Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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I nostri servizi

Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le nostre certificazioni di conformità

Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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Ultime notizie

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  • Smaltimento stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati

    Lo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati è un’esigenza frequente per officine, carrozzerie, industrie metalmeccaniche, tipografie, laboratori, imprese di manutenzione e aziende che utilizzano oli, solventi, vernici o prodotti chimici.

    Panni, carta assorbente, segatura, granuli, filtri e dispositivi di protezione possono sembrare rifiuti semplici. In realtà, una volta entrati in contatto con determinate sostanze, possono assumere caratteristiche di pericolo e richiedere contenitori, classificazione, trasporto e impianti di destino specifici.

    La loro gestione non deve quindi essere basata soltanto sull’aspetto del materiale, ma soprattutto sulla sostanza che lo ha contaminato, sul processo che lo ha generato e sulle sue caratteristiche effettive.

    Quali materiali rientrano in questa categoria

    Le attività produttive e manutentive possono generare numerosi materiali contaminati, tra cui:

    • stracci e panni utilizzati per pulire macchinari;
    • carta industriale e rotoli assorbenti;
    • filtri dell’olio, dell’aria o di processo;
    • filtri provenienti da cabine di verniciatura;
    • manichette e cartucce filtranti;
    • segatura utilizzata per raccogliere sversamenti;
    • granuli minerali o sintetici assorbenti;
    • tappeti e barriere assorbenti;
    • guanti, tute monouso e altri indumenti protettivi;
    • mascherine e dispositivi contaminati;
    • materiali impiegati per contenere perdite accidentali;
    • residui delle operazioni di bonifica e pulizia.

    La composizione originaria dello straccio o dell’assorbente è soltanto uno degli elementi da valutare. Due panni identici possono infatti essere classificati diversamente se uno è stato usato con acqua e detergente non pericoloso e l’altro con solventi infiammabili.

    Da quali sostanze possono essere contaminati

    I materiali assorbenti possono entrare in contatto con sostanze molto diverse:

    • oli minerali e lubrificanti;
    • emulsioni oleose;
    • carburanti;
    • solventi e diluenti;
    • vernici, smalti e inchiostri;
    • resine, colle e catalizzatori;
    • acidi e basi;
    • prodotti sgrassanti;
    • sostanze chimiche di laboratorio;
    • polveri o fanghi contenenti metalli;
    • prodotti infiammabili, tossici, corrosivi o ecotossici.

    È proprio la natura del contaminante a incidere sulla classificazione e sulla scelta della corretta destinazione. Per questo motivo non è prudente conferire automaticamente tutti i panni sporchi nello stesso contenitore o attribuire il codice EER soltanto sulla base di una descrizione generica.

    Codice EER 15 02 02* o 15 02 03?

    Nell’Elenco europeo dei rifiuti sono previste due voci comunemente utilizzate per questa tipologia:

    • EER 15 02 02*: assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose;
    • EER 15 02 03: assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi diversi da quelli di cui alla voce 15 02 02.

    L’asterisco identifica un rifiuto pericoloso. La scelta tra le due voci non può però essere effettuata osservando soltanto il materiale: occorre conoscere il ciclo produttivo, i prodotti utilizzati e le sostanze rimaste sul rifiuto.

    Schede di sicurezza, informazioni sul processo, quantità impiegate e, quando necessarie, analisi di caratterizzazione permettono di ricostruire la reale natura del rifiuto. Il produttore deve attribuire il codice coerente con l’origine e con le caratteristiche effettive del materiale.

    I filtri industriali richiedono una valutazione specifica

    Lo smaltimento dei filtri industriali può risultare particolarmente delicato perché il materiale filtrante tende a concentrare le sostanze trattenute durante il processo.

    Un filtro può contenere:

    • olio residuo;
    • vernici e pigmenti;
    • solventi;
    • polveri metalliche;
    • carboni attivi contaminati;
    • residui chimici;
    • fanghi o particelle provenienti dagli impianti di aspirazione.

    Prima di organizzare il ritiro è utile distinguere tra filtri sgocciolanti, asciutti, pressati o ancora inseriti nei rispettivi supporti metallici o plastici. Un filtro saturo di liquido può infatti richiedere un confezionamento diverso rispetto a un materiale asciutto.

    Anche la presenza di parti metalliche non significa automaticamente che il rifiuto possa essere conferito come rottame. Il recupero del metallo può essere valutato soltanto attraverso un impianto autorizzato e compatibile con le caratteristiche del rifiuto.

    Come devono essere raccolti e conservati

    Gli stracci contaminati e i materiali assorbenti esausti devono essere raccolti separatamente dagli altri rifiuti, evitando miscelazioni che possano aumentare il rischio o rendere più difficile il trattamento.

