Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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Le caratteristiche di pericolo dei rifiuti, identificate dalle sigle da HP1 a HP15, descrivono le proprietà che possono rendere un rifiuto pericoloso: dall'infiammabilità alla corrosività, dalla tossicità all'ecotossicità.
Conoscerle non è un aspetto puramente formale. La corretta classificazione incide sulla gestione concreta del rifiuto, sulla documentazione, sul confezionamento, sulla scelta degli operatori e degli impianti di destino e, quando applicabile, sulle condizioni di trasporto.
Il quadro di riferimento europeo è costituito in particolare dall'Allegato III della direttiva 2008/98/CE, modificato dal Regolamento (UE) n. 1357/2014; per HP14 è intervenuto successivamente il Regolamento (UE) 2017/997.
Le HP sono le 15 caratteristiche attraverso le quali viene valutata la pericolosità di un rifiuto. Non devono essere confuse con le indicazioni di pericolo “H” utilizzate dalla normativa CLP per sostanze e miscele: queste ultime possono però essere utilizzate, insieme alla concentrazione delle sostanze presenti, nella valutazione delle HP.
La Commissione Europea dedica agli HP1-HP15 un'intera sezione dei propri Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti, indicando procedure di calcolo, prove e criteri di valutazione.
| Codice | Caratteristica | In termini semplici |
|---|---|---|
| HP1 | Esplosivo | Rifiuto che può produrre una reazione esplosiva o sviluppare gas con pressione e velocità tali da provocare danni |
| HP2 | Comburente | Può provocare o favorire la combustione di altri materiali |
| HP3 | Infiammabile | Comprende rifiuti liquidi, solidi o gassosi che possono incendiarsi nelle condizioni previste dalla normativa |
| HP4 | Irritante | Può provocare irritazione cutanea o lesioni oculari |
| HP5 | Tossicità specifica per organi bersaglio / tossicità per aspirazione | Può provocare effetti tossici su determinati organi o essere pericoloso in caso di aspirazione |
| HP6 | Tossicità acuta | Può provocare effetti tossici acuti per ingestione, inalazione o contatto |
| HP7 | Cancerogeno | Può provocare il cancro o aumentarne l'incidenza |
| HP8 | Corrosivo | Può causare corrosione cutanea |
| HP9 | Infettivo | Contiene microrganismi vitali o loro tossine che possono causare malattie |
| HP10 | Tossico per la riproduzione | Può compromettere la funzione riproduttiva o lo sviluppo della progenie |
| HP11 | Mutageno | Può provocare mutazioni genetiche |
| HP12 | Liberazione di gas a tossicità acuta | Può liberare gas tossici a contatto, ad esempio, con acqua o acidi |
| HP13 | Sensibilizzante | Può provocare sensibilizzazione cutanea o respiratoria |
| HP14 | Ecotossico | Presenta o può presentare rischi immediati o differiti per l'ambiente |
| HP15 | Può manifestare successivamente una caratteristica di pericolo | Il rifiuto non presenta direttamente una delle precedenti caratteristiche, ma può svilupparla successivamente |
La terminologia deriva dall'Allegato III della direttiva quadro sui rifiuti e dagli orientamenti della Commissione Europea. Per HP14 – Ecotossico valgono gli specifici criteri introdotti dal Regolamento (UE) 2017/997.
La corretta attribuzione del codice EER e delle caratteristiche di pericolo è responsabilità del produttore del rifiuto.
L'articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che la corretta attribuzione dei codici e delle caratteristiche di pericolo debba essere effettuata dal produttore sulla base delle Linee Guida predisposte dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente.
Questo rende particolarmente importante evitare classificazioni basate esclusivamente sull'aspetto del materiale o sull'esperienza empirica.
La classificazione dei rifiuti pericolosi richiede innanzitutto di conoscere origine, processo produttivo e composizione del rifiuto.
