Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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I nostri servizi

Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le nostre certificazioni di conformità

Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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Ultime notizie

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  • Smaltimento inchiostri, toner e rifiuti da stampa industriale

    Lo smaltimento di inchiostri, toner liquidi e rifiuti da stampa industriale richiede una valutazione tecnica più approfondita rispetto alla semplice raccolta delle cartucce esaurite utilizzate negli uffici.

    Tipografie, serigrafie, litografie, aziende cartotecniche, produttori di imballaggi, reparti di stampa digitale e imprese che utilizzano sistemi di marcatura industriale possono produrre residui liquidi, fanghi, solventi di lavaggio, contenitori contaminati e materiali assorbenti. La composizione di questi rifiuti può variare sensibilmente in funzione della tecnologia di stampa e dei prodotti impiegati.

    Per organizzare correttamente il servizio è quindi necessario stabilire che cosa contiene il rifiuto, da quale processo deriva, in quale stato fisico si presenta e se possiede caratteristiche di pericolo. Solo dopo questa valutazione è possibile individuare il codice EER, l’imballaggio, le condizioni di trasporto e l’impianto di destino appropriati.

    Quali rifiuti vengono prodotti dalle attività di stampa industriale

    L’espressione “rifiuti da stampa” comprende materiali molto diversi tra loro. Tra quelli più frequentemente prodotti si trovano:

    • inchiostri liquidi inutilizzati, scaduti o fuori specifica;
    • toner liquidi e residui provenienti dai circuiti delle macchine;
    • inchiostri UV, a solvente, a base acquosa o oleosa;
    • miscele di colore preparate ma non più utilizzabili;
    • vernici, primer e rivestimenti impiegati nella stampa o nella finitura;
    • solventi utilizzati per il lavaggio di rulli, vasche, telai e circuiti;
    • acque di lavaggio contaminate da pigmenti e sostanze chimiche;
    • fanghi derivanti dalla pulizia degli impianti;
    • stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati;
    • contenitori, latte, taniche, fusti e cartucce sporchi;
    • residui solidificati, croste di inchiostro e raschiature;
    • imballaggi o supporti di stampa non conformi contaminati dal prodotto.

    Non tutti questi materiali possono essere gestiti insieme. Un inchiostro a base acquosa, un residuo contenente solventi infiammabili e un toner liquido possono richiedere classificazioni, contenitori e destinazioni differenti.

    Inchiostri liquidi, toner e cartucce: non sono lo stesso rifiuto

    Uno degli errori più comuni consiste nel considerare equivalenti tutti i residui provenienti da stampanti e macchine da stampa.

    Le cartucce e i toner esauriti da ufficio sono generalmente costituiti da un contenitore o da un componente sostituibile della macchina. Nella stampa industriale, invece, è frequente trovare prodotti liquidi sfusi, miscele di pigmenti e solventi, fondi di fusto, residui di lavaggio o fanghi.

    Il toner liquido non deve essere confuso con la polvere di toner contenuta nelle normali cartucce laser. Può essere composto da particelle coloranti disperse in un liquido vettore e deve essere valutato sulla base della sua formulazione e della scheda di sicurezza del prodotto originario.

    Anche due inchiostri della stessa tonalità possono avere caratteristiche molto diverse: uno può essere a base acquosa, mentre l’altro può contenere solventi organici o sostanze che determinano l’attribuzione di caratteristiche di pericolo.

    Quando gli inchiostri esausti sono rifiuti pericolosi

    La pericolosità non dipende esclusivamente dal colore, dall’odore o dall’aspetto del materiale. Deve essere valutata considerando la composizione del rifiuto e la presenza di sostanze pericolose.

    Possono risultare particolarmente critici gli inchiostri o i residui contenenti:

    • solventi organici;
    • sostanze infiammabili;
    • pigmenti o additivi pericolosi;
    • componenti irritanti o sensibilizzanti;
    • sostanze pericolose per l’ambiente;
    • miscele la cui composizione non è più identificabile;
    • residui derivanti dalla miscelazione di prodotti differenti.

    L’Elenco europeo dei rifiuti comprende, nel capitolo dedicato alla produzione, formulazione, fornitura e uso degli inchiostri da stampa, voci distinte per rifiuti contenenti sostanze pericolose e corrispondenti rifiuti non pericolosi. Il codice non deve però essere scelto automaticamente in base al nome commerciale: occorre partire dal processo produttivo e dalle effettive caratteristiche del rifiuto.

    Quando le informazioni documentali non sono sufficienti, può essere necessario effettuare un campionamento rappresentativo e specifiche analisi di caratterizzazione.

    Come classificare i rifiuti da stampa industriale

    La classificazione dovrebbe partire dalla raccolta di alcune informazioni fondamentali:

    1. processo che ha generato il rifiuto;
    2. prodotto o miscela originariamente utilizzati;
    3. schede di sicurezza disponibili;
    4. quantità e stato fisico;
    5. presenza di acqua, solventi o altre sostanze;
    6. modalità con cui i materiali sono stati raccolti;
    7. eventuale miscelazione con altri residui;
    8. caratteristiche dell’imballaggio.