    In linea generale è opportuno:

    • utilizzare fusti, bidoni o contenitori resistenti e compatibili;
    • mantenere i recipienti chiusi quando non vengono utilizzati;
    • evitare sacchi facilmente perforabili in presenza di materiali impregnati;
    • impedire la fuoriuscita di liquidi;
    • proteggere i contenitori dagli agenti atmosferici;
    • apporre un’etichettatura chiara;
    • separare materiali contaminati da sostanze incompatibili;
    • organizzare il deposito temporaneo in un’area controllata.

    Nel caso di panni impregnati di solventi o prodotti infiammabili, contenitori aperti o non idonei possono favorire l’emissione di vapori e creare condizioni di rischio. La valutazione deve inoltre considerare le eventuali prescrizioni applicabili al trasporto di merci pericolose.

    Errori da evitare nella gestione degli assorbenti contaminati

    Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare gli stracci sporchi come rifiuti assimilabili all’indifferenziato. Altre criticità ricorrenti sono:

    • mischiare panni contaminati da sostanze differenti;
    • inserire nei fusti bombolette, liquidi liberi o contenitori chimici;
    • utilizzare recipienti danneggiati;
    • lasciare i contenitori aperti;
    • attribuire sempre lo stesso codice a tutti i materiali di pulizia;
    • smaltire filtri contenenti ancora grandi quantità di liquido senza segnalarlo;
    • non comunicare la presenza di solventi o sostanze infiammabili;
    • affidarsi a operatori senza verificare autorizzazioni e destinazione finale.

    Una separazione corretta fin dall’origine riduce il rischio di non conformità, facilita l’omologazione del rifiuto e può evitare costi aggiuntivi dovuti a riconfezionamenti o analisi impreviste.

    Come avviene lo smaltimento

    La destinazione finale dipende dalla composizione del materiale, dal contaminante, dallo stato fisico e dalle possibilità tecniche dell’impianto.

    A seconda dei casi, il rifiuto può essere sottoposto a:

    • recupero di alcune componenti;
    • trattamento preliminare;
    • separazione delle frazioni;
    • recupero energetico;
    • inertizzazione;
    • incenerimento;
    • smaltimento presso impianti autorizzati.

    Non esiste quindi una soluzione identica per tutti gli stracci e i filtri. La corretta filiera deve essere individuata prima del ritiro, attraverso la documentazione tecnica e l’omologazione richiesta dall’impianto.

    Il trasporto dei rifiuti speciali deve inoltre essere accompagnato dal formulario previsto, secondo le modalità applicabili. Il portale RENTRI conferma che il formato scelto dal produttore o detentore determina la modalità di gestione del FIR da parte dell’intera filiera.

    Caso pratico: assorbenti contaminati dopo la perdita di un macchinario

    Un’azienda metalmeccanica aveva subito la rottura di una tubazione collegata a una macchina utensile. Per contenere la perdita, gli operatori avevano utilizzato tappeti assorbenti, segatura, panni industriali e seppiolite.

    Tutto il materiale era stato inizialmente inserito in alcuni sacchi, insieme a guanti monouso, piccoli componenti metallici e residui di emulsione ancora liquida. L’azienda aveva indicato genericamente il contenuto come “materiale sporco d’olio”.

    Prima di programmare il ritiro, Arcobaleno Servizi Ambientali ha ricostruito l’origine dello sversamento e verificato la documentazione relativa al fluido utilizzato. È stato quindi organizzato il riconfezionamento, separando:

    • gli assorbenti impregnati;
    • il liquido libero recuperato;
    • i componenti metallici;
    • gli imballaggi contaminati.

    I materiali sono stati collocati in contenitori più adatti, etichettati e avviati alle rispettive filiere. L’intervento ha evitato che un unico contenitore eterogeneo venisse respinto o sottoposto a contestazioni dall’impianto.

    Il caso mostra quanto sia importante descrivere non soltanto il materiale utilizzato, ma anche cosa ha assorbito e in quali condizioni si trova.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali gestisce lo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti attraverso un processo organizzato:

    1. raccolta delle informazioni sul processo produttivo;
    2. verifica dei prodotti contaminanti e delle schede di sicurezza;
    3. eventuale sopralluogo gratuito;
    4. individuazione del codice EER e delle verifiche necessarie;
    5. predisposizione dell’offerta;
    6. omologazione del rifiuto ed eventuali analisi;
    7. scelta di trasportatore e impianto autorizzati;
    8. programmazione del ritiro;
    9. supporto nella gestione documentale.

    Quando il rifiuto è correttamente omologato, il servizio viene concordato su appuntamento, definendo con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa. La programmazione avviene normalmente entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta, previa conclusione dell’omologazione.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento

    Hai fusti di stracci sporchi d’olio, filtri esausti, panni impregnati di solvente o assorbenti utilizzati dopo uno sversamento?

    Per ricevere una valutazione attendibile è utile indicare:

    • tipo di materiale;
    • sostanza assorbita o filtrata;
    • quantità disponibile;
    • tipo e numero dei contenitori;
    • presenza di liquido libero;
    • luogo del ritiro;
    • eventuali schede di sicurezza e fotografie.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta dedicata allo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati.