A seconda del caso possono essere utilizzati:
Gli Orientamenti tecnici della Commissione precisano infatti che occorre acquisire una conoscenza sufficiente della composizione del rifiuto per poter applicare i criteri di calcolo o le prove previste. Inoltre, non esistono test diretti applicabili indistintamente a tutte le caratteristiche di pericolo.
La sola SDS del prodotto originario, quindi, può rappresentare una fonte preziosa di informazioni, ma non equivale automaticamente alla classificazione del rifiuto, la cui composizione potrebbe essere cambiata durante il processo produttivo.
Un errore nella classificazione può ripercuotersi su tutta la filiera.
Una caratteristica di pericolo non correttamente individuata può comportare problemi nella scelta del contenitore, nell'etichettatura, nell'omologazione presso l'impianto, nella documentazione o nelle verifiche relative al trasporto.
La classificazione deve quindi precedere l'organizzazione dello smaltimento, non essere ricostruita frettolosamente quando il mezzo è già arrivato per effettuare il ritiro.
Le Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti, approvate con Delibera n. 105/2021 e successivo decreto ministeriale, propongono proprio un procedimento progressivo: individuazione della voce EER, acquisizione delle conoscenze sulla composizione e verifica dell'eventuale presenza di una o più caratteristiche HP1-HP15.
Un esempio concreto riguarda un cliente operante nella produzione di componenti elettroniche, attività nella quale possono originarsi numerosi flussi differenti: scarti di lavorazione, componentistica elettronica non conforme, solventi e prodotti utilizzati nelle lavorazioni, materiali assorbenti contaminati, imballaggi, metalli, plastiche e altri residui di produzione.
In questo caso ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali svolge il ruolo di interlocutore unico per lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti dallo stabilimento, pericolosi e non pericolosi.
Il vantaggio operativo è soprattutto nella gestione coordinata dei diversi flussi. Per i rifiuti che richiedono particolare attenzione vengono esaminate origine, documentazione tecnica, possibile presenza di sostanze pericolose, codice EER e relative HP; quando necessario vengono organizzate le analisi e l'omologazione presso l'impianto di destino.
Un unico interlocutore permette inoltre di avere una visione complessiva dei rifiuti prodotti, individuando criticità nella separazione dei flussi, nel deposito temporaneo e nella programmazione periodica dei ritiri.
La gestione parte dalla conoscenza del rifiuto, non dal semplice ritiro.
A seconda della complessità, ARC Ambiente può acquisire fotografie, schede di sicurezza, informazioni sul processo produttivo e analisi disponibili; effettuare un sopralluogo gratuito quando utile; verificare codice EER e caratteristiche di pericolo; coordinare eventuali analisi e omologazione; individuare trasportatore e impianto autorizzati e organizzare la documentazione necessaria.
Una volta completata l'omologazione, Arcobaleno può programmare il ritiro su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa ed eseguendo normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione. Il supporto può estendersi anche a registri, RENTRI, formulari, conservazione digitale e MUD, in funzione delle esigenze del cliente.
L'obiettivo è trasformare una materia tecnicamente complessa come la classificazione dei rifiuti in un processo controllato, documentato e verificabile.
Se devi smaltire un rifiuto e hai dubbi sul codice EER, sulle caratteristiche di pericolo HP, sulle analisi necessarie o sull'impianto di destino, puoi inviare ad ARC Ambiente le informazioni disponibili sul materiale.
Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali e richiedi un'offerta: valuteremo il rifiuto e organizzeremo la soluzione di raccolta, trasporto e smaltimento più adatta alle esigenze della tua azienda.
Sì. Le caratteristiche HP identificano le proprietà di pericolo possedute dal rifiuto e devono essere individuate anche ai fini della sua corretta gestione.
Il codice EER identifica la tipologia di rifiuto in funzione principalmente dell'origine e del processo che lo ha generato. Le HP descrivono invece le caratteristiche di pericolo possedute dal rifiuto. Sono quindi informazioni differenti e complementari.
