05-09-2026

Stati fisici dei rifiuti: quali sono e perché è importante identificarli correttamente

Quando si deve organizzare il ritiro e lo smaltimento di un rifiuto aziendale, conoscere il codice EER non è sufficiente. Occorre sapere anche in quale stato fisico si presenta concretamente il rifiuto: è una polvere? Un materiale solido? Un liquido? Un fango? Ha una consistenza particolarmente viscosa?

Gli stati fisici dei rifiuti hanno conseguenze molto pratiche. Possono cambiare il tipo di contenitore necessario, le modalità di movimentazione e carico, il mezzo più adatto al trasporto, l'eventuale necessità di aspirazione e perfino la possibilità per un determinato impianto di ricevere il rifiuto.

Con l'introduzione dei nuovi modelli collegati al RENTRI, inoltre, la terminologia è cambiata rispetto a quella alla quale molte aziende erano abituate con i precedenti registri e formulari.

Stato fisico e classificazione del rifiuto non sono la stessa cosa

Un primo equivoco da evitare è considerare lo stato fisico come sinonimo della classificazione del rifiuto.

Il D.Lgs. 152/2006 distingue i rifiuti, in particolare, in base all'origine tra urbani e speciali e in base alle caratteristiche di pericolosità tra pericolosi e non pericolosi.

Dire che un rifiuto è liquido, solido o fangoso descrive quindi una sua condizione fisica, ma non permette da sola di stabilire se sia pericoloso, quale codice EER debba ricevere o dove possa essere smaltito.

Un liquido può essere pericoloso oppure non pericoloso. Lo stesso vale per un solido, una polvere o un fango.

Per questo la corretta gestione deve tenere insieme diversi elementi: origine del rifiuto, processo produttivo che lo ha generato, composizione, eventuali caratteristiche HP, codice EER, stato fisico e requisiti dell'impianto di destino.

Quali sono gli stati fisici dei rifiuti nel RENTRI

Il campo relativo allo stato fisico del rifiuto è previsto sia nell'ambito del registro cronologico sia nel formulario e deve essere compilato utilizzando la codifica della relativa Tabella 3 delle istruzioni RENTRI. Il Ministero ha aggiornato nel luglio 2026 le modalità di compilazione di registro e FIR con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026.

La classificazione operativa oggi utilizzata è la seguente:

 

Codice RENTRIStato fisicoEsempi indicativiAspetti operativi da valutare
SPIn polvere o pulverulento     Polveri industriali, residui fini, alcune ceneriDispersione delle polveri, chiusura dei contenitori, modalità di carico
SSolidoSfridi, materiali, rottami, imballaggi, componenti fuori usoCassoni, pallet, big bag o altri contenitori in funzione del rifiuto
VSVischioso sciropposoResine, colle, vernici dense, residui pastosiPompabilità, travaso, pulizia delle attrezzature e scelta dei contenitori
FPFangosoFanghi industriali, fanghi di trattamento, residui semisolidi      Percentuale liquida, pompabilità o palabibilità, tenuta dei contenitori
LLiquidoAcque di processo, emulsioni, soluzioni esausteCisterne, IBC o fusti, sistemi di aspirazione e contenimento

 

La nuova codifica merita attenzione soprattutto perché non coincide esattamente con la vecchia terminologia dei modelli precedenti, nella quale erano molto diffuse le espressioni “solido pulverulento”, “solido non pulverulento”, “fangoso palabile” e “liquido”.

Il nuovo sistema contempla inoltre una voce specifica, VS – vischioso sciropposo, particolarmente utile per quei rifiuti che non possono essere descritti efficacemente né come liquidi né come fanghi.

Cosa significa realmente “fangoso”

Quella dei fanghi è probabilmente la situazione che genera più dubbi.

