produttive possono generare:
- residui provenienti dalla produzione delle resine;
- fondi e residui di reazione;
- soluzioni di lavaggio degli impianti;
- adesivi e sigillanti fuori specifica;
- solventi e prodotti di pulizia;
- fanghi;
- imballaggi contaminati;
- assorbenti, stracci e materiali filtranti;
- oli derivanti dalle manutenzioni;
- rifiuti di laboratorio.
La classificazione può quindi coinvolgere innanzitutto il capitolo 07, relativo ai processi chimici organici, e il capitolo 08, che comprende espressamente adesivi e sigillanti. Possono inoltre risultare pertinenti, in funzione della reale origine del singolo flusso, altri capitoli come il 13, 15 o 16. Il capitolo 08, infatti, comprende i rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di rivestimenti, adesivi, sigillanti e inchiostri.
In questo stabilimento Arcobaleno svolge il ruolo di interlocutore unico per la gestione e lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti.
Il vantaggio operativo non consiste semplicemente nell'organizzare più ritiri, ma nel coordinare un sistema multirifiuto: individuazione dei diversi flussi, verifica della classificazione, eventuale analisi, omologazione presso gli impianti destinatari, scelta dei contenitori e programmazione separata dei conferimenti.
Per il cliente significa evitare di dover gestire numerosi fornitori differenti e avere un unico referente tecnico per l'intera problematica rifiuti.
Come opera Arcobaleno nella gestione di più codici EER?
Nei contesti industriali complessi il Metodo Arcobaleno parte dalla mappatura dei processi che generano il rifiuto.
Si analizzano origine, composizione, schede di sicurezza disponibili, modalità di produzione e caratteristiche del residuo. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e, nei casi in cui la classificazione non possa essere definita sulla sola base delle informazioni disponibili, vengono valutate le analisi necessarie.
Successivamente vengono individuati gli impianti autorizzati, completate le omologazioni e pianificati i ritiri. Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del servizio, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto.
L'obiettivo è trasformare un insieme di codici, contenitori, impianti e adempimenti in un processo unico e controllato.
L’Elenco Europeo dei Rifiuti può cambiare?
Sì. L’EER viene aggiornato quando l'evoluzione tecnologica rende necessario modificare o introdurre nuove voci.
Un caso attuale riguarda i rifiuti di batterie: la Decisione delegata (UE) 2025/934 aggiorna alcune voci dell’Elenco e le nuove disposizioni diventeranno operative dal 9 dicembre 2026. L’Albo Nazionale Gestori Ambientali ha già definito le modalità di adeguamento delle iscrizioni.
Per questo la classificazione non dovrebbe essere considerata un'attività da svolgere una volta per tutte: è opportuno verificare periodicamente classificazioni e autorizzazioni.
Serve supporto per classificare e smaltire i rifiuti della tua azienda?
Individuare il capitolo EER è soltanto il primo passaggio. Occorre poi identificare la specifica voce a sei cifre, verificare l'eventuale pericolosità, le modalità di deposito, il trasporto e l'idoneità dell'impianto destinatario.
Arcobaleno Servizi Ambientali – ARC Ambiente supporta aziende e industrie nella classificazione e nello smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, organizzando soluzioni costruite sulle effettive esigenze dello stabilimento.
Contatta ARC Ambiente per richiedere un sopralluogo o un'offerta per la gestione dei rifiuti della tua azienda.
FAQ sui 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti
Quanti capitoli contiene l’Elenco Europeo dei Rifiuti?
L’EER è strutturato in 20 capitoli, identificati dalle prime due cifre del codice. I capitoli sono suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.
CER ed EER sono la stessa cosa?
Nella pratica il termine codice CER è ancora molto utilizzato. La terminologia di riferimento è però Elenco Europeo dei Rifiuti (EER). Entrambe le espressioni vengono quindi frequentemente utilizzate nelle ricerche e nel linguaggio aziendale.
Le prime due cifre del codice EER cosa indicano?
Indicano il capitolo dell'Elenco, generalmente collegato all'attività o al processo dal quale deriva il rifiuto.
Basta conoscere il materiale per individuare il codice EER?
No. La classificazione deve considerare soprattutto origine, processo produttivo e composizione del rifiuto. Due materiali apparentemente uguali possono quindi avere codici differenti.
Un'azienda può avere rifiuti appartenenti a capitoli EER diversi?
Sì. È molto comune. Uno stabilimento industriale può produrre contemporaneamente rifiuti di processo, imballaggi, oli, assorbenti, RAEE e rifiuti di manutenzione appartenenti a capitoli differenti.
L’asterisco dopo un codice EER cosa significa?
L'asterisco identifica una voce pericolosa dell'Elenco. Per alcune tipologie di rifiuti esistono inoltre cosiddette voci speculari o “a specchio”, ovvero tipologie di rifiuto che possono esistere sia nella forma pericolosa che non pericolosa, per le quali la corretta classificazione richiede la valutazione della composizione e delle eventuali caratteristiche di pericolo, che solitamente avviene tramite opportuna analisi.
Chi è responsabile dell’attribuzione del codice EER?
La classificazione e l'attribuzione del codice competono al produttore del rifiuto, che può naturalmente avvalersi di supporto tecnico specialistico. Il MASE ha espressamente ribadito questo principio.
Arcobaleno è autorizzata a gestire e smaltire tutte le tipologie di EER?
Sì, Arcobaleno è in grado di gestire tutte le tipologie di rifiuto ed è quindi un partner ideale per soluzioni aziendali a 360 gradi. Puoi consultare le autorizzazioni ambientali qui.
Fonti istituzionali
Per l’approfondimento normativo: Decisione 2000/532/CE – Elenco europeo dei rifiuti su EUR-Lex; Orientamenti della Commissione europea sulla classificazione dei rifiuti; Albo Nazionale Gestori Ambientali – aggiornamento codici EER batterie 2026
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2026
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