No. Le indicazioni H appartengono alla classificazione CLP delle sostanze e delle miscele. Le HP1-HP15 sono le caratteristiche di pericolo previste dalla normativa sui rifiuti. Le indicazioni H delle sostanze presenti sono però utilizzate in molti criteri per determinare le HP.
Non sempre. La SDS può fornire informazioni essenziali sui prodotti utilizzati nel processo, ma il rifiuto può avere una composizione differente rispetto al prodotto originario. In alcuni casi sono necessarie ulteriori informazioni o analisi.
Le analisi possono essere necessarie quando la composizione non è sufficientemente conosciuta, in presenza di voci specchio, per verificare determinate sostanze o quando richieste ai fini dell'omologazione dell'impianto. Il piano analitico deve essere costruito sul rifiuto specifico e non applicato indiscriminatamente.
HP14 identifica un rifiuto ecotossico, cioè un rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali. I relativi criteri sono disciplinati dal Regolamento (UE) 2017/997.
La corretta attribuzione del codice EER e delle caratteristiche di pericolo è in capo al produttore del rifiuto, che può naturalmente avvalersi di laboratori, consulenti e operatori ambientali qualificati per acquisire gli elementi tecnici necessari.
Fonti istituzionali principali: D.Lgs. 152/2006; Regolamento (UE) n. 1357/2014; Regolamento (UE) 2017/997; Commissione Europea, Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti 2018/C 124/01; Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti, Delibera n. 105/2021.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026
Lo smaltimento dei rifiuti speciali a Varese e provincia interessa uno dei territori a maggiore vocazione industriale della Lombardia. Metalmeccanica, tessile, chimica e farmaceutica, gomma e materie plastiche, elettronica, aerospazio, logistica e costruzioni convivono in un sistema produttivo estremamente diversificato.
Secondo i dati dell'Osservatorio economico della Camera di Commercio di Varese, nel secondo trimestre 2026 risultano 57.012 imprese attive in provincia, di cui 6.820 nel manifatturiero e oltre 10.000 nelle costruzioni. All'interno della sola manifattura emergono in particolare i prodotti in metallo, i macchinari e le apparecchiature, il tessile-abbigliamento e il comparto gomma-plastica.
La vocazione produttiva del territorio è particolarmente marcata: la Camera di Commercio colloca Varese tra le province italiane con maggiore densità manifatturiera, mentre Confindustria Varese definisce il territorio un vero “multidistretto produttivo”, nel quale convivono filiere diverse ma fortemente integrate.
Una struttura economica di questo tipo genera inevitabilmente rifiuti molto differenti tra loro. Per questo la gestione dei rifiuti aziendali a Varese non può essere ridotta al semplice ritiro: occorre identificare il materiale, classificarlo correttamente, individuare l'impianto autorizzato e coordinare trasporto, documentazione e tracciabilità.
La geografia economica provinciale presenta alcune specializzazioni particolarmente riconoscibili.
Nella zona di Busto Arsizio, Gallarate, Cassano Magnago, Samarate e nei comuni della parte meridionale della provincia resta importante la tradizione tessile e dell'abbigliamento. Confindustria Varese evidenzia la presenza del Distretto dell'abbigliamento Gallaratese e di aziende attive nelle diverse fasi della filiera, dalla tessitura alla tintoria, dalla stampa alla confezione.
La fascia centrale della provincia, che attraversa Varese, presenta invece una forte concentrazione metalmeccanica. Tra le specializzazioni figurano macchine utensili, lavorazioni meccaniche, elettromeccanica, carpenteria, minuteria metallica, meccanica di precisione e macchinari destinati anche alla lavorazione delle materie plastiche.
