Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le nostre certificazioni di conformità

Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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  • Gestione rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita

    La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita non riguarda soltanto lo smaltimento dei pannelli. La dismissione, il revamping o la sostituzione di un impianto possono generare moduli fotovoltaici, inverter, quadri elettrici, cavi, batterie, strutture metalliche e altri componenti che devono essere identificati, separati e destinati a filiere autorizzate.

    Per aziende, proprietari di immobili industriali, energy service company, installatori e gestori di grandi impianti, una pianificazione corretta permette di evitare accumuli in cantiere, errori documentali, danneggiamenti durante la movimentazione e costi imprevisti.

    I moduli fotovoltaici rientrano nella disciplina dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa distingue, in particolare, i pannelli provenienti da impianti di potenza inferiore a 10 kW, considerati domestici, da quelli installati in impianti di potenza uguale o superiore a 10 kW, considerati RAEE professionali.

    Quando un impianto fotovoltaico produce rifiuti

    Un componente non diventa automaticamente un rifiuto soltanto perché viene rimosso. Occorre valutare se sia ancora funzionante, riutilizzabile e concretamente destinato a un nuovo impiego oppure se il detentore abbia deciso di disfarsene.

    La produzione di rifiuti può verificarsi in diverse situazioni:

    • dismissione completa dell’impianto;
    • sostituzione dei moduli per perdita di rendimento;
    • revamping o repowering;
    • danneggiamento da grandine, incendio o eventi atmosferici;
    • rottura durante manutenzione o movimentazione;
    • sostituzione di inverter e quadri elettrici;
    • rimozione di sistemi di accumulo;
    • abbandono di pannelli non più identificabili o privi di documentazione.

    La distinzione tra bene usato e rifiuto deve essere sostenibile dal punto di vista tecnico e documentale. Presentare come apparecchiature riutilizzabili moduli danneggiati, non testati o privi di una reale destinazione può esporre il detentore a contestazioni.

    Quali rifiuti si generano dalla dismissione di un impianto fotovoltaico

    La gestione dei RAEE fotovoltaici deve essere inserita in un progetto più ampio, perché un impianto è composto da materiali differenti.

    Moduli fotovoltaici

    I pannelli contengono principalmente vetro, alluminio, materiali plastici, celle e componenti conduttivi. Se raccolti e trattati correttamente, una parte significativa dei materiali può essere avviata a recupero.

    I moduli devono essere movimentati evitando rotture e dispersioni. I pannelli già danneggiati richiedono attenzioni particolari: frammenti di vetro, cornici deformate e parti taglienti possono rendere necessario un imballaggio rinforzato.

    Inverter, quadri e apparecchiature elettriche

    Gli inverter e i quadri elettrici rimossi possono costituire flussi RAEE distinti dai pannelli. Non dovrebbero essere caricati indiscriminatamente insieme ai moduli, soprattutto quando l’impianto destinatario richiede una separazione preventiva.

    Cavi e strutture metalliche

    Cavi elettrici, canaline, staffe e telai in alluminio o acciaio possono essere avviati a recupero, purché siano separati correttamente e non contaminati da altre sostanze.

    Batterie e sistemi di accumulo

    Le batterie al litio, al piombo o di altra tecnologia non devono essere gestite come semplici componenti elettrici. Presentano rischi differenti e richiedono valutazioni specifiche in materia di imballaggio, deposito, trasporto e destinazione.

    Una batteria deformata, surriscaldata, danneggiata o con segni di perdita deve essere immediatamente segnalata. Il suo inserimento in un carico ordinario può generare un serio rischio di incendio.

    Classificazione e codice EER: perché non basta scrivere “pannelli”

    La corretta attribuzione del codice EER dipende dall’origine del rifiuto, dalle caratteristiche del componente e dalla concreta organizzazione dell’attività che lo ha prodotto.

    Non è quindi prudente attribuire il codice osservando soltanto una fotografia o utilizzando automaticamente quello indicato in un precedente formulario. Prima del ritiro è opportuno raccogliere almeno:

    • potenza e tipologia dell’impianto;
    • numero, marca e modello dei pannelli;
    • anno di installazione;
    • causa della rimozione;
    • stato dei moduli;
    • presenza di rotture, bruciature o contaminazioni;
    • quantità o peso stimato;
    • disponibilità delle schede tecniche;
    • eventuale incentivazione in Conto Energia;
    • presenza di inverter, batterie e altri materiali.