    Le schede di sicurezza degli inchiostri e dei detergenti sono molto utili, ma descrivono il prodotto prima dell’utilizzo. Il rifiuto può aver subito contaminazioni, diluizioni o trasformazioni e deve quindi essere valutato nella sua condizione effettiva.

    La corretta attribuzione del codice EER rimane responsabilità del produttore del rifiuto, che deve disporre degli elementi tecnici necessari per motivare la classificazione.

    Perché inchiostri e solventi non devono essere miscelati indiscriminatamente

    Riunire tutti i residui di stampa in un unico contenitore può sembrare una soluzione pratica, ma può creare problemi tecnici, economici e di sicurezza.

    La miscelazione può:

    • modificare le caratteristiche di pericolo;
    • provocare reazioni indesiderate;
    • rendere il rifiuto non conforme all’omologa dell’impianto;
    • impedire il recupero di alcune frazioni;
    • aumentare il costo di trattamento;
    • rendere più difficile ricostruire la composizione del rifiuto.

    È quindi opportuno mantenere separati, quando tecnicamente necessario, gli inchiostri a base acquosa, quelli contenenti solventi, le acque di lavaggio, i solventi esausti, i fanghi e i materiali solidi contaminati.

    Contenitori, deposito temporaneo ed etichettatura

    Gli inchiostri e i toner liquidi devono essere raccolti in contenitori compatibili con il prodotto, integri, chiudibili e idonei allo stato fisico del rifiuto.

    A seconda delle quantità e delle caratteristiche possono essere utilizzati:

    • fusti;
    • taniche;
    • cisternette;
    • contenitori omologati;
    • vasche di sicurezza o sistemi di contenimento secondario;
    • contenitori dedicati per stracci, filtri e assorbenti contaminati.

    I recipienti devono essere mantenuti chiusi, salvo durante le operazioni di conferimento, ed etichettati in modo da identificare chiaramente il rifiuto contenuto. In presenza di liquidi è inoltre importante prevenire urti, rovesciamenti e dispersioni nel luogo di deposito.

    L’eventuale applicazione della disciplina ADR al trasporto non dipende automaticamente dal fatto che il rifiuto sia classificato come pericoloso ai fini ambientali. Deve essere effettuata una valutazione specifica delle caratteristiche della merce trasportata.

    Smaltimento o recupero: quale destinazione viene scelta

    La destinazione finale dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del materiale.

    In alcuni casi, solventi e miscele contenenti componenti recuperabili possono essere sottoposti a operazioni di rigenerazione o recupero. Altri residui possono essere destinati a trattamento, recupero energetico o smaltimento presso impianti autorizzati.

    La possibilità di recuperare il materiale aumenta quando i flussi sono:

    • correttamente separati;
    • ben identificati;
    • privi di frazioni estranee;
    • raccolti in contenitori idonei;
    • accompagnati da informazioni affidabili.

    Non esiste quindi una destinazione unica valida per tutti gli inchiostri. La scelta viene effettuata sulla base dell’omologa e delle condizioni di accettazione dell’impianto.

    Caso pratico: pulizia di un reparto di stampa con residui diversi

    Un’azienda cartotecnica doveva liberare un’area di produzione nella quale erano stati accumulati, nel tempo, diversi materiali: fusti parzialmente pieni di inchiostri, taniche di solvente di lavaggio, residui a base acquosa, filtri contaminati e contenitori senza etichette leggibili.

    La soluzione apparentemente più semplice sarebbe stata travasare tutti i liquidi in un’unica cisternetta. Questa scelta avrebbe però compromesso la possibilità di ricostruire la composizione dei materiali e avrebbe potuto generare una miscela non accettabile dall’impianto.

    Il lavoro è stato quindi impostato separando:

    • gli inchiostri ancora identificabili;
    • i solventi di lavaggio;
    • le acque contaminate;
    • i materiali solidi;
    • i contenitori privi di informazioni sufficienti.

    Per i rifiuti documentati sono state utilizzate le schede tecniche disponibili. Per i materiali non identificati è stata prevista una caratterizzazione specifica. Dopo l’omologa, i diversi flussi sono stati confezionati ed etichettati separatamente e destinati agli impianti più adatti.

    In questo modo l’azienda ha liberato il reparto senza effettuare miscelazioni improprie, mantenendo la tracciabilità e riducendo il rischio di contestazioni al conferimento.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza lo smaltimento degli inchiostri industriali e dei rifiuti da stampa attraverso un processo costruito sulle caratteristiche effettive del materiale:

    • raccolta preliminare delle informazioni;
    • valutazione di schede di sicurezza e documentazione disponibile;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • verifica delle modalità di confezionamento;
    • individuazione del codice EER;
    • omologa presso l’impianto;
    • eventuale campionamento e analisi;
    • pianificazione del trasporto;
    • conferimento presso impianti autorizzati;
    • assistenza nella gestione documentale.

    Quando necessario, il sopralluogo viene gestito attraverso un’applicazione proprietaria che permette di raccogliere in formato digitale fotografie, quantità, tipologie di rifiuti e caratteristiche dei contenitori.

    Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria orientativa. Previa conclusione dell’omologa, il servizio viene programmato ed eseguito entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento degli inchiostri

    Devi smaltire inchiostri esausti, toner liquidi, solventi di lavaggio, fanghi o contenitori contaminati?

    Per ricevere una valutazione è utile inviare:

    • fotografie dei materiali;
    • quantità indicative;
    • dimensione e tipologia dei contenitori;
    • schede di sicurezza disponibili;
    • descrizione del processo produttivo;
    • indirizzo del luogo di ritiro.

    Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta personalizzata per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti da stampa industriale.

    FAQ sullo smaltimento di inchiostri e toner liquidi

    Gli inchiostri esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

    No. La classificazione dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del rifiuto. Inchiostri contenenti solventi o altre sostanze pericolose possono richiedere un codice EER pericoloso, mentre prodotti differenti possono risultare non pericolosi. La valutazione deve essere effettuata caso per caso.

    Posso versare inchiostri di colori diversi nello stesso fusto?

    Il colore non è l’unico elemento da considerare. Prodotti con formulazioni compatibili potrebbero, in alcuni casi, essere raccolti insieme, ma inchiostri a base acquosa, a solvente, UV o contenenti componenti differenti non dovrebbero essere miscelati senza una valutazione preventiva.

    Toner liquido e cartucce toner possono essere smaltiti insieme?

    Non necessariamente. Il toner liquido sfuso, le cartucce esaurite e i componenti delle macchine possono appartenere a flussi differenti. Occorre verificare composizione, provenienza e condizioni di accettazione dell’impianto.

    Come si smaltiscono gli stracci sporchi di inchiostro?

    Stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati devono essere raccolti separatamente in contenitori chiusi. La loro classificazione dipende dalle sostanze assorbite e dal processo che li ha generati.

    Le latte vuote di inchiostro sono imballaggi puliti?

    Non automaticamente. Se contengono residui o risultano contaminate da sostanze pericolose, devono essere gestite come imballaggi contaminati. Non è sufficiente che la latta sia stata semplicemente svuotata.

    Servono analisi di laboratorio?

    Non sempre. Quando il processo, la composizione e le schede di sicurezza permettono di classificare il rifiuto con sufficiente certezza, le analisi possono non essere necessarie. Diventano invece importanti per miscele, rifiuti non identificati o materiali la cui composizione è cambiata.

    Quanto costa smaltire gli inchiostri industriali?

    Il costo dipende da composizione, pericolosità, quantità, imballaggio, analisi necessarie, trasporto e impianto di destino. Per formulare un’offerta attendibile è necessario raccogliere informazioni precise sul rifiuto.

    È possibile richiedere un sopralluogo?

    Sì. Quando fotografie e documentazione non sono sufficienti, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per verificare materiali, quantità e condizioni operative.

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  • Smaltimento acidi e basi esausti: come gestire correttamente i rifiuti corrosivi

    Lo smaltimento di acidi e basi esausti richiede particolare attenzione perché questi rifiuti possono essere corrosivi, reattivi e, in alcuni casi, contaminati da metalli pesanti o altre sostanze pericolose.

    Acido cloridrico, acido solforico, acido nitrico, soda caustica e soluzioni alcaline vengono utilizzati in numerosi processi industriali, nei laboratori, nelle officine, negli impianti di trattamento delle superfici e nelle attività di manutenzione. Una volta esauriti o non più utilizzabili, non possono essere scaricati nella rete fognaria o gestiti come normali reflui senza una preventiva valutazione tecnica.

    La corretta gestione parte dall’identificazione del rifiuto e prosegue con la verifica della composizione, la scelta dei contenitori, l’eventuale applicazione della normativa ADR e l’individuazione dell’impianto autorizzato più adatto.

    Quali attività producono acidi e basi esausti

    I rifiuti acidi e alcalini possono derivare da attività molto diverse. Sono frequenti, ad esempio, nei seguenti settori:

    • trattamento e finitura dei metalli;
    • decapaggio e pulizia delle superfici;
    • galvanica e anodizzazione;
    • laboratori chimici, farmaceutici e scolastici;
    • produzione di detergenti e cosmetici;
    • industria alimentare;
    • manutenzione di impianti;
    • trattamento delle acque;
    • pulizia di apparecchiature e linee produttive;
    • industria elettronica;
    • attività di ricerca e controllo qualità.

    Tra gli acidi esausti più comuni si trovano soluzioni contenenti acido cloridrico, solforico, nitrico, fosforico, acetico o miscele di più sostanze.

    Le basi esauste possono invece contenere idrossido di sodio, idrossido di potassio, ammoniaca, detergenti fortemente alcalini o soluzioni provenienti dal lavaggio di impianti e componenti industriali.

    Il nome commerciale della sostanza, tuttavia, non è sufficiente per classificare il rifiuto. È necessario conoscere anche la concentrazione residua, il processo che lo ha generato e la presenza di contaminanti.