    FAQ sullo smaltimento di stracci e materiali assorbenti

    Gli stracci sporchi d’olio sono sempre rifiuti pericolosi?

    Non automaticamente. Occorre valutare il tipo di olio, le sostanze presenti, il processo che ha generato il rifiuto e le eventuali caratteristiche di pericolo. Nella pratica, molti stracci industriali contaminati richiedono la voce EER 15 02 02*, ma la classificazione deve essere verificata caso per caso.

    Posso gettare i panni contaminati nell’indifferenziato?

    I materiali derivanti da un’attività produttiva e contaminati da oli, solventi, vernici o sostanze chimiche non devono essere conferiti nei rifiuti ordinari. Devono essere classificati e affidati a una filiera autorizzata.

    Qual è il codice EER degli assorbenti contaminati?

    Le voci più comuni sono 15 02 02* per i materiali contaminati da sostanze pericolose e 15 02 03 per quelli diversi. L’attribuzione dipende dall’origine e dalla reale contaminazione.

    Stracci e filtri possono essere messi nello stesso fusto?

    Soltanto quando presentano caratteristiche compatibili e la stessa corretta classificazione. Filtri contenenti liquidi, materiali contaminati da sostanze incompatibili o rifiuti con codici differenti possono richiedere contenitori separati.

    Come devono essere confezionati i panni impregnati di solvente?

    Devono essere utilizzati contenitori chiudibili, resistenti e compatibili con il contenuto, evitando dispersioni e accumulo incontrollato di vapori. Le modalità definitive dipendono dalle sostanze presenti e dalle condizioni previste per il trasporto.

    È necessaria un’analisi chimica?

    Non sempre. In alcuni casi il processo produttivo, le schede di sicurezza e la conoscenza delle sostanze utilizzate sono sufficienti. L’impianto o il tecnico incaricato possono però richiedere analisi quando la composizione è incerta o deve essere verificata.

    Quanto costa smaltire stracci e filtri contaminati?

    Il costo dipende da classificazione, peso, numero e tipo di contenitori, contaminante, necessità di analisi, trasporto e impianto di destinazione. Per elaborare un’offerta precisa è consigliabile fornire fotografie, quantità e schede di sicurezza.

    Arcobaleno effettua anche piccoli ritiri?

    Il servizio può essere organizzato anche per quantità contenute, valutando la soluzione logistica più adeguata. In presenza di più tipologie di rifiuto è possibile pianificare un ritiro coordinato, dopo la verifica preventiva dei materiali.

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  • Smaltimento inchiostri, toner e rifiuti da stampa industriale

    Lo smaltimento di inchiostri, toner liquidi e rifiuti da stampa industriale richiede una valutazione tecnica più approfondita rispetto alla semplice raccolta delle cartucce esaurite utilizzate negli uffici.

    Tipografie, serigrafie, litografie, aziende cartotecniche, produttori di imballaggi, reparti di stampa digitale e imprese che utilizzano sistemi di marcatura industriale possono produrre residui liquidi, fanghi, solventi di lavaggio, contenitori contaminati e materiali assorbenti. La composizione di questi rifiuti può variare sensibilmente in funzione della tecnologia di stampa e dei prodotti impiegati.

    Per organizzare correttamente il servizio è quindi necessario stabilire che cosa contiene il rifiuto, da quale processo deriva, in quale stato fisico si presenta e se possiede caratteristiche di pericolo. Solo dopo questa valutazione è possibile individuare il codice EER, l’imballaggio, le condizioni di trasporto e l’impianto di destino appropriati.

    Quali rifiuti vengono prodotti dalle attività di stampa industriale

    L’espressione “rifiuti da stampa” comprende materiali molto diversi tra loro. Tra quelli più frequentemente prodotti si trovano:

    • inchiostri liquidi inutilizzati, scaduti o fuori specifica;
    • toner liquidi e residui provenienti dai circuiti delle macchine;
    • inchiostri UV, a solvente, a base acquosa o oleosa;
    • miscele di colore preparate ma non più utilizzabili;
    • vernici, primer e rivestimenti impiegati nella stampa o nella finitura;
    • solventi utilizzati per il lavaggio di rulli, vasche, telai e circuiti;
    • acque di lavaggio contaminate da pigmenti e sostanze chimiche;
    • fanghi derivanti dalla pulizia degli impianti;
    • stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati;
    • contenitori, latte, taniche, fusti e cartucce sporchi;
    • residui solidificati, croste di inchiostro e raschiature;
    • imballaggi o supporti di stampa non conformi contaminati dal prodotto.

    Non tutti questi materiali possono essere gestiti insieme. Un inchiostro a base acquosa, un residuo contenente solventi infiammabili e un toner liquido possono richiedere classificazioni, contenitori e destinazioni differenti.