    La classificazione deve essere verificata caso per caso. Pannelli integri rimossi durante un revamping, moduli frammentati dopo una grandinata e apparecchiature coinvolte in un incendio non costituiscono necessariamente la stessa fattispecie gestionale.

    Impianti incentivati in Conto Energia e ruolo del GSE

    Per gli impianti incentivati con i diversi Conti Energia sono previste specifiche procedure a garanzia della corretta gestione dei pannelli a fine vita.

    Il GSE applica una trattenuta sugli incentivi pari a 20 euro per modulo, sia per gli impianti domestici sia per quelli professionali. Il Soggetto Responsabile può, alle condizioni previste, aderire a un Sistema Collettivo e prestare la garanzia attraverso tale sistema.

    Nel 2026 il GSE ha previsto due finestre per comunicare l’adesione ai Sistemi Collettivi: dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio. L’adesione determina l’interruzione del trattenimento e la restituzione delle quote già trattenute secondo le procedure applicabili.

    Prima di rimuovere i pannelli è pertanto importante verificare:

    1. se l’impianto beneficia del Conto Energia;
    2. chi sia il Soggetto Responsabile;
    3. quali moduli risultino censiti;
    4. se si tratti di sostituzione, dismissione o vendita di apparecchiature funzionanti;
    5. quali documenti siano richiesti per dimostrare il corretto trattamento.

    Organizzare il ritiro senza questa verifica può complicare la successiva rendicontazione al GSE.

    Deposito temporaneo e preparazione al ritiro

    Dopo la rimozione, i rifiuti devono essere organizzati in modo da evitare danneggiamenti e commistioni.

    I pannelli integri possono essere collocati su pallet adeguati, ordinati e fissati per impedirne lo scivolamento. I moduli rotti devono essere messi in sicurezza con soluzioni che contengano eventuali frammenti.

    È inoltre opportuno:

    • separare pannelli, inverter, batterie, cavi e metalli;
    • non appoggiare i moduli direttamente su superfici instabili;
    • proteggere il materiale dalla movimentazione accidentale;
    • identificare chiaramente i diversi flussi;
    • stimare ingombri, peso e mezzi necessari;
    • verificare l’accessibilità del cantiere;
    • programmare il ritiro in coordinamento con installatori e manutentori.

    La disponibilità di fotografie e di un inventario dei componenti rende più precisa la preventivazione e riduce il rischio che il materiale trovato al momento del carico sia diverso da quello comunicato.

    Trasporto, impianto autorizzato e tracciabilità

    I rifiuti devono essere affidati a trasportatori autorizzati e conferiti a impianti abilitati a ricevere e trattare gli specifici codici EER.

    La movimentazione deve essere accompagnata dalla documentazione prevista. Il sistema RENTRI costituisce oggi l’infrastruttura nazionale per la tracciabilità dei rifiuti e per la progressiva digitalizzazione dei registri e dei formulari.

    Prima del servizio devono quindi essere verificati:

    • produttore e luogo di produzione del rifiuto;
    • codice EER;
    • quantità stimata;
    • trasportatore;
    • impianto destinatario;
    • autorizzazioni applicabili;
    • eventuali prescrizioni di imballaggio;
    • modalità di compilazione del FIR;
    • documentazione richiesta dal GSE o dal Sistema Collettivo.

    Caso pratico: revamping di un impianto fotovoltaico industriale

    Un’azienda manifatturiera decide di effettuare il revamping dell’impianto fotovoltaico installato sulla copertura del proprio stabilimento. L’intervento prevede la rimozione di circa 900 moduli, la sostituzione di alcuni inverter e lo smontaggio parziale delle strutture.

    Inizialmente il cliente ritiene sufficiente collocare tutto il materiale in un cassone. Dalla verifica preliminare emerge però che:

    • una parte dei pannelli è integra;
    • alcuni moduli sono lesionati a causa della grandine;
    • gli inverter devono essere gestiti separatamente;
    • sono presenti cavi con valore recuperabile;
    • l’impianto beneficia del Conto Energia;
    • l’area di carico è accessibile soltanto in determinate fasce orarie.