    Acidi e basi esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

    Molti acidi e basi esausti sono classificati come rifiuti pericolosi, ma la classificazione non può essere stabilita esclusivamente sulla base del pH.

    Un rifiuto acido o alcalino può presentare caratteristiche di pericolo legate alla corrosività, alla tossicità, alla presenza di metalli, alla capacità di reagire con altre sostanze o alla formazione di gas pericolosi. Un bagno di decapaggio, per esempio, può contenere non soltanto acido residuo, ma anche ferro, zinco, nichel, cromo o altri elementi asportati dalle superfici trattate.

    La scelta del codice EER, comunemente ancora chiamato codice CER, dipende soprattutto da:

    • origine del rifiuto;
    • processo produttivo;
    • composizione;
    • concentrazione delle sostanze;
    • eventuali contaminanti;
    • caratteristiche di pericolo;
    • stato fisico.

    L’Elenco europeo dei rifiuti prevede specifiche famiglie dedicate ai rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di acidi e basi. Il codice deve però essere individuato seguendo l’origine effettiva del rifiuto e non semplicemente scegliendo una voce che ne descriva l’aspetto.

    Quando le informazioni disponibili non sono sufficienti, può essere necessario esaminare le schede di sicurezza delle materie prime, ricostruire il processo produttivo ed effettuare un campionamento rappresentativo con successive analisi di laboratorio.

    Perché acidi e basi non devono essere miscelati senza valutazione

    Uno degli errori più pericolosi consiste nel pensare che sia sufficiente mescolare un acido con una base per ottenere automaticamente un rifiuto neutro e innocuo.

    La neutralizzazione è una reazione chimica che può sviluppare molto calore, provocare ebollizione, schizzi, vapori o una rapida variazione di pressione. Inoltre, la presenza di altri composti può generare reazioni impreviste.

    A seconda della composizione, la miscelazione può comportare:

    • forte sviluppo di calore;
    • emissione di vapori corrosivi;
    • formazione di gas tossici;
    • precipitazione di metalli;
    • aumento della pressione nei contenitori;
    • formazione di fanghi;
    • perdita di stabilità del rifiuto;
    • aggravamento delle caratteristiche di pericolo.

    Acidi e basi devono quindi essere mantenuti separati, salvo che la miscelazione o neutralizzazione sia stata specificamente valutata e venga effettuata nell’ambito di un processo autorizzato e controllato.

    Particolare attenzione deve essere riservata anche alle incompatibilità con ipocloriti, cianuri, solfuri, metalli reattivi, ossidanti e sostanze organiche. Non è sufficiente distinguere genericamente tra “acido” e “base”: occorre sapere esattamente che cosa contengono i diversi recipienti.

    Come conservare acidi e basi nel deposito temporaneo

    Lo smaltimento degli acidi esausti comincia da una corretta organizzazione del deposito temporaneo presso il produttore.

    I rifiuti devono essere raccolti in contenitori compatibili con la sostanza, integri, chiusi e adeguati alle caratteristiche chimiche del contenuto. Il materiale del recipiente deve essere verificato caso per caso: una tanica adatta a una soluzione alcalina potrebbe non essere idonea a un determinato acido o a una miscela ossidante.

    È inoltre opportuno prevedere:

    • separazione fisica tra sostanze incompatibili;
    • bacini o sistemi di contenimento;
    • pavimentazione resistente e impermeabile;
    • protezione dagli urti e dagli agenti atmosferici;
    • etichettatura chiara dei recipienti;
    • indicazione del contenuto e dei relativi pericoli;
    • disponibilità delle schede di sicurezza;
    • accesso controllato all’area;
    • verifica periodica di taniche, fusti e cisternette.

    Un contenitore deteriorato, rigonfio, non identificato o con residui all’esterno non dovrebbe essere movimentato senza una preventiva verifica. In alcuni casi può essere necessario effettuare il riconfezionamento del rifiuto prima del trasporto.

    Taniche, fusti e cisternette: quale imballaggio utilizzare

    Le quantità ridotte di acidi e basi vengono spesso raccolte in taniche o fusti. Per volumi maggiori possono essere impiegati IBC, cisterne o mezzi destinati al trasporto di liquidi.

    La scelta non dipende soltanto dalla quantità, ma anche da:

    • concentrazione;
    • densità;
    • temperatura;
    • compatibilità chimica;
    • presenza di solidi o fanghi;
    • modalità di movimentazione;
    • classificazione ADR;
    • prescrizioni dell’impianto di destino.

    Non è corretto travasare automaticamente il rifiuto in un contenitore disponibile senza verificare la sua idoneità. Anche un imballaggio apparentemente integro può essere incompatibile con la sostanza o non possedere le caratteristiche richieste per il trasporto.

    Trasporto ADR di acidi e basi esausti

    Numerosi rifiuti acidi e alcalini possono rientrare nella classe 8 ADR, relativa alle materie corrosive. La corretta classificazione per il trasporto dipende però dalla composizione, dalla concentrazione e dalle caratteristiche effettive della miscela.