    Inchiostri liquidi, toner e cartucce: non sono lo stesso rifiuto

    Uno degli errori più comuni consiste nel considerare equivalenti tutti i residui provenienti da stampanti e macchine da stampa.

    Le cartucce e i toner esauriti da ufficio sono generalmente costituiti da un contenitore o da un componente sostituibile della macchina. Nella stampa industriale, invece, è frequente trovare prodotti liquidi sfusi, miscele di pigmenti e solventi, fondi di fusto, residui di lavaggio o fanghi.

    Il toner liquido non deve essere confuso con la polvere di toner contenuta nelle normali cartucce laser. Può essere composto da particelle coloranti disperse in un liquido vettore e deve essere valutato sulla base della sua formulazione e della scheda di sicurezza del prodotto originario.

    Anche due inchiostri della stessa tonalità possono avere caratteristiche molto diverse: uno può essere a base acquosa, mentre l’altro può contenere solventi organici o sostanze che determinano l’attribuzione di caratteristiche di pericolo.

    Quando gli inchiostri esausti sono rifiuti pericolosi

    La pericolosità non dipende esclusivamente dal colore, dall’odore o dall’aspetto del materiale. Deve essere valutata considerando la composizione del rifiuto e la presenza di sostanze pericolose.

    Possono risultare particolarmente critici gli inchiostri o i residui contenenti:

    • solventi organici;
    • sostanze infiammabili;
    • pigmenti o additivi pericolosi;
    • componenti irritanti o sensibilizzanti;
    • sostanze pericolose per l’ambiente;
    • miscele la cui composizione non è più identificabile;
    • residui derivanti dalla miscelazione di prodotti differenti.

    L’Elenco europeo dei rifiuti comprende, nel capitolo dedicato alla produzione, formulazione, fornitura e uso degli inchiostri da stampa, voci distinte per rifiuti contenenti sostanze pericolose e corrispondenti rifiuti non pericolosi. Il codice non deve però essere scelto automaticamente in base al nome commerciale: occorre partire dal processo produttivo e dalle effettive caratteristiche del rifiuto.

    Quando le informazioni documentali non sono sufficienti, può essere necessario effettuare un campionamento rappresentativo e specifiche analisi di caratterizzazione.

    Come classificare i rifiuti da stampa industriale

    La classificazione dovrebbe partire dalla raccolta di alcune informazioni fondamentali:

    1. processo che ha generato il rifiuto;
    2. prodotto o miscela originariamente utilizzati;
    3. schede di sicurezza disponibili;
    4. quantità e stato fisico;
    5. presenza di acqua, solventi o altre sostanze;
    6. modalità con cui i materiali sono stati raccolti;
    7. eventuale miscelazione con altri residui;
    8. caratteristiche dell’imballaggio.

    Le schede di sicurezza degli inchiostri e dei detergenti sono molto utili, ma descrivono il prodotto prima dell’utilizzo. Il rifiuto può aver subito contaminazioni, diluizioni o trasformazioni e deve quindi essere valutato nella sua condizione effettiva.

    La corretta attribuzione del codice EER rimane responsabilità del produttore del rifiuto, che deve disporre degli elementi tecnici necessari per motivare la classificazione.

    Perché inchiostri e solventi non devono essere miscelati indiscriminatamente

    Riunire tutti i residui di stampa in un unico contenitore può sembrare una soluzione pratica, ma può creare problemi tecnici, economici e di sicurezza.

    La miscelazione può:

    • modificare le caratteristiche di pericolo;
    • provocare reazioni indesiderate;
    • rendere il rifiuto non conforme all’omologa dell’impianto;
    • impedire il recupero di alcune frazioni;
    • aumentare il costo di trattamento;
    • rendere più difficile ricostruire la composizione del rifiuto.

    È quindi opportuno mantenere separati, quando tecnicamente necessario, gli inchiostri a base acquosa, quelli contenenti solventi, le acque di lavaggio, i solventi esausti, i fanghi e i materiali solidi contaminati.

    Contenitori, deposito temporaneo ed etichettatura

    Gli inchiostri e i toner liquidi devono essere raccolti in contenitori compatibili con il prodotto, integri, chiudibili e idonei allo stato fisico del rifiuto.

    A seconda delle quantità e delle caratteristiche possono essere utilizzati:

    • fusti;
    • taniche;
    • cisternette;
    • contenitori omologati;
    • vasche di sicurezza o sistemi di contenimento secondario;
    • contenitori dedicati per stracci, filtri e assorbenti contaminati.

    I recipienti devono essere mantenuti chiusi, salvo durante le operazioni di conferimento, ed etichettati in modo da identificare chiaramente il rifiuto contenuto. In presenza di liquidi è inoltre importante prevenire urti, rovesciamenti e dispersioni nel luogo di deposito.