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza la raccolta dei dati, verifica le differenti tipologie di rifiuto e coordina il servizio con l’installatore. I pannelli vengono disposti su pallet, mentre moduli rotti, inverter e cavi vengono separati.

    Il trasporto viene programmato su appuntamento, evitando interferenze con le attività produttive. Il cliente dispone così di una gestione tracciata, di formulari coerenti con i materiali movimentati e della documentazione necessaria per le successive pratiche relative all’impianto incentivato.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    La gestione dei rifiuti fotovoltaici viene costruita sulle caratteristiche effettive dell’intervento:

    1. raccolta preliminare delle informazioni;
    2. verifica di pannelli e componenti accessori;
    3. eventuale sopralluogo gratuito e senza impegno;
    4. classificazione dei diversi flussi;
    5. individuazione degli impianti autorizzati;
    6. predisposizione dell’offerta;
    7. omologazione ed eventuali approfondimenti analitici;
    8. pianificazione del trasporto;
    9. esecuzione del servizio;
    10. gestione della documentazione e della tracciabilità.

    Quando le condizioni tecniche lo consentono, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa del ritiro, programmando il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e dopo il completamento dell’omologazione.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici

    La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita deve essere pianificata prima dell’avvio del cantiere, non quando i pannelli sono già stati smontati e accumulati.

    Comunicando numero dei moduli, potenza dell’impianto, fotografie, stato dei materiali, località del ritiro ed eventuale presenza di inverter o batterie, Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la soluzione più adatta.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per organizzare il ritiro e il recupero dei pannelli fotovoltaici e degli altri componenti dell’impianto.

    FAQ sulla gestione dei rifiuti fotovoltaici

    I pannelli fotovoltaici a fine vita sono RAEE?

    Sì. Il D.Lgs. 49/2014 include i moduli fotovoltaici nella disciplina dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La gestione cambia anche in funzione della potenza dell’impianto e della natura domestica o professionale del RAEE.

    Qual è la differenza tra RAEE fotovoltaici domestici e professionali?

    I moduli provenienti da impianti con potenza inferiore a 10 kW sono considerati RAEE domestici. Quelli provenienti da impianti con potenza uguale o superiore a 10 kW sono considerati RAEE professionali.

    I pannelli ancora funzionanti sono sempre rifiuti?

    No. Un pannello funzionante può essere destinato al riutilizzo, ma la destinazione deve essere concreta e documentabile. Se il detentore se ne disfa o il riutilizzo è soltanto ipotetico, il componente può assumere la qualifica di rifiuto.

    Pannelli, inverter e batterie possono essere trasportati insieme?

    Non automaticamente. Devono essere identificati come flussi distinti e verificati sotto il profilo della classificazione, dell’imballaggio, del trasporto e dell’accettazione presso l’impianto destinatario.

    Come devono essere preparati i pannelli fotovoltaici per il ritiro?

    I pannelli integri vengono normalmente ordinati e fissati su supporti adeguati. Quelli rotti devono essere messi in sicurezza per contenere frammenti e parti taglienti. Le modalità definitive dipendono dalle condizioni del materiale e dalle prescrizioni della filiera scelta.

    Chi gestisce le pratiche relative ai pannelli incentivati?

    Il Soggetto Responsabile dell’impianto deve verificare le procedure applicabili presso il GSE, comprese le modalità di dimostrazione del corretto trattamento e l’eventuale adesione a un Sistema Collettivo.

    È possibile richiedere un sopralluogo prima della dismissione?

    Sì. Quando necessario, Arcobaleno Servizi Ambientali effettua un sopralluogo gratuito per valutare quantità, accessibilità, modalità di confezionamento e organizzazione del ritiro.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari

    Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2026

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  • Categoria 2-quater Albo Gestori Ambientali: nuove regole per i professionisti manutentori

    Dal 15 ottobre 2026 entra in vigore la nuova categoria 2-quater dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, dedicata ai liberi professionisti che, durante determinate attività manutentive, producono rifiuti non pericolosi e hanno necessità di trasportarli personalmente.

    La novità interessa una particolare categoria di lavoratori che, pur non essendo organizzati in forma di impresa, può produrre rifiuti durante interventi eseguiti presso clienti, edifici, impianti o cantieri. Fino a oggi l’accesso all’Albo era strutturato principalmente intorno a imprese ed enti; la nuova disciplina introduce invece una modalità specifica per i professionisti iscritti a un albo professionale.