Nelle aree di Saronno, Tradate e della parte sud-orientale del Varesotto sono storicamente presenti anche attività chimiche, farmaceutiche, della gomma e delle materie plastiche. Il territorio di Somma Lombardo, Ferno, Cardano al Campo, Lonate Pozzolo e Malpensa presenta inoltre una componente rilevante collegata a trasporti, logistica e filiere aeronautiche.
Più a nord, verso Luino, Laveno Mombello e il Lago Maggiore, industria e artigianato si affiancano invece maggiormente a commercio, servizi e attività turistiche.
Settori produttivi differenti generano flussi di rifiuto altrettanto differenti. La tabella seguente riassume alcuni dei più frequenti.
| Settore | Aree e attività caratteristiche | Rifiuti speciali ricorrenti |
|---|---|---|
| Metalmeccanica e meccanica | Varese, Valle dell'Arno, fascia centrale | Trucioli e sfridi metallici, emulsioni, oli esausti, fanghi, filtri, assorbenti contaminati |
| Tessile e abbigliamento | Gallarate, Busto Arsizio e sud provincia | Sfridi tessili, filtri, fanghi, coloranti, detergenti, solventi, imballaggi contaminati |
| Gomma e materie plastiche | Tradate, Saronnese e aree industriali provinciali | Scarti plastici, resine, polveri, additivi, solventi, imballaggi e materiali contaminati |
| Chimico e farmaceutico | Diversi poli produttivi provinciali | Reagenti, solventi, acidi, basi, prodotti fuori specifica, fanghi e contenitori contaminati |
| Elettronica ed elettromeccanica | Varese e fascia industriale centrale | RAEE, schede, cavi, batterie, componenti elettronici e materiali da manutenzione |
| Logistica e attività produttive | Area Malpensa e sud provincia | Imballaggi, pallet, film plastici, RAEE, batterie, oli e rifiuti di manutenzione |
| Edilizia e manutenzione | Tutta la provincia | Inerti, legno, metalli, cartongesso, isolanti, guaine, vernici, adesivi e materiali contaminati |
La presenza di un rifiuto in questa tabella non determina automaticamente il suo codice EER né la sua pericolosità. Occorre conoscere il processo che lo ha prodotto, le materie prime utilizzate, la composizione e, quando necessario, disporre di schede di sicurezza o analisi di caratterizzazione.
In molti casi, inoltre, il percorso corretto non è lo smaltimento finale ma il recupero del rifiuto, quando tecnicamente e normativamente possibile.
Tornitura, fresatura, rettifica, carpenteria e manutenzione di macchinari possono generare rifiuti estremamente diversi: dal truciolo metallico recuperabile alle emulsioni oleose, fino a fanghi, morchie, oli lubrificanti, filtri e assorbenti contaminati.
Separare correttamente i diversi flussi è fondamentale. Un metallo pulito può seguire una filiera di recupero completamente diversa rispetto allo stesso materiale contaminato da oli o sostanze pericolose.
Il Varesotto conserva una delle più importanti tradizioni tessili lombarde. Oltre agli sfridi di tessuto e fibra, le lavorazioni possono produrre fanghi, prodotti chimici, coloranti, solventi, detergenti, filtri e imballaggi contaminati.
Le esigenze cambiano notevolmente tra una semplice attività di confezione e un'azienda che svolge tintura, stampa o trattamenti di nobilitazione: anche in questo caso la classificazione deve partire dal processo produttivo effettivo.
Il comparto gomma e materie plastiche rappresenta una delle specializzazioni del sistema industriale varesino, insieme al chimico-farmaceutico. Confindustria Varese lo individua espressamente tra i settori maggiormente rappresentativi della provincia.
La produzione può generare sfridi e scarti plastici, polveri, resine, additivi, prodotti fuori specifica, materiali filtranti, acque di lavaggio, solventi e contenitori contaminati. La possibilità di recuperare alcune frazioni dipende dalle caratteristiche effettive del materiale e dal grado di contaminazione.
La gestione corretta non termina quando il mezzo lascia lo stabilimento.