    L’eventuale applicazione della disciplina ADR al trasporto non dipende automaticamente dal fatto che il rifiuto sia classificato come pericoloso ai fini ambientali. Deve essere effettuata una valutazione specifica delle caratteristiche della merce trasportata.

    Smaltimento o recupero: quale destinazione viene scelta

    La destinazione finale dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del materiale.

    In alcuni casi, solventi e miscele contenenti componenti recuperabili possono essere sottoposti a operazioni di rigenerazione o recupero. Altri residui possono essere destinati a trattamento, recupero energetico o smaltimento presso impianti autorizzati.

    La possibilità di recuperare il materiale aumenta quando i flussi sono:

    • correttamente separati;
    • ben identificati;
    • privi di frazioni estranee;
    • raccolti in contenitori idonei;
    • accompagnati da informazioni affidabili.

    Non esiste quindi una destinazione unica valida per tutti gli inchiostri. La scelta viene effettuata sulla base dell’omologa e delle condizioni di accettazione dell’impianto.

    Caso pratico: pulizia di un reparto di stampa con residui diversi

    Un’azienda cartotecnica doveva liberare un’area di produzione nella quale erano stati accumulati, nel tempo, diversi materiali: fusti parzialmente pieni di inchiostri, taniche di solvente di lavaggio, residui a base acquosa, filtri contaminati e contenitori senza etichette leggibili.

    La soluzione apparentemente più semplice sarebbe stata travasare tutti i liquidi in un’unica cisternetta. Questa scelta avrebbe però compromesso la possibilità di ricostruire la composizione dei materiali e avrebbe potuto generare una miscela non accettabile dall’impianto.

    Il lavoro è stato quindi impostato separando:

    • gli inchiostri ancora identificabili;
    • i solventi di lavaggio;
    • le acque contaminate;
    • i materiali solidi;
    • i contenitori privi di informazioni sufficienti.

    Per i rifiuti documentati sono state utilizzate le schede tecniche disponibili. Per i materiali non identificati è stata prevista una caratterizzazione specifica. Dopo l’omologa, i diversi flussi sono stati confezionati ed etichettati separatamente e destinati agli impianti più adatti.

    In questo modo l’azienda ha liberato il reparto senza effettuare miscelazioni improprie, mantenendo la tracciabilità e riducendo il rischio di contestazioni al conferimento.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza lo smaltimento degli inchiostri industriali e dei rifiuti da stampa attraverso un processo costruito sulle caratteristiche effettive del materiale:

    • raccolta preliminare delle informazioni;
    • valutazione di schede di sicurezza e documentazione disponibile;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • verifica delle modalità di confezionamento;
    • individuazione del codice EER;
    • omologa presso l’impianto;
    • eventuale campionamento e analisi;
    • pianificazione del trasporto;
    • conferimento presso impianti autorizzati;
    • assistenza nella gestione documentale.

    Quando necessario, il sopralluogo viene gestito attraverso un’applicazione proprietaria che permette di raccogliere in formato digitale fotografie, quantità, tipologie di rifiuti e caratteristiche dei contenitori.

    Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria orientativa. Previa conclusione dell’omologa, il servizio viene programmato ed eseguito entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento degli inchiostri

    Devi smaltire inchiostri esausti, toner liquidi, solventi di lavaggio, fanghi o contenitori contaminati?

    Per ricevere una valutazione è utile inviare:

    • fotografie dei materiali;
    • quantità indicative;
    • dimensione e tipologia dei contenitori;
    • schede di sicurezza disponibili;
    • descrizione del processo produttivo;
    • indirizzo del luogo di ritiro.

    Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta personalizzata per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti da stampa industriale.

    FAQ sullo smaltimento di inchiostri e toner liquidi

    Gli inchiostri esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

    No. La classificazione dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del rifiuto. Inchiostri contenenti solventi o altre sostanze pericolose possono richiedere un codice EER pericoloso, mentre prodotti differenti possono risultare non pericolosi. La valutazione deve essere effettuata caso per caso.

    Posso versare inchiostri di colori diversi nello stesso fusto?

    Il colore non è l’unico elemento da considerare. Prodotti con formulazioni compatibili potrebbero, in alcuni casi, essere raccolti insieme, ma inchiostri a base acquosa, a solvente, UV o contenenti componenti differenti non dovrebbero essere miscelati senza una valutazione preventiva.

    Toner liquido e cartucce toner possono essere smaltiti insieme?

    Non necessariamente. Il toner liquido sfuso, le cartucce esaurite e i componenti delle macchine possono appartenere a flussi differenti. Occorre verificare composizione, provenienza e condizioni di accettazione dell’impianto.

    Come si smaltiscono gli stracci sporchi di inchiostro?

    Stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati devono essere raccolti separatamente in contenitori chiusi. La loro classificazione dipende dalle sostanze assorbite e dal processo che li ha generati.

    Le latte vuote di inchiostro sono imballaggi puliti?

