25-10-2026

Differenza tra sostanze organiche e inorganiche nello smaltimento rifiuti speciali

Nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti speciali, distinguere correttamente tra sostanze organiche e inorganiche può essere determinante per attribuire il corretto codice EER, individuare le caratteristiche di pericolo e scegliere l'impianto di destinazione più adatto.

La distinzione, però, non deve essere confusa con quella tra rifiuti pericolosi e non pericolosi. Una sostanza organica può essere pericolosa oppure non pericolosa, esattamente come una sostanza inorganica. Nel settore dei rifiuti è quindi necessario partire dall'origine del rifiuto, dalla sua composizione e dal processo che lo ha generato, ricorrendo quando necessario ad analisi chimiche.

Il D.Lgs. 152/2006 stabilisce infatti che i rifiuti vengono classificati secondo l'origine in urbani e speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in pericolosi e non pericolosi.

Cosa sono le sostanze organiche e inorganiche?

In chimica, con sostanze organiche si indicano generalmente composti basati sul carbonio, spesso associato a idrogeno e ad altri elementi come ossigeno, azoto, zolfo o alogeni.

Nel mondo industriale possono rientrare, ad esempio:

solventi organici;

alcoli e chetoni;

idrocarburi;

resine e prodotti di sintesi;

vernici e formulati contenenti composti organici;

intermedi e reagenti della chimica organica.

Le sostanze inorganiche comprendono invece numerose sostanze minerali e composti che non appartengono alla chimica organica, come molti acidi, basi, sali e composti metallici.

Esempi frequenti nei processi industriali sono acidi minerali, idrossidi, sali metallici e soluzioni contenenti metalli.

La distinzione chimica non può tuttavia essere effettuata semplicemente chiedendosi se il rifiuto “contiene carbonio”: esistono composti del carbonio convenzionalmente classificati come inorganici e, soprattutto, la classificazione di un rifiuto non coincide con la semplice classificazione chimica di uno dei suoi componenti.

Organico non significa non pericoloso

Uno degli errori più frequenti è associare il termine “organico” a un materiale naturale o facilmente biodegradabile.

Nella gestione dei rifiuti industriali non è così.

Un solvente organico può essere infiammabile, tossico o presentare altre caratteristiche di pericolo. Allo stesso modo, una soluzione inorganica può essere corrosiva o contenere metalli e altre sostanze pericolose.

La normativa italiana definisce infatti come rifiuto pericoloso quello che presenta una o più caratteristiche di pericolo previste dalla disciplina applicabile, indipendentemente dalla sua natura organica o inorganica.

Per questo motivo, quando la composizione non è sufficientemente nota attraverso il processo produttivo e la documentazione disponibile, può essere necessario procedere con una caratterizzazione analitica del rifiuto.

Le Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti prevedono proprio un approccio per fasi, finalizzato prima all'individuazione del codice pertinente e, quando necessario, alla valutazione della presenza di sostanze pericolose e delle relative caratteristiche di pericolo.

Sostanze organiche e inorganiche nell'Elenco Europeo dei Rifiuti

La differenza assume un significato molto concreto nel capitolo 16 dell'Elenco Europeo dei Rifiuti, relativo a diverse tipologie di rifiuti non specificate altrove.

Tra le voci previste figurano, ad esempio:

 

Codice EERDescrizioneTipologia
16 05 07*

Sostanze chimiche inorganiche di scarto contenenti o costituite da sostanze pericolose

Inorganiche, pericolose
16 05 08*

Sostanze chimiche organiche di scarto contenenti o costituite da sostanze pericolose

Organiche, pericolose
16 05 09

Sostanze chimiche di scarto diverse da quelle di cui alle voci 16 05 06, 16 05 07 e 16 05 08

Altre sostanze chimiche

 

Le definizioni sono riportate nell'Elenco Europeo dei Rifiuti istituito dalla Decisione 2000/532/CE, nella sua versione consolidata.

L'asterisco accanto ai codici 16 05 07* e 16 05 08* identifica rifiuti pericolosi.

Questa distinzione dimostra perché conoscere semplicemente il nome commerciale di un prodotto non sia sempre sufficiente: per classificare correttamente una sostanza chimica di scarto occorre conoscere il processo che l'ha generata, la sua composizione e, ove necessario, le concentrazioni delle sostanze presenti.

Come si classificano correttamente le sostanze chimiche di scarto

La classificazione dovrebbe partire dalle informazioni disponibili presso il produttore: processo produttivo, materie prime utilizzate, schede di sicurezza, composizione originaria ed eventuali trasformazioni subite durante l'impiego.

In situazioni più complesse si procede invece con campionamento e analisi di laboratorio, definendo un profilo analitico coerente con il rifiuto da caratterizzare.

L'obiettivo non è semplicemente ottenere un certificato di analisi, ma disporre delle informazioni necessarie per:

attribuire il corretto codice EER;

verificare la presenza di sostanze pericolose;

definire, quando necessario, le caratteristiche di pericolo;

individuare impianti autorizzati a ricevere quella specifica tipologia di rifiuto;

predisporre correttamente trasporto e documentazione.

