Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita non riguarda soltanto lo smaltimento dei pannelli. La dismissione, il revamping o la sostituzione di un impianto possono generare moduli fotovoltaici, inverter, quadri elettrici, cavi, batterie, strutture metalliche e altri componenti che devono essere identificati, separati e destinati a filiere autorizzate.
Per aziende, proprietari di immobili industriali, energy service company, installatori e gestori di grandi impianti, una pianificazione corretta permette di evitare accumuli in cantiere, errori documentali, danneggiamenti durante la movimentazione e costi imprevisti.
I moduli fotovoltaici rientrano nella disciplina dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa distingue, in particolare, i pannelli provenienti da impianti di potenza inferiore a 10 kW, considerati domestici, da quelli installati in impianti di potenza uguale o superiore a 10 kW, considerati RAEE professionali.
Un componente non diventa automaticamente un rifiuto soltanto perché viene rimosso. Occorre valutare se sia ancora funzionante, riutilizzabile e concretamente destinato a un nuovo impiego oppure se il detentore abbia deciso di disfarsene.
La produzione di rifiuti può verificarsi in diverse situazioni:
La distinzione tra bene usato e rifiuto deve essere sostenibile dal punto di vista tecnico e documentale. Presentare come apparecchiature riutilizzabili moduli danneggiati, non testati o privi di una reale destinazione può esporre il detentore a contestazioni.
La gestione dei RAEE fotovoltaici deve essere inserita in un progetto più ampio, perché un impianto è composto da materiali differenti.
I pannelli contengono principalmente vetro, alluminio, materiali plastici, celle e componenti conduttivi. Se raccolti e trattati correttamente, una parte significativa dei materiali può essere avviata a recupero.
I moduli devono essere movimentati evitando rotture e dispersioni. I pannelli già danneggiati richiedono attenzioni particolari: frammenti di vetro, cornici deformate e parti taglienti possono rendere necessario un imballaggio rinforzato.
Gli inverter e i quadri elettrici rimossi possono costituire flussi RAEE distinti dai pannelli. Non dovrebbero essere caricati indiscriminatamente insieme ai moduli, soprattutto quando l’impianto destinatario richiede una separazione preventiva.
Cavi elettrici, canaline, staffe e telai in alluminio o acciaio possono essere avviati a recupero, purché siano separati correttamente e non contaminati da altre sostanze.
Le batterie al litio, al piombo o di altra tecnologia non devono essere gestite come semplici componenti elettrici. Presentano rischi differenti e richiedono valutazioni specifiche in materia di imballaggio, deposito, trasporto e destinazione.
Una batteria deformata, surriscaldata, danneggiata o con segni di perdita deve essere immediatamente segnalata. Il suo inserimento in un carico ordinario può generare un serio rischio di incendio.
La corretta attribuzione del codice EER dipende dall’origine del rifiuto, dalle caratteristiche del componente e dalla concreta organizzazione dell’attività che lo ha prodotto.
Non è quindi prudente attribuire il codice osservando soltanto una fotografia o utilizzando automaticamente quello indicato in un precedente formulario. Prima del ritiro è opportuno raccogliere almeno:
La classificazione deve essere verificata caso per caso. Pannelli integri rimossi durante un revamping, moduli frammentati dopo una grandinata e apparecchiature coinvolte in un incendio non costituiscono necessariamente la stessa fattispecie gestionale.
Per gli impianti incentivati con i diversi Conti Energia sono previste specifiche procedure a garanzia della corretta gestione dei pannelli a fine vita.
Il GSE applica una trattenuta sugli incentivi pari a 20 euro per modulo, sia per gli impianti domestici sia per quelli professionali. Il Soggetto Responsabile può, alle condizioni previste, aderire a un Sistema Collettivo e prestare la garanzia attraverso tale sistema.
Nel 2026 il GSE ha previsto due finestre per comunicare l’adesione ai Sistemi Collettivi: dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio. L’adesione determina l’interruzione del trattenimento e la restituzione delle quote già trattenute secondo le procedure applicabili.
Prima di rimuovere i pannelli è pertanto importante verificare:
Organizzare il ritiro senza questa verifica può complicare la successiva rendicontazione al GSE.
Dopo la rimozione, i rifiuti devono essere organizzati in modo da evitare danneggiamenti e commistioni.
I pannelli integri possono essere collocati su pallet adeguati, ordinati e fissati per impedirne lo scivolamento. I moduli rotti devono essere messi in sicurezza con soluzioni che contengano eventuali frammenti.
È inoltre opportuno:
La disponibilità di fotografie e di un inventario dei componenti rende più precisa la preventivazione e riduce il rischio che il materiale trovato al momento del carico sia diverso da quello comunicato.