    La categoria 2-quater non costituisce però un’autorizzazione generalizzata al trasporto dei rifiuti. È utilizzabile esclusivamente entro limiti precisi, che devono essere verificati prima di presentare la domanda e prima di organizzare qualsiasi trasporto.

    Cos’è la categoria 2-quater dell’Albo Gestori Ambientali

    La categoria 2-quater è stata istituita con la Deliberazione del Comitato nazionale dell’Albo n. 4 del 22 luglio 2026.

    Possono richiedere l’iscrizione i liberi professionisti iscritti a un albo professionale che:

    • svolgono attività manutentive espressamente previste dal proprio ordinamento professionale;
    • producono, nello svolgimento di tali attività, rifiuti non pericolosi;
    • devono raccogliere e trasportare esclusivamente i rifiuti prodotti direttamente da loro;
    • utilizzano uno o più veicoli nella propria disponibilità.

    Non basta, quindi, essere titolari di partita IVA o svolgere genericamente lavori tecnici. L’attività di manutenzione deve essere prevista dall’ordinamento dell’albo professionale di appartenenza e deve essere direttamente collegata all’esercizio della professione.

    Quali rifiuti possono essere trasportati

    L’iscrizione nella categoria 2-quater Albo Gestori Ambientali consente di trasportare solamente:

    • rifiuti prodotti dallo stesso professionista;
    • rifiuti derivanti dalla specifica attività manutentiva dichiarata;
    • rifiuti classificati come non pericolosi;
    • rifiuti identificati dai codici EER inseriti nel provvedimento di iscrizione;
    • rifiuti trasportati con i veicoli autorizzati.

    La categoria non permette di raccogliere i rifiuti prodotti dal cliente, da un’impresa esecutrice o da altri professionisti. Il soggetto iscritto deve essere il produttore dei rifiuti e deve poter dimostrare il collegamento tra il materiale trasportato e l’attività manutentiva svolta.

    È inoltre espressamente escluso il trasporto di rifiuti pericolosi. Se un intervento genera anche componenti, sostanze o materiali classificati come pericolosi, questi non potranno essere trasportati utilizzando la categoria 2-quater.

    Categoria 2-quater e categoria 2-bis: quali differenze ci sono

    La categoria 2-quater non deve essere confusa con la categoria 2-bis.

    La categoria 2-bis riguarda imprese ed enti che trasportano i propri rifiuti, compresi, entro determinati limiti, alcuni rifiuti pericolosi. La categoria 2-quater è invece riservata ai liberi professionisti iscritti in albi professionali e riguarda esclusivamente rifiuti non pericolosi prodotti durante attività manutentive previste dai rispettivi ordinamenti.

    Le principali differenze riguardano quindi:

    • la natura del soggetto che richiede l’iscrizione;
    • il tipo di attività da cui derivano i rifiuti;
    • l’impossibilità, per la categoria 2-quater, di trasportare rifiuti pericolosi;
    • la necessità di dimostrare il collegamento con l’ordinamento professionale.

    L’esatta categoria di iscrizione non può essere scelta soltanto in base alla presenza di un veicolo o alla quantità di rifiuti trasportati. Occorre analizzare la forma giuridica, l’attività effettivamente svolta e chi assume il ruolo di produttore del rifiuto.

    Requisiti per iscriversi alla categoria 2-quater

    Il professionista deve presentare la domanda alla Sezione regionale o provinciale dell’Albo competente per il territorio nel quale risiede.

    Al momento dell’iscrizione dovrà attestare:

    • i propri dati anagrafici;
    • l’iscrizione attiva e non sospesa all’albo professionale;
    • le attività manutentive previste dall’ordinamento professionale;
    • le tipologie di rifiuti non pericolosi da trasportare;
    • i relativi codici EER;
    • gli estremi identificativi e l’idoneità dei veicoli;
    • la conformità dei mezzi alla disciplina sull’autotrasporto di cose.

    Devono inoltre essere trasmesse le carte di circolazione dei veicoli e, qualora questi non siano di proprietà del professionista, il titolo che ne dimostri la legittima disponibilità.

    È previsto un contributo annuo di 50 euro, oltre ai diritti di segreteria. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni.