Il quadro normativo previsto dal D.Lgs. 152/2006 e dal sistema RENTRI attribuisce particolare importanza alla tracciabilità. Il RENTRI è il sistema nazionale gestito dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica per la digitalizzazione degli adempimenti relativi alla movimentazione dei rifiuti e ai registri cronologici di carico e scarico.
Per le imprese soggette agli obblighi, quindi, occorre coordinare correttamente registri, RENTRI, formulari e conservazione digitale.
A questi adempimenti si aggiunge, per i soggetti obbligati, il MUD, la dichiarazione annuale con cui vengono comunicati i quantitativi e le tipologie di rifiuti prodotti o gestiti nell'anno precedente.
Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali operante nella produzione di materie plastiche, caratterizzato dalla presenza continuativa di differenti flussi di rifiuti, sia pericolosi sia non pericolosi.
In questo caso il problema non consisteva semplicemente nel trovare, di volta in volta, qualcuno che ritirasse i materiali.
L'esigenza dell'azienda era avere un unico interlocutore per l'intera gestione ambientale dei rifiuti.
Arcobaleno è quindi diventata il punto di riferimento del cliente per:
Il vantaggio organizzativo è rilevante: invece di separare la gestione operativa dei rifiuti dagli adempimenti amministrativi e dalla tracciabilità digitale, l'azienda può coordinare tutto attraverso un unico referente ambientale.
Registri, movimentazioni, documentazione e dichiarazione annuale vengono così gestiti all'interno dello stesso processo organizzativo, riducendo frammentazioni e possibilità di errore.
Per un'azienda della provincia di Varese il Metodo Arcobaleno può comprendere:
Durante i sopralluoghi Arcobaleno può utilizzare un'applicazione proprietaria per raccogliere fotografie e informazioni tecniche direttamente sul campo. Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria indicativa ed è normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa conclusione dell'omologazione del rifiuto.
L'obiettivo non è semplicemente portare via il materiale, ma costruire una soluzione che tenga insieme rifiuto, impianto, trasporto, documentazione e organizzazione aziendale.
Che si tratti di un'azienda metalmeccanica a Varese, di un'impresa tessile tra Busto Arsizio e Gallarate, di un produttore di materie plastiche nell'area di Tradate, di un'attività industriale a Saronno o di un'impresa della zona di Malpensa, il punto di partenza è sempre lo stesso: capire esattamente quale rifiuto deve essere gestito e come viene prodotto.
Per richiedere un preventivo sono utili fotografie, quantità indicative, descrizione del processo produttivo, codice EER se già disponibile, stato fisico, modalità di deposito ed eventuali schede di sicurezza o analisi.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un'offerta per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti speciali a Varese e provincia, oppure per valutare un servizio continuativo che comprenda anche gestione documentale, RENTRI, registri, conservazione digitale e MUD.
Dipende dal comparto produttivo. Nella metalmeccanica sono comuni trucioli, emulsioni, oli e fanghi; nel tessile sfridi, filtri e residui chimici; nella plastica resine, scarti di processo e materiali contaminati; nella chimica solventi, reagenti, acidi, basi e prodotti fuori specifica.
Il servizio può essere organizzato nei diversi comuni della provincia, tra cui Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, Tradate, Cassano Magnago, Samarate, Somma Lombardo, Sesto Calende, Luino, Laveno Mombello e comuni limitrofi, previa valutazione tecnica del rifiuto.
No. Per alcuni rifiuti origine, processo produttivo e documentazione disponibile permettono di effettuare la caratterizzazione necessaria. In altri casi la composizione del materiale o le richieste dell'impianto rendono necessarie specifiche analisi.
Sì. Arcobaleno può affiancare le aziende nella gestione dei registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, documentazione ambientale e conservazione digitale, costruendo il servizio in funzione degli obblighi applicabili alla singola impresa.