I rifiuti devono essere affidati a trasportatori autorizzati e conferiti a impianti abilitati a ricevere e trattare gli specifici codici EER.
La movimentazione deve essere accompagnata dalla documentazione prevista. Il sistema RENTRI costituisce oggi l’infrastruttura nazionale per la tracciabilità dei rifiuti e per la progressiva digitalizzazione dei registri e dei formulari.
Prima del servizio devono quindi essere verificati:
Un’azienda manifatturiera decide di effettuare il revamping dell’impianto fotovoltaico installato sulla copertura del proprio stabilimento. L’intervento prevede la rimozione di circa 900 moduli, la sostituzione di alcuni inverter e lo smontaggio parziale delle strutture.
Inizialmente il cliente ritiene sufficiente collocare tutto il materiale in un cassone. Dalla verifica preliminare emerge però che:
Arcobaleno Servizi Ambientali organizza la raccolta dei dati, verifica le differenti tipologie di rifiuto e coordina il servizio con l’installatore. I pannelli vengono disposti su pallet, mentre moduli rotti, inverter e cavi vengono separati.
Il trasporto viene programmato su appuntamento, evitando interferenze con le attività produttive. Il cliente dispone così di una gestione tracciata, di formulari coerenti con i materiali movimentati e della documentazione necessaria per le successive pratiche relative all’impianto incentivato.
La gestione dei rifiuti fotovoltaici viene costruita sulle caratteristiche effettive dell’intervento:
Quando le condizioni tecniche lo consentono, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa del ritiro, programmando il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e dopo il completamento dell’omologazione.
La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita deve essere pianificata prima dell’avvio del cantiere, non quando i pannelli sono già stati smontati e accumulati.
Comunicando numero dei moduli, potenza dell’impianto, fotografie, stato dei materiali, località del ritiro ed eventuale presenza di inverter o batterie, Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la soluzione più adatta.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per organizzare il ritiro e il recupero dei pannelli fotovoltaici e degli altri componenti dell’impianto.
Sì. Il D.Lgs. 49/2014 include i moduli fotovoltaici nella disciplina dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La gestione cambia anche in funzione della potenza dell’impianto e della natura domestica o professionale del RAEE.
I moduli provenienti da impianti con potenza inferiore a 10 kW sono considerati RAEE domestici. Quelli provenienti da impianti con potenza uguale o superiore a 10 kW sono considerati RAEE professionali.
No. Un pannello funzionante può essere destinato al riutilizzo, ma la destinazione deve essere concreta e documentabile. Se il detentore se ne disfa o il riutilizzo è soltanto ipotetico, il componente può assumere la qualifica di rifiuto.
Non automaticamente. Devono essere identificati come flussi distinti e verificati sotto il profilo della classificazione, dell’imballaggio, del trasporto e dell’accettazione presso l’impianto destinatario.
I pannelli integri vengono normalmente ordinati e fissati su supporti adeguati. Quelli rotti devono essere messi in sicurezza per contenere frammenti e parti taglienti. Le modalità definitive dipendono dalle condizioni del materiale e dalle prescrizioni della filiera scelta.
Il Soggetto Responsabile dell’impianto deve verificare le procedure applicabili presso il GSE, comprese le modalità di dimostrazione del corretto trattamento e l’eventuale adesione a un Sistema Collettivo.
Sì. Quando necessario, Arcobaleno Servizi Ambientali effettua un sopralluogo gratuito per valutare quantità, accessibilità, modalità di confezionamento e organizzazione del ritiro.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2026
Dal 15 ottobre 2026 entra in vigore la nuova categoria 2-quater dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, dedicata ai liberi professionisti che, durante determinate attività manutentive, producono rifiuti non pericolosi e hanno necessità di trasportarli personalmente.
La novità interessa una particolare categoria di lavoratori che, pur non essendo organizzati in forma di impresa, può produrre rifiuti durante interventi eseguiti presso clienti, edifici, impianti o cantieri. Fino a oggi l’accesso all’Albo era strutturato principalmente intorno a imprese ed enti; la nuova disciplina introduce invece una modalità specifica per i professionisti iscritti a un albo professionale.
La categoria 2-quater non costituisce però un’autorizzazione generalizzata al trasporto dei rifiuti. È utilizzabile esclusivamente entro limiti precisi, che devono essere verificati prima di presentare la domanda e prima di organizzare qualsiasi trasporto.
La categoria 2-quater è stata istituita con la Deliberazione del Comitato nazionale dell’Albo n. 4 del 22 luglio 2026.