    Non automaticamente. Se contengono residui o risultano contaminate da sostanze pericolose, devono essere gestite come imballaggi contaminati. Non è sufficiente che la latta sia stata semplicemente svuotata.

    Servono analisi di laboratorio?

    Non sempre. Quando il processo, la composizione e le schede di sicurezza permettono di classificare il rifiuto con sufficiente certezza, le analisi possono non essere necessarie. Diventano invece importanti per miscele, rifiuti non identificati o materiali la cui composizione è cambiata.

    Quanto costa smaltire gli inchiostri industriali?

    Il costo dipende da composizione, pericolosità, quantità, imballaggio, analisi necessarie, trasporto e impianto di destino. Per formulare un’offerta attendibile è necessario raccogliere informazioni precise sul rifiuto.

    È possibile richiedere un sopralluogo?

    Sì. Quando fotografie e documentazione non sono sufficienti, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per verificare materiali, quantità e condizioni operative.

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  • Smaltimento acidi e basi esausti: come gestire correttamente i rifiuti corrosivi

    Lo smaltimento di acidi e basi esausti richiede particolare attenzione perché questi rifiuti possono essere corrosivi, reattivi e, in alcuni casi, contaminati da metalli pesanti o altre sostanze pericolose.

    Acido cloridrico, acido solforico, acido nitrico, soda caustica e soluzioni alcaline vengono utilizzati in numerosi processi industriali, nei laboratori, nelle officine, negli impianti di trattamento delle superfici e nelle attività di manutenzione. Una volta esauriti o non più utilizzabili, non possono essere scaricati nella rete fognaria o gestiti come normali reflui senza una preventiva valutazione tecnica.

    La corretta gestione parte dall’identificazione del rifiuto e prosegue con la verifica della composizione, la scelta dei contenitori, l’eventuale applicazione della normativa ADR e l’individuazione dell’impianto autorizzato più adatto.

    Quali attività producono acidi e basi esausti

    I rifiuti acidi e alcalini possono derivare da attività molto diverse. Sono frequenti, ad esempio, nei seguenti settori:

    • trattamento e finitura dei metalli;
    • decapaggio e pulizia delle superfici;
    • galvanica e anodizzazione;
    • laboratori chimici, farmaceutici e scolastici;
    • produzione di detergenti e cosmetici;
    • industria alimentare;
    • manutenzione di impianti;
    • trattamento delle acque;
    • pulizia di apparecchiature e linee produttive;
    • industria elettronica;
    • attività di ricerca e controllo qualità.

    Tra gli acidi esausti più comuni si trovano soluzioni contenenti acido cloridrico, solforico, nitrico, fosforico, acetico o miscele di più sostanze.

    Le basi esauste possono invece contenere idrossido di sodio, idrossido di potassio, ammoniaca, detergenti fortemente alcalini o soluzioni provenienti dal lavaggio di impianti e componenti industriali.

    Il nome commerciale della sostanza, tuttavia, non è sufficiente per classificare il rifiuto. È necessario conoscere anche la concentrazione residua, il processo che lo ha generato e la presenza di contaminanti.

    Acidi e basi esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

    Molti acidi e basi esausti sono classificati come rifiuti pericolosi, ma la classificazione non può essere stabilita esclusivamente sulla base del pH.

    Un rifiuto acido o alcalino può presentare caratteristiche di pericolo legate alla corrosività, alla tossicità, alla presenza di metalli, alla capacità di reagire con altre sostanze o alla formazione di gas pericolosi. Un bagno di decapaggio, per esempio, può contenere non soltanto acido residuo, ma anche ferro, zinco, nichel, cromo o altri elementi asportati dalle superfici trattate.

    La scelta del codice EER, comunemente ancora chiamato codice CER, dipende soprattutto da:

    • origine del rifiuto;
    • processo produttivo;
    • composizione;
    • concentrazione delle sostanze;
    • eventuali contaminanti;
    • caratteristiche di pericolo;
    • stato fisico.

    L’Elenco europeo dei rifiuti prevede specifiche famiglie dedicate ai rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di acidi e basi. Il codice deve però essere individuato seguendo l’origine effettiva del rifiuto e non semplicemente scegliendo una voce che ne descriva l’aspetto.

    Quando le informazioni disponibili non sono sufficienti, può essere necessario esaminare le schede di sicurezza delle materie prime, ricostruire il processo produttivo ed effettuare un campionamento rappresentativo con successive analisi di laboratorio.

    Perché acidi e basi non devono essere miscelati senza valutazione

    Uno degli errori più pericolosi consiste nel pensare che sia sufficiente mescolare un acido con una base per ottenere automaticamente un rifiuto neutro e innocuo.

    La neutralizzazione è una reazione chimica che può sviluppare molto calore, provocare ebollizione, schizzi, vapori o una rapida variazione di pressione. Inoltre, la presenza di altri composti può generare reazioni impreviste.