Sì. Per i clienti che scelgono un servizio di gestione ambientale continuativa, Arcobaleno può occuparsi anche della predisposizione del MUD annuale, sulla base delle movimentazioni e dei dati relativi ai rifiuti prodotti.
Dopo la verifica tecnica e la necessaria omologazione, Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa e programma normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
È utile fornire fotografie, quantità o volumi indicativi, descrizione del materiale e del processo che lo ha generato, indirizzo del ritiro, modalità di stoccaggio, eventuale codice EER e, se disponibili, schede di sicurezza e analisi.
I dati economici e territoriali utilizzati nell'articolo provengono principalmente dalla Camera di Commercio di Varese e dall'Osservatorio economico OsserVa, che pubblicano dati aggiornati sulle imprese e sui comparti produttivi della provincia.
Per le specializzazioni manifatturiere e la struttura multidistrettuale sono stati utilizzati gli approfondimenti dell'Ufficio Studi di Confindustria Varese.
Per gli aspetti relativi alla tracciabilità e alla digitalizzazione della documentazione il riferimento è il portale ufficiale RENTRI del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Per il MUD il riferimento è Ecocerved, società del sistema delle Camere di Commercio che gestisce le procedure informative relative alla dichiarazione ambientale.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2026
Quando si deve organizzare il ritiro e lo smaltimento di un rifiuto aziendale, conoscere il codice EER non è sufficiente. Occorre sapere anche in quale stato fisico si presenta concretamente il rifiuto: è una polvere? Un materiale solido? Un liquido? Un fango? Ha una consistenza particolarmente viscosa?
Gli stati fisici dei rifiuti hanno conseguenze molto pratiche. Possono cambiare il tipo di contenitore necessario, le modalità di movimentazione e carico, il mezzo più adatto al trasporto, l'eventuale necessità di aspirazione e perfino la possibilità per un determinato impianto di ricevere il rifiuto.
Con l'introduzione dei nuovi modelli collegati al RENTRI, inoltre, la terminologia è cambiata rispetto a quella alla quale molte aziende erano abituate con i precedenti registri e formulari.
Un primo equivoco da evitare è considerare lo stato fisico come sinonimo della classificazione del rifiuto.
Il D.Lgs. 152/2006 distingue i rifiuti, in particolare, in base all'origine tra urbani e speciali e in base alle caratteristiche di pericolosità tra pericolosi e non pericolosi.
Dire che un rifiuto è liquido, solido o fangoso descrive quindi una sua condizione fisica, ma non permette da sola di stabilire se sia pericoloso, quale codice EER debba ricevere o dove possa essere smaltito.
Un liquido può essere pericoloso oppure non pericoloso. Lo stesso vale per un solido, una polvere o un fango.
Per questo la corretta gestione deve tenere insieme diversi elementi: origine del rifiuto, processo produttivo che lo ha generato, composizione, eventuali caratteristiche HP, codice EER, stato fisico e requisiti dell'impianto di destino.
Il campo relativo allo stato fisico del rifiuto è previsto sia nell'ambito del registro cronologico sia nel formulario e deve essere compilato utilizzando la codifica della relativa Tabella 3 delle istruzioni RENTRI. Il Ministero ha aggiornato nel luglio 2026 le modalità di compilazione di registro e FIR con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026.
La classificazione operativa oggi utilizzata è la seguente:
| Codice RENTRI | Stato fisico | Esempi indicativi | Aspetti operativi da valutare |
|---|---|---|---|
| SP | In polvere o pulverulento | Polveri industriali, residui fini, alcune ceneri | Dispersione delle polveri, chiusura dei contenitori, modalità di carico |
| S | Solido | Sfridi, materiali, rottami, imballaggi, componenti fuori uso | Cassoni, pallet, big bag o altri contenitori in funzione del rifiuto |
| VS | Vischioso sciropposo | Resine, colle, vernici dense, residui pastosi | Pompabilità, travaso, pulizia delle attrezzature e scelta dei contenitori |
| FP | Fangoso | Fanghi industriali, fanghi di trattamento, residui semisolidi | Percentuale liquida, pompabilità o palabibilità, tenuta dei contenitori |
| L | Liquido | Acque di processo, emulsioni, soluzioni esauste | Cisterne, IBC o fusti, sistemi di aspirazione e contenimento |
La nuova codifica merita attenzione soprattutto perché non coincide esattamente con la vecchia terminologia dei modelli precedenti, nella quale erano molto diffuse le espressioni “solido pulverulento”, “solido non pulverulento”, “fangoso palabile” e “liquido”.