    Obblighi durante il trasporto dei rifiuti da manutenzione

    L’iscrizione all’Albo rappresenta soltanto uno degli adempimenti necessari. Il professionista deve comunque rispettare tutte le disposizioni applicabili alla classificazione, al deposito, al trasporto e alla tracciabilità dei rifiuti.

    In particolare, dovrà verificare che:

    • il codice EER attribuito sia coerente con origine e caratteristiche del rifiuto;
    • il rifiuto sia effettivamente non pericoloso;
    • i contenitori siano resistenti, chiusi e idonei;
    • durante il trasporto non avvengano dispersioni, sgocciolamenti o fuoriuscite;
    • il veicolo utilizzato sia quello indicato nel provvedimento;
    • l’impianto di destinazione sia autorizzato a ricevere quello specifico codice EER;
    • la documentazione di tracciabilità sia compilata correttamente.

    Il modello di iscrizione stabilisce inoltre che i rifiuti possano derivare esclusivamente dall’attività manutentiva dichiarata. In caso di mancata accettazione da parte dell’impianto, il produttore deve individuare un’altra destinazione autorizzata oppure riportare i rifiuti al luogo di produzione.

    Gli errori da evitare

    Uno degli errori più rischiosi consiste nel considerare la categoria 2-quater come un’autorizzazione semplificata per trasportare qualsiasi materiale rimosso durante un intervento.

    Non è così. Prima di partire occorre verificare:

    • chi ha materialmente prodotto il rifiuto;
    • se l’attività svolta rientra nell’ordinamento professionale;
    • se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso;
    • se il codice EER compare nell’iscrizione;
    • se il veicolo è autorizzato;
    • se il destinatario può ricevere il rifiuto;
    • quali documenti devono accompagnare il trasporto.

    Particolare attenzione deve essere riservata ai rifiuti con possibile presenza di sostanze pericolose. Un componente apparentemente ordinario può essere contaminato da oli, solventi, prodotti chimici o altre sostanze che ne modificano la classificazione. In questi casi, procedere senza una verifica preventiva può comportare un trasporto non conforme.

    Caso pratico: componenti rimossi durante una manutenzione tecnica

    Un libero professionista iscritto a un albo professionale svolge interventi tecnici e manutentivi presso diversi immobili. Durante un’attività autorizzata dal proprio ordinamento professionale rimuove componenti non pericolosi che diventano rifiuti.

    Il professionista vorrebbe caricare i materiali sul proprio veicolo e portarli direttamente a un impianto di recupero.

    Prima di procedere vengono effettuate quattro verifiche:

    1. l’attività manutentiva è effettivamente prevista dall’ordinamento professionale;
    2. il professionista risulta produttore dei rifiuti;
    3. i materiali sono classificati come non pericolosi;
    4. i codici EER e il veicolo sono inseriti nell’iscrizione alla categoria 2-quater.

    Dall’esame emerge però anche una piccola quantità di materiale contaminato da una sostanza pericolosa. Tale rifiuto viene separato e non viene caricato sul veicolo del professionista, perché la categoria 2-quater non ne permette il trasporto.

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza quindi il ritiro del rifiuto pericoloso, verifica la destinazione impiantistica e coordina la documentazione. Il professionista può invece gestire autonomamente, nei limiti della propria iscrizione, i soli rifiuti non pericolosi autorizzati.

    Il caso dimostra che una corretta separazione e classificazione iniziale evita di trasformare una semplificazione operativa in un’irregolarità ambientale.

    Come può supportarti Arcobaleno Servizi Ambientali

    La categoria 2-quater può agevolare alcuni professionisti, ma non elimina la necessità di organizzare correttamente la gestione dei rifiuti.

    Arcobaleno Servizi Ambientali può affiancare professionisti, studi tecnici e aziende nella:

    • verifica preliminare delle tipologie di rifiuto;
    • individuazione dei codici EER;
    • distinzione tra rifiuti pericolosi e non pericolosi;
    • scelta di contenitori idonei;
    • verifica degli impianti di destinazione;
    • organizzazione del ritiro dei rifiuti non trasportabili autonomamente;
    • gestione della documentazione e della tracciabilità;
    • programmazione di servizi periodici o su appuntamento.

    Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno. Dopo la verifica tecnica, l’offerta e l’eventuale omologazione, il servizio può essere programmato concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro. Il metodo operativo è orientato a precisione, conformità normativa e soluzioni costruite sulle esigenze del cliente.

    Devi gestire rifiuti prodotti durante attività di manutenzione? Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per verificare la classificazione dei materiali e richiedere un’offerta per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti che non puoi trasportare autonomamente.

    FAQ sulla categoria 2-quater

    Da quando entra in vigore la categoria 2-quater?

    Le Deliberazioni n. 4 e n. 5 del 22 luglio 2026 entrano in vigore il 15 ottobre 2026. Da quella data diventa operativa la nuova disciplina dell’iscrizione.

    Tutti i professionisti con partita IVA possono iscriversi?

    No. L’iscrizione è riservata ai liberi professionisti iscritti a un albo professionale il cui ordinamento preveda espressamente lo svolgimento di attività manutentive connesse alla professione.

    Con la categoria 2-quater si possono trasportare rifiuti pericolosi?

    No. La Deliberazione n. 4 esclude espressamente il trasporto di rifiuti pericolosi.

    Si possono trasportare i rifiuti prodotti dal cliente?

    No. La categoria riguarda esclusivamente i rifiuti prodotti dal professionista durante la propria attività manutentiva. Non autorizza la raccolta e il trasporto di rifiuti prodotti da terzi.

    È possibile utilizzare qualsiasi veicolo?

    No. I veicoli devono essere nella legittima disponibilità del professionista, risultare idonei e comparire nel provvedimento di iscrizione.

    Quanto dura l’iscrizione?

    L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni. È inoltre previsto un contributo annuale di 50 euro, oltre ai diritti di segreteria.

    L’iscrizione sostituisce il formulario e gli altri obblighi ambientali?

    No. L’iscrizione autorizza il trasporto entro i limiti indicati, ma non sostituisce gli obblighi di classificazione, tracciabilità, corretta destinazione e documentazione previsti dalla normativa.

    Cosa fare quando un intervento produce sia rifiuti pericolosi sia non pericolosi?

    Le due tipologie devono essere identificate e separate. I rifiuti pericolosi non possono essere trasportati in categoria 2-quater e devono essere affidati a trasportatori autorizzati per la categoria e i codici EER pertinenti.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari

    Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2026

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  • App FIR digitale RENTRI: telefoni compatibili e controlli da fare prima del 16 settembre 2026

    Dal 16 settembre 2026, per i soggetti iscritti al RENTRI, la gestione del Formulario di identificazione dei rifiuti entra definitivamente nella fase digitale. Fino al 15 settembre 2026 il produttore o detentore può ancora scegliere di emettere il FIR in formato cartaceo; dal giorno successivo, invece, il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori interessati. La modalità scelta dal produttore determina inoltre quella che deve essere utilizzata da tutta la filiera: produttore, trasportatore e destinatario devono gestire il formulario nello stesso formato.

    Per evitare blocchi durante il ritiro, non basta installare l’App FIR digitale RENTRI pochi giorni prima della scadenza. Occorre verificare che i telefoni siano compatibili, configurare correttamente i dispositivi, abilitare le autorizzazioni necessarie e soprattutto effettuare prove operative reali.

    Quali telefoni sono compatibili con l’App FIR digitale RENTRI

    A partire dall’aggiornamento del 5 agosto 2026, l’applicazione ufficiale è supportata esclusivamente sui dispositivi dotati di:

    • Android 10 o versione successiva;
    • iOS 16 o versione successiva.

    L’app deve essere scaricata esclusivamente dagli store ufficiali, cioè Google Play Store e Apple App Store. Le versioni precedenti dei sistemi operativi potrebbero non consentire l’installazione oppure potrebbero causare problemi di funzionamento e prestazioni.

    Non esiste quindi un elenco limitato a specifiche marche o modelli. Possono essere utilizzati smartphone Samsung, Apple, Xiaomi, Oppo, Motorola e di altri produttori, purché rispettino i requisiti tecnici richiesti.

    Attenzione, però: avere Android 10 o iOS 16 non garantisce da solo la piena compatibilità.

    Il dispositivo dovrebbe essere ancora ufficialmente supportato dal produttore, disporre dei servizi Apple o Google aggiornati e non presentare modifiche non ufficiali, come root, jailbreak o ROM personalizzate. Il RENTRI consiglia inoltre almeno 3 GB di memoria RAM, 2 GB di spazio libero e una connessione dati stabile.