Nella pratica industriale si continua spesso a utilizzare l'espressione fangoso palabile per indicare un materiale con consistenza sufficiente per essere raccolto o movimentato meccanicamente, mentre altri fanghi hanno una percentuale di acqua molto maggiore e possono essere aspirati.

La differenza non è puramente terminologica. Un rifiuto molto fluido può richiedere una cisterna e un sistema di aspirazione; un fango disidratato può invece essere movimentato con modalità completamente differenti.

Proprio per questo, quando un cliente comunica semplicemente “ho dei fanghi da smaltire”, una valutazione tecnica preliminare può evitare problemi nel giorno del ritiro.

Perché lo stato fisico incide sullo smaltimento del rifiuto

Conoscere correttamente lo stato fisico dei rifiuti permette innanzitutto di scegliere il sistema di raccolta adeguato.

Un errore può significare inviare un automezzo non idoneo, utilizzare un contenitore non adatto oppure scoprire soltanto al momento del ritiro che un materiale descritto come solido contiene invece una quantità significativa di liquido.

Anche l'impianto di destino deve essere verificato preventivamente. Due impianti autorizzati per lo stesso codice EER possono avere condizioni operative, linee di trattamento e procedure di accettazione differenti.

La responsabilità della corretta gestione del rifiuto, inoltre, non si esaurisce semplicemente consegnandolo a un altro soggetto: il D.Lgs. 152/2006 disciplina espressamente le responsabilità del produttore e del detentore lungo la filiera.

Caso pratico: fanghi di lavorazione metallica con due fasi in provincia di Monza

Un caso concreto affrontato da ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali presso un'azienda della provincia di Monza mostra bene perché osservare fisicamente il rifiuto prima di programmare il servizio sia importante.

Il cliente doveva smaltire dei fanghi derivanti da una lavorazione metallica. A prima vista si sarebbe potuto parlare semplicemente di “fanghi industriali”, ma il materiale presente nel deposito aveva in realtà subito una netta separazione.

Era presente una fase superiore liquida e una fase inferiore fangosa palabile.

Dal punto di vista operativo, quindi, non si trattava di una massa perfettamente omogenea: le due consistenze richiedevano di essere considerate nella pianificazione delle operazioni di prelievo e movimentazione.

Arcobaleno ha valutato la situazione reale del deposito e organizzato lo smaltimento tenendo conto della presenza delle due fasi, coordinando modalità operative, attrezzature e conferimento con la filiera individuata.

È un esempio significativo perché dimostra un principio spesso trascurato: il nome commerciale o la descrizione generica del rifiuto non sostituiscono l'osservazione delle sue caratteristiche effettive.

Neppure il codice EER, da solo, dice necessariamente se nel serbatoio troveremo un liquido facilmente aspirabile, una sostanza viscosa oppure un deposito fangoso consistente.

Rifiuti con separazione di fase: cosa fare

La separazione tra una componente liquida e una più densa è relativamente frequente nei rifiuti provenienti da lavorazioni meccaniche, trattamenti superficiali, depurazione, lavaggi industriali e processi che utilizzano emulsioni.

In questi casi è opportuno evitare di decidere autonomamente lo stato fisico basandosi soltanto sull'aspetto dello strato superficiale.

Occorre valutare l'intero contenuto del recipiente o della vasca, verificare eventuali sedimentazioni e stabilire come il materiale sarà effettivamente prelevato e conferito.

A seconda delle condizioni concrete, può essere necessario prevedere modalità operative differenti per le diverse fasi. Ciò non significa automaticamente che esistano due diversi codici EER: la classificazione deve essere valutata sulla base dell'origine e delle caratteristiche del rifiuto, non semplicemente del fatto che questo si sia stratificato.

Come opera ARC Ambiente quando lo stato fisico non è chiaro

Quando la descrizione fornita dal cliente non è sufficiente, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare una prima verifica attraverso fotografie, documentazione tecnica e informazioni sul processo produttivo e, quando necessario, organizzare un sopralluogo gratuito.