Il nuovo sistema contempla inoltre una voce specifica, VS – vischioso sciropposo, particolarmente utile per quei rifiuti che non possono essere descritti efficacemente né come liquidi né come fanghi.
Quella dei fanghi è probabilmente la situazione che genera più dubbi.
Nella pratica industriale si continua spesso a utilizzare l'espressione fangoso palabile per indicare un materiale con consistenza sufficiente per essere raccolto o movimentato meccanicamente, mentre altri fanghi hanno una percentuale di acqua molto maggiore e possono essere aspirati.
La differenza non è puramente terminologica. Un rifiuto molto fluido può richiedere una cisterna e un sistema di aspirazione; un fango disidratato può invece essere movimentato con modalità completamente differenti.
Proprio per questo, quando un cliente comunica semplicemente “ho dei fanghi da smaltire”, una valutazione tecnica preliminare può evitare problemi nel giorno del ritiro.
Conoscere correttamente lo stato fisico dei rifiuti permette innanzitutto di scegliere il sistema di raccolta adeguato.
Un errore può significare inviare un automezzo non idoneo, utilizzare un contenitore non adatto oppure scoprire soltanto al momento del ritiro che un materiale descritto come solido contiene invece una quantità significativa di liquido.
Anche l'impianto di destino deve essere verificato preventivamente. Due impianti autorizzati per lo stesso codice EER possono avere condizioni operative, linee di trattamento e procedure di accettazione differenti.
La responsabilità della corretta gestione del rifiuto, inoltre, non si esaurisce semplicemente consegnandolo a un altro soggetto: il D.Lgs. 152/2006 disciplina espressamente le responsabilità del produttore e del detentore lungo la filiera.
Un caso concreto affrontato da ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali presso un'azienda della provincia di Monza mostra bene perché osservare fisicamente il rifiuto prima di programmare il servizio sia importante.
Il cliente doveva smaltire dei fanghi derivanti da una lavorazione metallica. A prima vista si sarebbe potuto parlare semplicemente di “fanghi industriali”, ma il materiale presente nel deposito aveva in realtà subito una netta separazione.
Era presente una fase superiore liquida e una fase inferiore fangosa palabile.
Dal punto di vista operativo, quindi, non si trattava di una massa perfettamente omogenea: le due consistenze richiedevano di essere considerate nella pianificazione delle operazioni di prelievo e movimentazione.
Arcobaleno ha valutato la situazione reale del deposito e organizzato lo smaltimento tenendo conto della presenza delle due fasi, coordinando modalità operative, attrezzature e conferimento con la filiera individuata.
È un esempio significativo perché dimostra un principio spesso trascurato: il nome commerciale o la descrizione generica del rifiuto non sostituiscono l'osservazione delle sue caratteristiche effettive.
Neppure il codice EER, da solo, dice necessariamente se nel serbatoio troveremo un liquido facilmente aspirabile, una sostanza viscosa oppure un deposito fangoso consistente.
La separazione tra una componente liquida e una più densa è relativamente frequente nei rifiuti provenienti da lavorazioni meccaniche, trattamenti superficiali, depurazione, lavaggi industriali e processi che utilizzano emulsioni.
In questi casi è opportuno evitare di decidere autonomamente lo stato fisico basandosi soltanto sull'aspetto dello strato superficiale.