    Quando il rifiuto è soggetto all’ADR occorre verificare, tra gli altri elementi:

    • numero ONU;
    • denominazione ufficiale di trasporto;
    • classe;
    • eventuale gruppo di imballaggio;
    • etichette di pericolo;
    • imballaggi omologati;
    • quantità trasportata;
    • documento di trasporto;
    • dotazioni del veicolo;
    • formazione del conducente;
    • eventuali esenzioni applicabili.

    L’ADR disciplina il trasporto internazionale delle merci pericolose su strada con l’obiettivo di ridurre la probabilità e le conseguenze degli incidenti durante il trasporto. La versione applicabile deve essere verificata al momento della programmazione del servizio.

    La classificazione ambientale del rifiuto e la classificazione ADR sono due valutazioni collegate, ma non coincidenti: un rifiuto deve essere esaminato sia ai fini della gestione ambientale sia ai fini del trasporto.

    Recupero, neutralizzazione o smaltimento?

    La destinazione finale dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dalle possibilità dell’impianto autorizzato.

    Le principali soluzioni possono comprendere:

    • trattamento chimico-fisico;
    • neutralizzazione controllata;
    • precipitazione e separazione dei metalli;
    • recupero di sostanze o componenti;
    • rigenerazione, quando tecnicamente possibile;
    • trattamento delle acque risultanti;
    • stabilizzazione dei residui;
    • smaltimento finale.

    La semplice correzione del pH non elimina necessariamente tutte le caratteristiche di pericolo. Dopo la neutralizzazione possono infatti rimanere sali, metalli, sostanze organiche o fanghi che devono essere ulteriormente trattati.

    Per individuare la soluzione corretta è necessario valutare l’intero profilo chimico del rifiuto e non soltanto la sua acidità o alcalinità.

    Caso pratico: acidi e basi abbandonati nel laboratorio aziendale

    Un caso tipico riguarda un’azienda che, durante il trasferimento del proprio laboratorio, rinviene diverse taniche contenenti acidi e basi non più utilizzati.

    Alcuni contenitori riportano etichette leggibili, mentre altri presentano scritte parzialmente cancellate. Le taniche comprendono acido cloridrico, acido nitrico, soda caustica e soluzioni di lavaggio provenienti da differenti attività. Una parte dei recipienti è stata inoltre collocata nello stesso armadio, senza una chiara separazione tra sostanze incompatibili.

    La soluzione corretta non consiste nel riunire tutti i liquidi in un unico fusto. Il processo può invece prevedere:

    1. sopralluogo e censimento dei contenitori;
    2. raccolta delle schede di sicurezza disponibili;
    3. separazione degli acidi dalle basi e dalle altre sostanze;
    4. verifica delle condizioni degli imballaggi;
    5. campionamento dei liquidi non identificati;
    6. analisi e classificazione;
    7. riconfezionamento dei recipienti deteriorati;
    8. omologazione presso gli impianti individuati;
    9. pianificazione del trasporto, anche in ADR quando necessario;
    10. conferimento separato alle destinazioni autorizzate.

    In questo modo l’azienda può liberare il laboratorio senza effettuare travasi improvvisati e mantenendo la tracciabilità delle diverse tipologie di rifiuto.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza lo smaltimento di acidi e basi esausti partendo da un’analisi concreta delle condizioni in cui si trovano i rifiuti.

    Il metodo operativo può comprendere:

    • esame delle informazioni fornite dal cliente;
    • verifica delle schede di sicurezza;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • censimento di sostanze, quantità e contenitori;
    • campionamento e analisi, quando necessari;
    • classificazione del rifiuto;
    • verifica delle incompatibilità;
    • eventuale riconfezionamento;
    • individuazione dell’impianto autorizzato;
    • omologazione;
    • organizzazione del trasporto e degli adempimenti ADR;
    • gestione della documentazione e della tracciabilità.

    Per la raccolta dei dati sul campo Arcobaleno utilizza anche un’applicazione proprietaria, attraverso la quale possono essere registrati fotografie, quantità, condizioni del deposito, accessibilità e necessità operative. Questo permette di limitare informazioni incomplete, mezzi non adeguati e criticità durante il conferimento.

    Dopo l’omologazione, il ritiro viene concordato indicando il giorno e una fascia oraria orientativa. Il servizio viene normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto, secondo una soluzione costruita sulle esigenze operative del cliente.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento di acidi e basi

    Per predisporre un’offerta è utile fornire:

    • tipologia o nome delle sostanze;
    • origine del rifiuto;
    • quantità approssimativa;
    • concentrazione, se conosciuta;
    • schede di sicurezza;
    • fotografie dei recipienti;
    • dimensioni e tipologia degli imballaggi;
    • eventuali analisi disponibili;
    • condizioni del deposito;
    • sede presso cui effettuare il ritiro.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un sopralluogo o un preventivo per lo smaltimento di acidi, basi e altri rifiuti chimici.

    FAQ sullo smaltimento di acidi e basi esausti

    È possibile mettere acidi e basi nello stesso contenitore?

    Non senza una preventiva valutazione tecnica. La miscelazione può produrre calore, vapori, schizzi o reazioni con altre sostanze presenti. I rifiuti incompatibili devono essere raccolti e mantenuti separati.