Vengono quindi valutati classificazione del rifiuto, consistenza effettiva, eventuale necessità di analisi, contenitori presenti, modalità di carico, caratteristiche del mezzo e impianto di destinazione.

Dopo l'omologazione viene programmato il servizio concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e previa conclusione dell'omologazione.

L'obiettivo è semplice: capire cosa c'è realmente da ritirare prima che l'automezzo arrivi dal cliente.

Devi smaltire rifiuti liquidi, fangosi, solidi o pulverulenti?

Descrivere correttamente il rifiuto permette di ottenere anche un preventivo più attendibile.

Quando richiedi un'offerta ad ARC Ambiente, invia se possibile fotografie del materiale e del deposito, quantità indicative, codice EER eventualmente già attribuito, analisi disponibili e informazioni sul processo che ha generato il rifiuto.

Se il materiale presenta più fasi, sedimentazioni oppure una consistenza difficile da descrivere, segnalalo: Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la modalità di ritiro e smaltimento più adatta e predisporre una soluzione su misura.

Richiedi un'offerta per il ritiro e lo smaltimento dei tuoi rifiuti speciali.

FAQ sugli stati fisici dei rifiuti

Quali sono gli stati fisici previsti dal RENTRI?

La Tabella 3 utilizzata per registro e FIR prevede SP – in polvere o pulverulento, S – solido, VS – vischioso sciropposo, FP – fangoso e L – liquido. Il campo deve essere compilato utilizzando la codifica prevista dalle istruzioni RENTRI.

“Fangoso palabile” esiste ancora nel nuovo RENTRI?

La precedente modulistica utilizzava espressamente la terminologia “fangoso palabile”. Nella nuova codifica RENTRI la voce è FP – Fangoso. La reale consistenza del fango resta però fondamentale dal punto di vista operativo perché determina, ad esempio, se possa essere aspirato oppure debba essere movimentato con sistemi diversi.

Lo stato fisico determina il codice EER?

No. Lo stato fisico e il codice EER sono informazioni differenti. Il codice EER viene individuato considerando principalmente origine e processo che ha prodotto il rifiuto e, quando necessario, le sue caratteristiche. Due rifiuti con identico stato fisico possono avere codici EER completamente differenti.

Un rifiuto liquido è necessariamente pericoloso?

No. Essere liquido non significa essere pericoloso. La pericolosità dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dall'eventuale attribuzione delle caratteristiche HP previste dalla normativa.

Come viene indicato un rifiuto aeriforme?

Il RENTRI ha chiarito un caso particolare: poiché lo stato aeriforme non è presente nella Tabella 3, per questi rifiuti deve essere utilizzata la voce L – Liquido, specificando “aeriforme” nel campo annotazioni.

Un rifiuto può avere contemporaneamente una fase liquida e una fangosa?

Sì. Alcuni rifiuti industriali possono sedimentare e presentare più fasi fisicamente distinguibili. In questi casi è opportuno effettuare una valutazione tecnica prima del ritiro per definire correttamente modalità di aspirazione, movimentazione, confezionamento e conferimento. La presenza di due fasi non comporta però automaticamente l'attribuzione di due codici EER distinti.

Cosa devo comunicare per chiedere un preventivo?

Sono particolarmente utili fotografie del rifiuto e dei contenitori, quantità, codice EER se disponibile, eventuali analisi o SDS pertinenti, descrizione del processo produttivo e indicazione della consistenza. Per fanghi e materiali stratificati è utile specificare se sono presenti acqua libera, fase liquida, sedimenti o materiale palabile.

 

Fonti normative e tecniche: D.Lgs. 152/2006, Parte IV; D.M. 4 aprile 2023 n. 59 sul sistema RENTRI; Decreto Direttoriale MASE n. 210 del 31 luglio 2026 e relative istruzioni aggiornate per registro cronologico e FIR; portale ufficiale RENTRI.

 

Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026

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