    Come controllare la versione del sistema operativo

    Prima di assegnare uno smartphone a un autista o a un operatore, è opportuno verificare la versione effettivamente installata.

    Su Android il percorso può variare leggermente, ma in genere si trova in:

    Impostazioni → Informazioni sul telefono → Versione Android

    Su iPhone:

    Impostazioni → Generali → Info → Versione iOS

    Non è sufficiente sapere che il telefono può teoricamente essere aggiornato. L’aggiornamento deve essere realmente installato e l’App RENTRI deve aprirsi correttamente dopo l’installazione.

    Quando un apparecchio non può essere aggiornato almeno ad Android 10 o iOS 16, deve essere sostituito prima di essere destinato alla gestione del FIR digitale.

    Requisiti tecnici da controllare oltre al sistema operativo

    Per utilizzare correttamente l’App FIR digitale RENTRI, devono essere abilitate alcune funzioni del telefono:

    • notifiche;
    • accesso alla fotocamera, necessario anche per la lettura dei QR code;
    • controlli biometrici;
    • sincronizzazione automatica di data, ora e fuso orario;
    • accesso al file system sui dispositivi Android;
    • connessione Wi-Fi o dati mobili affidabile.

    Questi requisiti risultano espressamente indicati nel supporto tecnico RENTRI.

    È inoltre prudente controllare:

    • stato della batteria;
    • funzionamento della fotocamera;
    • disponibilità di un caricabatterie da veicolo;
    • spazio libero sufficiente;
    • piano dati attivo;
    • corretto funzionamento di PIN, impronta digitale o riconoscimento biometrico;
    • possibilità di ricevere le notifiche anche quando l’app non è aperta.

    Un telefono formalmente compatibile, ma con batteria deteriorata, memoria piena o traffico dati esaurito, può comunque diventare inutilizzabile nel momento del ritiro.

    Installare l’app non basta: il dispositivo deve essere abilitato

    L’applicazione viene utilizzata dalle persone fisiche che operano per conto di produttori, trasportatori e destinatari per compilare, integrare, gestire e firmare il FIR digitale.

    Il rappresentante dell’operatore, o un soggetto incaricato, deve accedere all’Area Operatori RENTRI e utilizzare la sezione dedicata alla gestione dei dispositivi mobili. Da qui può abilitare e amministrare i telefoni sui quali l’app è installata e, quando necessario, procedere all’emissione del certificato di firma remota RENTRI.

    Il controllo, quindi, deve riguardare tre livelli distinti:

    1. compatibilità tecnica dello smartphone;
    2. installazione e aggiornamento dell’app;
    3. corretta associazione del dispositivo all’operatore e all’unità locale interessata.

    Consegnare semplicemente un telefono aziendale all’autista, senza completarne la configurazione, non è sufficiente.

    La checklist da completare prima del 16 settembre 2026

    Ogni impresa dovrebbe effettuare una verifica strutturata su tutti i dispositivi destinati alla gestione dei formulari.

    Per ciascun telefono è opportuno controllare:

    • sistema operativo e disponibilità degli aggiornamenti;
    • installazione dell’ultima versione dell’app;
    • accesso con l’utente autorizzato;
    • corretta associazione all’operatore;
    • funzionamento della fotocamera e lettura QR code;
    • autorizzazioni dell’app;
    • PIN e sistemi biometrici;
    • connessione mobile;
    • batteria e caricatore;
    • capacità di visualizzare, integrare e firmare un xFIR;
    • conoscenza delle procedure in caso di mancanza di rete.

    Il RENTRI ha previsto specifiche modalità operative anche per i casi di indisponibilità temporanea della connettività, dei servizi di autenticazione o della piattaforma. Queste procedure devono essere conosciute prima dell’emergenza e non improvvisate durante il trasporto.

    Effettuare una simulazione completa del FIR digitale

    La prova migliore non consiste nell’aprire semplicemente l’applicazione.

    È consigliabile simulare l’intero flusso operativo:

    1. predisposizione del FIR da parte del produttore;
    2. consultazione sul dispositivo mobile;
    3. integrazione dei dati da parte del trasportatore;
    4. apposizione delle firme previste;
    5. gestione del formulario durante il viaggio;
    6. accettazione da parte del destinatario;
    7. restituzione della copia completa;
    8. trasmissione dei dati al RENTRI, quando dovuta.