    Qual è il codice EER degli acidi esausti?

    Non esiste un unico codice valido per tutti gli acidi. Il codice dipende dall’attività che ha prodotto il rifiuto, dal processo, dalla composizione e dalla presenza di sostanze pericolose. Deve quindi essere attribuito caso per caso.

    Il solo valore del pH basta per classificare il rifiuto?

    No. Il pH è un dato importante, ma devono essere considerate anche origine, composizione, concentrazioni, contaminanti e caratteristiche di pericolo.

    Come si gestiscono le taniche prive di etichetta?

    Non devono essere aperte, annusate o miscelate per tentare di riconoscerne il contenuto. È necessario ricostruire le informazioni disponibili e, quando non bastano, procedere con campionamento e analisi.

    Il trasporto degli acidi e delle basi è sempre soggetto ad ADR?

    Non sempre, ma molte soluzioni corrosive possono rientrare nell’ADR. La verifica deve essere effettuata sulla specifica sostanza o miscela, tenendo conto della concentrazione, delle proprietà e delle quantità trasportate.

    Arcobaleno può fornire anche i contenitori?

    Quando necessario, il servizio può comprendere la scelta e la fornitura di contenitori compatibili, oppure il riconfezionamento dei rifiuti già presenti in azienda. La soluzione viene definita dopo aver verificato sostanze, quantità e condizioni operative.

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  • Smaltimento cosmetici scaduti, resi e lotti non conformi: guida per produttori e distributori

    Lo smaltimento dei cosmetici scaduti, dei resi commerciali e dei lotti non conformi richiede una gestione diversa da quella prevista per i normali rifiuti da imballaggio. Creme, shampoo, profumi, prodotti per il make-up e bombolette aerosol possono infatti contenere sostanze liquide, alcol, solventi, propellenti o altri componenti che devono essere valutati prima del trasporto e del conferimento.

    Per produttori, distributori, grossisti, laboratori cosmetici, farmacie, profumerie e piattaforme logistiche, il problema non riguarda soltanto il corretto smaltimento. Occorre anche tutelare il marchio, impedire che i prodotti rientrino impropriamente sul mercato, gestire correttamente le rimanenze valorizzate a magazzino e, quando necessario, documentarne la distruzione.

    Una gestione professionale deve quindi considerare contemporaneamente il prodotto cosmetico, la confezione, le caratteristiche di pericolo, la destinazione finale e gli aspetti fiscali e documentali.

    Quali prodotti cosmetici possono diventare rifiuti

    Il settore cosmetico genera flussi molto diversi tra loro. Possono dover essere avviati a recupero o smaltimento:

    • creme per il viso e per il corpo;
    • shampoo, balsami e detergenti;
    • saponi liquidi e gel;
    • profumi e acque profumate;
    • deodoranti e prodotti aerosol;
    • fondotinta, mascara, rossetti e altro make-up;
    • smalti, solventi e prodotti per unghie;
    • campionature e tester;
    • prodotti scaduti o prossimi alla scadenza;
    • articoli danneggiati durante il trasporto;
    • resi provenienti dai punti vendita;
    • lotti ritirati o richiamati;
    • prodotti con etichetta, colore, viscosità o profumazione non conformi;
    • materie prime e semilavorati non più utilizzabili.

    Ogni flusso deve essere valutato sulla base della sua composizione effettiva. Due prodotti apparentemente simili possono richiedere modalità di gestione differenti: una crema acquosa, un profumo ad alta concentrazione alcolica e una bomboletta pressurizzata non presentano infatti le stesse caratteristiche.

    Prodotto cosmetico e confezione: un rifiuto composto

    Uno dei principali problemi nello smaltimento dei prodotti cosmetici è la presenza contemporanea del contenuto e del relativo imballaggio.

    Il prodotto può essere confezionato in:

    • flaconi di plastica;
    • vasetti di vetro;
    • tubetti;
    • contenitori metallici;
    • dispenser con componenti misti;
    • astucci in cartone;
    • film termoretraibile;
    • pallet e imballaggi secondari.

    Quando il cosmetico è ancora all’interno della confezione, non è sempre possibile considerare separatamente prodotto e imballaggio. La soluzione dipende dalla possibilità tecnica ed economica di svuotare i contenitori e dalla destinazione individuata dall’impianto.

    In alcuni casi può essere prevista la separazione del prodotto dalla confezione. In altri, soprattutto in presenza di grandi quantità di articoli confezionati, può risultare più appropriata una triturazione controllata dell’intero lotto, seguita dalla separazione delle diverse frazioni.

    La decisione deve essere presa prima del ritiro, verificando le condizioni di accettazione dell’impianto di destino.

    Separazione, sconfezionamento o triturazione

    La gestione dei cosmetici non conformi può prevedere diverse lavorazioni preliminari.

    Sconfezionamento e separazione

    Il prodotto viene rimosso dal contenitore e avviato alla destinazione individuata. Le confezioni possono essere gestite separatamente quando risultano tecnicamente recuperabili e non eccessivamente contaminate.