Un errore di classificazione può infatti ripercuotersi sull'intera catena di gestione del rifiuto.

Caso pratico: sostanze chimiche organiche e inorganiche in un'industria della provincia di Milano

Un caso seguito da Arcobaleno Servizi Ambientali ha riguardato un'industria chimica della provincia di Milano che doveva eliminare diverse partite di sostanze e reagenti non più utilizzati.

Il materiale presente non costituiva un lotto omogeneo: alcune sostanze appartenevano alla chimica inorganica, altre alla chimica organica e la corretta destinazione non poteva quindi essere definita trattando tutto il materiale come un'unica tipologia di rifiuto.

Arcobaleno ha supportato il cliente nella ricostruzione delle caratteristiche delle diverse partite, nella gestione delle analisi necessarie e nella successiva classificazione.

Al termine dell'attività, una parte dei rifiuti è stata classificata con il codice EER 16 05 07* – sostanze chimiche inorganiche di scarto contenenti o costituite da sostanze pericolose – mentre un'altra parte è stata classificata con il codice EER 16 05 08* – sostanze chimiche organiche di scarto contenenti o costituite da sostanze pericolose.

Arcobaleno ha quindi organizzato l'avvio a corretto smaltimento dell'intero lotto, differenziando le partite sulla base della classificazione effettuata e individuando le destinazioni autorizzate appropriate.

Il caso evidenzia un principio importante: prima di organizzare il trasporto di un rifiuto complesso bisogna sapere esattamente che cosa si sta trasportando.

Il Metodo Arcobaleno per i rifiuti chimici

In presenza di sostanze chimiche, reagenti obsoleti o rifiuti di composizione incerta, Arcobaleno Servizi Ambientali può seguire l'intero percorso: analisi preliminare della documentazione, eventuale sopralluogo, verifica delle diverse partite, organizzazione delle analisi quando necessarie, supporto alla classificazione EER, individuazione dell'impianto e pianificazione del ritiro.

L'obiettivo è evitare che il cliente debba coordinare separatamente laboratorio, trasportatore, impianto e aspetti documentali.

Particolare attenzione viene posta alla fase iniziale di omologazione del rifiuto, perché una classificazione accurata consente di organizzare correttamente tutte le fasi successive dello smaltimento.

Il produttore rimane infatti un soggetto centrale nella corretta gestione del proprio rifiuto: l'articolo 188 del D.Lgs. 152/2006 disciplina espressamente la responsabilità nella gestione e l'affidamento a operatori autorizzati.

Devi smaltire sostanze chimiche di scarto?

Se nella tua azienda sono presenti reagenti scaduti, sostanze chimiche organiche o inorganiche, miscele di composizione incerta o vecchie partite di prodotti chimici, è opportuno verificarne la classificazione prima di programmare lo smaltimento.

Arcobaleno Servizi Ambientali può supportare l'azienda dalla caratterizzazione iniziale fino al conferimento presso impianti autorizzati.

Richiedi un'offerta per lo smaltimento dei tuoi rifiuti speciali indicando tipologia, quantità e, se disponibili, schede di sicurezza o analisi: potremo valutare la soluzione più appropriata per la gestione del materiale.

FAQ – Sostanze organiche e inorganiche nei rifiuti speciali

Una sostanza organica è sempre un rifiuto non pericoloso?

No. “Organico” descrive la natura chimica della sostanza e non la sua pericolosità. Numerosi solventi e reagenti organici sono rifiuti pericolosi.

Le sostanze inorganiche sono sempre pericolose?

No. Anche in questo caso la natura inorganica non determina automaticamente la pericolosità. È necessario valutare la specifica sostanza, la composizione del rifiuto e il codice EER applicabile.

Qual è la differenza tra EER 16 05 07* e 16 05 08*?

Il 16 05 07* riguarda sostanze chimiche inorganiche di scarto contenenti o costituite da sostanze pericolose; il 16 05 08* riguarda invece sostanze chimiche organiche con la stessa condizione di pericolosità.

Per classificare un rifiuto chimico è sempre necessaria un'analisi?

Non necessariamente. In alcuni casi processo produttivo, composizione nota e documentazione disponibile consentono di ottenere informazioni sufficienti. Nei casi dubbi o complessi, l'analisi può invece essere necessaria per acquisire un'adeguata conoscenza del rifiuto e procedere correttamente alla classificazione.

Posso mettere sostanze organiche e inorganiche nello stesso contenitore?

Non automaticamente. Prima di effettuare qualsiasi raggruppamento occorre verificarne compatibilità chimica, classificazione e condizioni di gestione. Sostanze incompatibili possono reagire tra loro e generare situazioni di pericolo.

Chi attribuisce il codice EER al rifiuto?

La corretta classificazione del rifiuto compete al produttore, che deve attribuire il codice pertinente sulla base del processo di origine e delle caratteristiche del rifiuto, avvalendosi quando necessario del supporto di professionisti e laboratori qualificati.

 

Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2026

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