    I servizi di supporto RENTRI consentono infatti di creare, compilare, integrare e firmare il FIR digitale tramite applicazione web e app mobile.

    Una prova effettuata con ufficio, autista e impianto consente di scoprire in anticipo credenziali mancanti, telefoni non associati, autorizzazioni disabilitate o personale non adeguatamente formato.

    Caso pratico: telefoni compatibili, ma dispositivi non configurati

    Un’azienda manifatturiera aveva acquistato quattro nuovi smartphone Android da assegnare agli addetti alla logistica. I telefoni utilizzavano Android 14 e risultavano quindi pienamente compatibili con l’App FIR digitale RENTRI.

    Durante una simulazione, però, emersero tre criticità: un dispositivo non era stato associato all’unità locale, su due telefoni l’accesso alla fotocamera era disabilitato e nessun autista aveva ancora effettuato una prova completa di firma e presa in carico del formulario.

    Dal punto di vista dell’acquisto hardware, l’azienda si considerava pronta. Dal punto di vista operativo, invece, il primo ritiro digitale avrebbe potuto subire un blocco.

    È stato quindi predisposto un controllo dispositivo per dispositivo, completata l’abilitazione nell’Area Operatori e organizzata una simulazione. La verifica anticipata da parte di Arcobaleno ha trasformato quattro telefoni teoricamente compatibili in quattro strumenti realmente utilizzabili.

    Come Arcobaleno supporta le aziende nel passaggio al FIR digitale

    La gestione digitale non riguarda soltanto il telefono dell’autista. Coinvolge procedure interne, responsabilità, trasportatori, impianti, utenti autorizzati e coerenza dei dati inseriti.

    Arcobaleno Servizi Ambientali affianca le aziende nella gestione documentale e normativa dei rifiuti, compresi RENTRI, registri, formulari e conservazione digitale, con soluzioni costruite sulle effettive esigenze operative del cliente.

    Prima dell’entrata a regime è possibile verificare il flusso utilizzato dall’azienda, individuare i punti critici e coordinare la gestione documentale con il servizio di raccolta, trasporto e conferimento.

    Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per verificare l’organizzazione della tua azienda e preparare correttamente la gestione del FIR digitale prima del 16 settembre 2026.

    FAQ sull’App FIR digitale RENTRI

    Qual è la versione minima di Android richiesta?

    Dal 5 agosto 2026 l’app è supportata su dispositivi con Android 10 o versioni successive. È comunque preferibile utilizzare un telefono ancora aggiornato e supportato dal produttore.

    Qual è la versione minima richiesta per iPhone?

    È necessario avere almeno iOS 16. Gli iPhone che non possono essere aggiornati a questa versione non rispettano i requisiti minimi comunicati dal RENTRI.

    Bastano 3 GB di RAM?

    Tre GB rappresentano il requisito hardware minimo consigliato. Devono essere presenti anche almeno 2 GB di spazio libero, servizi di sistema aggiornati e una connessione dati stabile.

    L’autista può usare il proprio telefono personale?

    Tecnicamente il telefono può essere personale, purché compatibile e correttamente configurato. L’impresa deve però valutare sicurezza, controllo del dispositivo, continuità operativa, protezione dei dati e possibilità di intervenire in caso di sostituzione o cessazione del rapporto.

    È possibile utilizzare l’app senza fotocamera?

    La fotocamera deve essere funzionante e autorizzata, perché l’app può utilizzarla per la lettura dei QR code. Disabilitarne l’accesso può impedire il completo utilizzo delle funzioni previste.

    Cosa succede quando manca la connessione Internet?

    Sono previste modalità operative specifiche per l’indisponibilità temporanea della connettività, dei servizi di autenticazione o del sistema RENTRI. L’azienda deve conoscere e testare preventivamente queste procedure.

    Fino a quando è possibile utilizzare il FIR cartaceo?

    Il FIR cartaceo può essere emesso in alternativa al digitale fino al 15 settembre 2026. Dal 16 settembre 2026, per gli iscritti al RENTRI interessati dall’obbligo, il FIR deve essere gestito in formato digitale.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari

    Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2026

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