    Questa soluzione può essere adatta per prodotti liquidi o semiliquidi contenuti in confezioni facilmente apribili, ma richiede manodopera, spazi idonei e procedure che evitino sversamenti.

    Triturazione del lotto

    La triturazione rende il prodotto inutilizzabile e non più commercializzabile. È particolarmente utile quando occorre garantire la tutela del marchio o impedire il recupero illecito dei prodotti.

    La lavorazione deve però essere compatibile con le caratteristiche del materiale. Profumi, aerosol e prodotti infiammabili non possono essere trattati come normali confezioni di crema o detergente.

    Conferimento senza separazione

    Quando la separazione non è tecnicamente conveniente o non è ammessa, prodotto e confezione possono essere conferiti congiuntamente a un impianto autorizzato, secondo le condizioni definite in fase di omologa.

    Profumi, alcol e sostanze infiammabili

    Profumi, acque profumate, solventi per unghie e alcuni prodotti spray possono contenere quantità rilevanti di alcol o altre sostanze infiammabili.

    In questi casi occorre verificare:

    • composizione del prodotto;
    • concentrazione delle sostanze infiammabili;
    • stato fisico;
    • quantità complessiva;
    • tipologia e integrità degli imballaggi;
    • eventuale applicabilità delle regole per il trasporto di merci pericolose.

    Non è quindi corretto riunire indiscriminatamente profumi, creme, detergenti e cosmetici aerosol nello stesso contenitore. La miscelazione può creare incompatibilità, aumentare il rischio operativo e rendere il carico non accettabile dall’impianto.

    Le schede di sicurezza delle materie prime e le informazioni tecniche disponibili rappresentano un supporto importante per la corretta caratterizzazione.

    Bombolette aerosol e contenitori pressurizzati

    Deodoranti spray, lacche, schiume, acque termali e altri cosmetici possono essere confezionati in bombolette pressurizzate.

    Anche quando sembrano vuote, le bombolette possono conservare residui di prodotto o propellente. Non devono quindi essere schiacciate, forate o triturate senza una procedura specificamente autorizzata.

    È inoltre necessario distinguere tra:

    • bombolette integre;
    • bombolette parzialmente piene;
    • contenitori danneggiati;
    • aerosol con valvole difettose;
    • colli che presentano perdite.

    Il confezionamento per il trasporto deve impedire movimenti, urti e dispersioni accidentali.

    Materie prime e semilavorati cosmetici

    Lo smaltimento dei cosmetici può riguardare anche materiali che non hanno ancora raggiunto la fase di confezionamento finale:

    • basi cremose;
    • tensioattivi;
    • fragranze;
    • coloranti;
    • conservanti;
    • oli;
    • alcol;
    • emulsioni;
    • miscele di produzione;
    • prodotti fuori specifica contenuti in fusti, taniche o cisternette.

    Materie prime e semilavorati devono essere mantenuti separati quando presentano composizioni o caratteristiche differenti. La miscelazione preventiva, effettuata senza una valutazione tecnica, può compromettere la possibilità di recupero e aumentare i rischi durante il trasporto e il trattamento.

    Lotti ritirati e resi commerciali

    Un lotto può essere ritirato per molte ragioni: errore di etichettatura, difetto della confezione, caratteristiche organolettiche fuori specifica, contaminazione, non conformità microbiologica, variazione cromatica o semplice decisione commerciale.

    Anche i resi provenienti da negozi, profumerie, farmacie ed e-commerce devono essere controllati. Il flusso può infatti comprendere prodotti integri, confezioni aperte, articoli danneggiati e materiali differenti.

    Prima del ritiro è opportuno predisporre un inventario con:

    • descrizione dei prodotti;
    • quantità o peso stimato;
    • tipologia di confezione;
    • presenza di aerosol o liquidi infiammabili;
    • stato dei colli;
    • necessità di distruzione certificata.

    Tutela del marchio e distruzione fiscale

    Per un produttore cosmetico, eliminare un lotto non significa soltanto conferirlo a un impianto. Un prodotto ancora integro e riconoscibile potrebbe essere sottratto, recuperato o reimmesso irregolarmente sul mercato.

    Per questo può essere richiesta una distruzione dei cosmetici che renda impossibile il loro riutilizzo. A seconda delle esigenze, il processo può comprendere sconfezionamento, triturazione, deformazione delle confezioni o trattamento presso un impianto idoneo.

    Quando i prodotti risultano ancora valorizzati nelle scritture di magazzino, può essere necessario organizzare anche la distruzione fiscale, predisponendo la documentazione utile a dimostrare l’effettiva eliminazione dei beni.

    Le modalità documentali devono essere concordate preventivamente con il consulente fiscale dell’azienda e coordinate con le operazioni materiali di ritiro e distruzione.

    Recupero energetico o smaltimento finale

    La destinazione dei cosmetici dipende dalla composizione, dal confezionamento e dalle possibilità offerte dagli impianti.