    A seconda della composizione, la miscelazione può comportare:

    • forte sviluppo di calore;
    • emissione di vapori corrosivi;
    • formazione di gas tossici;
    • precipitazione di metalli;
    • aumento della pressione nei contenitori;
    • formazione di fanghi;
    • perdita di stabilità del rifiuto;
    • aggravamento delle caratteristiche di pericolo.

    Acidi e basi devono quindi essere mantenuti separati, salvo che la miscelazione o neutralizzazione sia stata specificamente valutata e venga effettuata nell’ambito di un processo autorizzato e controllato.

    Particolare attenzione deve essere riservata anche alle incompatibilità con ipocloriti, cianuri, solfuri, metalli reattivi, ossidanti e sostanze organiche. Non è sufficiente distinguere genericamente tra “acido” e “base”: occorre sapere esattamente che cosa contengono i diversi recipienti.

    Come conservare acidi e basi nel deposito temporaneo

    Lo smaltimento degli acidi esausti comincia da una corretta organizzazione del deposito temporaneo presso il produttore.

    I rifiuti devono essere raccolti in contenitori compatibili con la sostanza, integri, chiusi e adeguati alle caratteristiche chimiche del contenuto. Il materiale del recipiente deve essere verificato caso per caso: una tanica adatta a una soluzione alcalina potrebbe non essere idonea a un determinato acido o a una miscela ossidante.

    È inoltre opportuno prevedere:

    • separazione fisica tra sostanze incompatibili;
    • bacini o sistemi di contenimento;
    • pavimentazione resistente e impermeabile;
    • protezione dagli urti e dagli agenti atmosferici;
    • etichettatura chiara dei recipienti;
    • indicazione del contenuto e dei relativi pericoli;
    • disponibilità delle schede di sicurezza;
    • accesso controllato all’area;
    • verifica periodica di taniche, fusti e cisternette.

    Un contenitore deteriorato, rigonfio, non identificato o con residui all’esterno non dovrebbe essere movimentato senza una preventiva verifica. In alcuni casi può essere necessario effettuare il riconfezionamento del rifiuto prima del trasporto.

    Taniche, fusti e cisternette: quale imballaggio utilizzare

    Le quantità ridotte di acidi e basi vengono spesso raccolte in taniche o fusti. Per volumi maggiori possono essere impiegati IBC, cisterne o mezzi destinati al trasporto di liquidi.

    La scelta non dipende soltanto dalla quantità, ma anche da:

    • concentrazione;
    • densità;
    • temperatura;
    • compatibilità chimica;
    • presenza di solidi o fanghi;
    • modalità di movimentazione;
    • classificazione ADR;
    • prescrizioni dell’impianto di destino.

    Non è corretto travasare automaticamente il rifiuto in un contenitore disponibile senza verificare la sua idoneità. Anche un imballaggio apparentemente integro può essere incompatibile con la sostanza o non possedere le caratteristiche richieste per il trasporto.

    Trasporto ADR di acidi e basi esausti

    Numerosi rifiuti acidi e alcalini possono rientrare nella classe 8 ADR, relativa alle materie corrosive. La corretta classificazione per il trasporto dipende però dalla composizione, dalla concentrazione e dalle caratteristiche effettive della miscela.

    Quando il rifiuto è soggetto all’ADR occorre verificare, tra gli altri elementi:

    • numero ONU;
    • denominazione ufficiale di trasporto;
    • classe;
    • eventuale gruppo di imballaggio;
    • etichette di pericolo;
    • imballaggi omologati;
    • quantità trasportata;
    • documento di trasporto;
    • dotazioni del veicolo;
    • formazione del conducente;
    • eventuali esenzioni applicabili.

    L’ADR disciplina il trasporto internazionale delle merci pericolose su strada con l’obiettivo di ridurre la probabilità e le conseguenze degli incidenti durante il trasporto. La versione applicabile deve essere verificata al momento della programmazione del servizio.

    La classificazione ambientale del rifiuto e la classificazione ADR sono due valutazioni collegate, ma non coincidenti: un rifiuto deve essere esaminato sia ai fini della gestione ambientale sia ai fini del trasporto.

    Recupero, neutralizzazione o smaltimento?

    La destinazione finale dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dalle possibilità dell’impianto autorizzato.

    Le principali soluzioni possono comprendere:

    • trattamento chimico-fisico;
    • neutralizzazione controllata;
    • precipitazione e separazione dei metalli;
    • recupero di sostanze o componenti;
    • rigenerazione, quando tecnicamente possibile;
    • trattamento delle acque risultanti;
    • stabilizzazione dei residui;
    • smaltimento finale.

    La semplice correzione del pH non elimina necessariamente tutte le caratteristiche di pericolo. Dopo la neutralizzazione possono infatti rimanere sali, metalli, sostanze organiche o fanghi che devono essere ulteriormente trattati.

    Per individuare la soluzione corretta è necessario valutare l’intero profilo chimico del rifiuto e non soltanto la sua acidità o alcalinità.