Occorre valutare l'intero contenuto del recipiente o della vasca, verificare eventuali sedimentazioni e stabilire come il materiale sarà effettivamente prelevato e conferito.
A seconda delle condizioni concrete, può essere necessario prevedere modalità operative differenti per le diverse fasi. Ciò non significa automaticamente che esistano due diversi codici EER: la classificazione deve essere valutata sulla base dell'origine e delle caratteristiche del rifiuto, non semplicemente del fatto che questo si sia stratificato.
Quando la descrizione fornita dal cliente non è sufficiente, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare una prima verifica attraverso fotografie, documentazione tecnica e informazioni sul processo produttivo e, quando necessario, organizzare un sopralluogo gratuito.
Vengono quindi valutati classificazione del rifiuto, consistenza effettiva, eventuale necessità di analisi, contenitori presenti, modalità di carico, caratteristiche del mezzo e impianto di destinazione.
Dopo l'omologazione viene programmato il servizio concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e previa conclusione dell'omologazione.
L'obiettivo è semplice: capire cosa c'è realmente da ritirare prima che l'automezzo arrivi dal cliente.
Descrivere correttamente il rifiuto permette di ottenere anche un preventivo più attendibile.
Quando richiedi un'offerta ad ARC Ambiente, invia se possibile fotografie del materiale e del deposito, quantità indicative, codice EER eventualmente già attribuito, analisi disponibili e informazioni sul processo che ha generato il rifiuto.
Se il materiale presenta più fasi, sedimentazioni oppure una consistenza difficile da descrivere, segnalalo: Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la modalità di ritiro e smaltimento più adatta e predisporre una soluzione su misura.
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La Tabella 3 utilizzata per registro e FIR prevede SP – in polvere o pulverulento, S – solido, VS – vischioso sciropposo, FP – fangoso e L – liquido. Il campo deve essere compilato utilizzando la codifica prevista dalle istruzioni RENTRI.
La precedente modulistica utilizzava espressamente la terminologia “fangoso palabile”. Nella nuova codifica RENTRI la voce è FP – Fangoso. La reale consistenza del fango resta però fondamentale dal punto di vista operativo perché determina, ad esempio, se possa essere aspirato oppure debba essere movimentato con sistemi diversi.
No. Lo stato fisico e il codice EER sono informazioni differenti. Il codice EER viene individuato considerando principalmente origine e processo che ha prodotto il rifiuto e, quando necessario, le sue caratteristiche. Due rifiuti con identico stato fisico possono avere codici EER completamente differenti.
No. Essere liquido non significa essere pericoloso. La pericolosità dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dall'eventuale attribuzione delle caratteristiche HP previste dalla normativa.
Il RENTRI ha chiarito un caso particolare: poiché lo stato aeriforme non è presente nella Tabella 3, per questi rifiuti deve essere utilizzata la voce L – Liquido, specificando “aeriforme” nel campo annotazioni.
Sì. Alcuni rifiuti industriali possono sedimentare e presentare più fasi fisicamente distinguibili. In questi casi è opportuno effettuare una valutazione tecnica prima del ritiro per definire correttamente modalità di aspirazione, movimentazione, confezionamento e conferimento. La presenza di due fasi non comporta però automaticamente l'attribuzione di due codici EER distinti.
Sono particolarmente utili fotografie del rifiuto e dei contenitori, quantità, codice EER se disponibile, eventuali analisi o SDS pertinenti, descrizione del processo produttivo e indicazione della consistenza. Per fanghi e materiali stratificati è utile specificare se sono presenti acqua libera, fase liquida, sedimenti o materiale palabile.
Fonti normative e tecniche: D.Lgs. 152/2006, Parte IV; D.M. 4 aprile 2023 n. 59 sul sistema RENTRI; Decreto Direttoriale MASE n. 210 del 31 luglio 2026 e relative istruzioni aggiornate per registro cronologico e FIR; portale ufficiale RENTRI.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026