    Alcuni prodotti con potere calorifico possono essere destinati a recupero energetico, purché rispettino i parametri di accettazione previsti. Altri materiali possono richiedere un trattamento preliminare o uno smaltimento finale.

    Non esiste quindi una destinazione unica per tutti i cosmetici scaduti. La soluzione deve essere individuata attraverso:

    1. raccolta delle informazioni;
    2. classificazione del rifiuto;
    3. verifica delle eventuali caratteristiche di pericolo;
    4. omologa presso l’impianto;
    5. scelta del confezionamento;
    6. pianificazione del trasporto;
    7. conferimento alla destinazione autorizzata.

    Caso pratico: lotto di creme non conforme ancora valorizzato a magazzino

    Un’azienda del settore cosmetico deve eliminare un lotto di creme detergenti risultato non conforme ai parametri qualitativi interni. I prodotti sono già confezionati in flaconi, inseriti negli astucci e disposti su pallet. Il lotto non può essere commercializzato, ma risulta ancora valorizzato a magazzino.

    La criticità è duplice: gestire correttamente il rifiuto e dimostrare che i prodotti siano stati effettivamente distrutti, evitando qualsiasi possibile reimmissione sul mercato.

    La procedura può prevedere:

    • inventario dettagliato del lotto;
    • verifica della composizione del prodotto;
    • controllo delle confezioni e del peso complessivo;
    • individuazione dell’impianto autorizzato;
    • definizione della lavorazione di sconfezionamento o triturazione;
    • coordinamento con il consulente dell’azienda per la distruzione fiscale;
    • ritiro programmato;
    • tracciabilità del trasporto e del conferimento;
    • rilascio della documentazione prevista.

    In questo modo il cliente può eliminare il valore dal magazzino, tutelare il marchio e dimostrare la corretta gestione del lotto non conforme.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali costruisce il servizio sulle caratteristiche effettive del lotto:

    • analisi preliminare di prodotti e confezioni;
    • raccolta delle schede tecniche e delle informazioni disponibili;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • classificazione e verifica delle modalità di trasporto;
    • individuazione dell’impianto più adatto;
    • predisposizione dell’omologa;
    • coordinamento della distruzione, anche per esigenze fiscali;
    • programmazione del ritiro;
    • gestione della documentazione ambientale.

    Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria orientativa ed eseguito, previa omologazione, entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. La soluzione viene definita su misura, distinguendo cosmetici ordinari, profumi infiammabili, aerosol, materie prime, semilavorati e prodotti confezionati.

    Richiedi un’offerta per lo smaltimento dei cosmetici

    Devi gestire cosmetici scaduti, resi, tester, materie prime o un lotto ritirato dal mercato?

    Invia ad Arcobaleno Servizi Ambientali un elenco dei prodotti, le quantità, alcune fotografie delle confezioni e, quando disponibili, le schede tecniche o di sicurezza. I nostri tecnici valuteranno la soluzione più adatta per ritiro, trasporto, distruzione e smaltimento dei cosmetici, nel rispetto delle esigenze operative, ambientali e di tutela del marchio.

    FAQ sullo smaltimento dei cosmetici scaduti

    I cosmetici scaduti possono essere gettati con gli imballaggi ordinari?

    Per le quantità generate da produttori, distributori e attività commerciali è necessaria una valutazione specifica. Il prodotto residuo può contaminare la confezione e richiedere una gestione come rifiuto speciale.

    Prodotto e confezione devono sempre essere separati?

    No. La separazione dipende dalla tipologia di cosmetico, dalla confezione e dalle condizioni dell’impianto. In alcuni casi si procede allo sconfezionamento; in altri il lotto viene trattato congiuntamente.

    I profumi sono rifiuti infiammabili?

    Molti profumi contengono elevate percentuali di alcol, ma la classificazione deve essere verificata sulla composizione effettiva e sulle caratteristiche del rifiuto.

    Le bombolette aerosol possono essere triturate?

    Non insieme ai normali cosmetici e non senza una procedura idonea. Possono contenere prodotto residuo e propellenti pressurizzati, anche quando sembrano vuote.

    È possibile distruggere cosmetici ancora confezionati?

    Sì. È possibile organizzare sconfezionamento, triturazione o altri trattamenti che rendano i prodotti inutilizzabili, in funzione delle caratteristiche del lotto e dell’impianto scelto.

    Come si dimostra la distruzione di un lotto valorizzato a magazzino?

    La procedura deve essere organizzata coordinando gli aspetti ambientali con quelli fiscali. Inventario, documenti di trasporto, tracciabilità del conferimento e attestazioni disponibili permettono di documentare l’eliminazione dei beni.

    I cosmetici possono essere destinati a recupero energetico?

    In alcuni casi sì, soprattutto quando possiedono caratteristiche compatibili con il processo. La destinazione viene stabilita dopo la caratterizzazione e l’omologa dell’impianto.

    Quali informazioni servono per richiedere un preventivo?

    Sono utili descrizione dei prodotti, quantità, fotografie, tipo di confezione, stato dei colli, presenza di profumi o aerosol, ubicazione del ritiro e necessità di distruzione fiscale o certificata.

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