    Caso pratico: acidi e basi abbandonati nel laboratorio aziendale

    Un caso tipico riguarda un’azienda che, durante il trasferimento del proprio laboratorio, rinviene diverse taniche contenenti acidi e basi non più utilizzati.

    Alcuni contenitori riportano etichette leggibili, mentre altri presentano scritte parzialmente cancellate. Le taniche comprendono acido cloridrico, acido nitrico, soda caustica e soluzioni di lavaggio provenienti da differenti attività. Una parte dei recipienti è stata inoltre collocata nello stesso armadio, senza una chiara separazione tra sostanze incompatibili.

    La soluzione corretta non consiste nel riunire tutti i liquidi in un unico fusto. Il processo può invece prevedere:

    1. sopralluogo e censimento dei contenitori;
    2. raccolta delle schede di sicurezza disponibili;
    3. separazione degli acidi dalle basi e dalle altre sostanze;
    4. verifica delle condizioni degli imballaggi;
    5. campionamento dei liquidi non identificati;
    6. analisi e classificazione;
    7. riconfezionamento dei recipienti deteriorati;
    8. omologazione presso gli impianti individuati;
    9. pianificazione del trasporto, anche in ADR quando necessario;
    10. conferimento separato alle destinazioni autorizzate.

    In questo modo l’azienda può liberare il laboratorio senza effettuare travasi improvvisati e mantenendo la tracciabilità delle diverse tipologie di rifiuto.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza lo smaltimento di acidi e basi esausti partendo da un’analisi concreta delle condizioni in cui si trovano i rifiuti.

    Il metodo operativo può comprendere:

    • esame delle informazioni fornite dal cliente;
    • verifica delle schede di sicurezza;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • censimento di sostanze, quantità e contenitori;
    • campionamento e analisi, quando necessari;
    • classificazione del rifiuto;
    • verifica delle incompatibilità;
    • eventuale riconfezionamento;
    • individuazione dell’impianto autorizzato;
    • omologazione;
    • organizzazione del trasporto e degli adempimenti ADR;
    • gestione della documentazione e della tracciabilità.

    Per la raccolta dei dati sul campo Arcobaleno utilizza anche un’applicazione proprietaria, attraverso la quale possono essere registrati fotografie, quantità, condizioni del deposito, accessibilità e necessità operative. Questo permette di limitare informazioni incomplete, mezzi non adeguati e criticità durante il conferimento.

    Dopo l’omologazione, il ritiro viene concordato indicando il giorno e una fascia oraria orientativa. Il servizio viene normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto, secondo una soluzione costruita sulle esigenze operative del cliente.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento di acidi e basi

    Per predisporre un’offerta è utile fornire:

    • tipologia o nome delle sostanze;
    • origine del rifiuto;
    • quantità approssimativa;
    • concentrazione, se conosciuta;
    • schede di sicurezza;
    • fotografie dei recipienti;
    • dimensioni e tipologia degli imballaggi;
    • eventuali analisi disponibili;
    • condizioni del deposito;
    • sede presso cui effettuare il ritiro.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un sopralluogo o un preventivo per lo smaltimento di acidi, basi e altri rifiuti chimici.

    FAQ sullo smaltimento di acidi e basi esausti

    È possibile mettere acidi e basi nello stesso contenitore?

    Non senza una preventiva valutazione tecnica. La miscelazione può produrre calore, vapori, schizzi o reazioni con altre sostanze presenti. I rifiuti incompatibili devono essere raccolti e mantenuti separati.

    Qual è il codice EER degli acidi esausti?

    Non esiste un unico codice valido per tutti gli acidi. Il codice dipende dall’attività che ha prodotto il rifiuto, dal processo, dalla composizione e dalla presenza di sostanze pericolose. Deve quindi essere attribuito caso per caso.

    Il solo valore del pH basta per classificare il rifiuto?

    No. Il pH è un dato importante, ma devono essere considerate anche origine, composizione, concentrazioni, contaminanti e caratteristiche di pericolo.

    Come si gestiscono le taniche prive di etichetta?

    Non devono essere aperte, annusate o miscelate per tentare di riconoscerne il contenuto. È necessario ricostruire le informazioni disponibili e, quando non bastano, procedere con campionamento e analisi.

    Il trasporto degli acidi e delle basi è sempre soggetto ad ADR?

    Non sempre, ma molte soluzioni corrosive possono rientrare nell’ADR. La verifica deve essere effettuata sulla specifica sostanza o miscela, tenendo conto della concentrazione, delle proprietà e delle quantità trasportate.

    Arcobaleno può fornire anche i contenitori?

    Quando necessario, il servizio può comprendere la scelta e la fornitura di contenitori compatibili, oppure il riconfezionamento dei rifiuti già presenti in azienda. La soluzione viene definita dopo aver verificato sostanze, quantità e condizioni operative.

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