Possono richiedere l’iscrizione i liberi professionisti iscritti a un albo professionale che:
Non basta, quindi, essere titolari di partita IVA o svolgere genericamente lavori tecnici. L’attività di manutenzione deve essere prevista dall’ordinamento dell’albo professionale di appartenenza e deve essere direttamente collegata all’esercizio della professione.
L’iscrizione nella categoria 2-quater Albo Gestori Ambientali consente di trasportare solamente:
La categoria non permette di raccogliere i rifiuti prodotti dal cliente, da un’impresa esecutrice o da altri professionisti. Il soggetto iscritto deve essere il produttore dei rifiuti e deve poter dimostrare il collegamento tra il materiale trasportato e l’attività manutentiva svolta.
È inoltre espressamente escluso il trasporto di rifiuti pericolosi. Se un intervento genera anche componenti, sostanze o materiali classificati come pericolosi, questi non potranno essere trasportati utilizzando la categoria 2-quater.
La categoria 2-quater non deve essere confusa con la categoria 2-bis.
La categoria 2-bis riguarda imprese ed enti che trasportano i propri rifiuti, compresi, entro determinati limiti, alcuni rifiuti pericolosi. La categoria 2-quater è invece riservata ai liberi professionisti iscritti in albi professionali e riguarda esclusivamente rifiuti non pericolosi prodotti durante attività manutentive previste dai rispettivi ordinamenti.
Le principali differenze riguardano quindi:
L’esatta categoria di iscrizione non può essere scelta soltanto in base alla presenza di un veicolo o alla quantità di rifiuti trasportati. Occorre analizzare la forma giuridica, l’attività effettivamente svolta e chi assume il ruolo di produttore del rifiuto.
Il professionista deve presentare la domanda alla Sezione regionale o provinciale dell’Albo competente per il territorio nel quale risiede.
Al momento dell’iscrizione dovrà attestare:
Devono inoltre essere trasmesse le carte di circolazione dei veicoli e, qualora questi non siano di proprietà del professionista, il titolo che ne dimostri la legittima disponibilità.
È previsto un contributo annuo di 50 euro, oltre ai diritti di segreteria. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni.
L’iscrizione all’Albo rappresenta soltanto uno degli adempimenti necessari. Il professionista deve comunque rispettare tutte le disposizioni applicabili alla classificazione, al deposito, al trasporto e alla tracciabilità dei rifiuti.
In particolare, dovrà verificare che:
Il modello di iscrizione stabilisce inoltre che i rifiuti possano derivare esclusivamente dall’attività manutentiva dichiarata. In caso di mancata accettazione da parte dell’impianto, il produttore deve individuare un’altra destinazione autorizzata oppure riportare i rifiuti al luogo di produzione.
Uno degli errori più rischiosi consiste nel considerare la categoria 2-quater come un’autorizzazione semplificata per trasportare qualsiasi materiale rimosso durante un intervento.
Non è così. Prima di partire occorre verificare:
Particolare attenzione deve essere riservata ai rifiuti con possibile presenza di sostanze pericolose. Un componente apparentemente ordinario può essere contaminato da oli, solventi, prodotti chimici o altre sostanze che ne modificano la classificazione. In questi casi, procedere senza una verifica preventiva può comportare un trasporto non conforme.
Un libero professionista iscritto a un albo professionale svolge interventi tecnici e manutentivi presso diversi immobili. Durante un’attività autorizzata dal proprio ordinamento professionale rimuove componenti non pericolosi che diventano rifiuti.
Il professionista vorrebbe caricare i materiali sul proprio veicolo e portarli direttamente a un impianto di recupero.
Prima di procedere vengono effettuate quattro verifiche:
Dall’esame emerge però anche una piccola quantità di materiale contaminato da una sostanza pericolosa. Tale rifiuto viene separato e non viene caricato sul veicolo del professionista, perché la categoria 2-quater non ne permette il trasporto.
Arcobaleno Servizi Ambientali organizza quindi il ritiro del rifiuto pericoloso, verifica la destinazione impiantistica e coordina la documentazione. Il professionista può invece gestire autonomamente, nei limiti della propria iscrizione, i soli rifiuti non pericolosi autorizzati.
Il caso dimostra che una corretta separazione e classificazione iniziale evita di trasformare una semplificazione operativa in un’irregolarità ambientale.
La categoria 2-quater può agevolare alcuni professionisti, ma non elimina la necessità di organizzare correttamente la gestione dei rifiuti.
Arcobaleno Servizi Ambientali può affiancare professionisti, studi tecnici e aziende nella:
Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno. Dopo la verifica tecnica, l’offerta e l’eventuale omologazione, il servizio può essere programmato concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro. Il metodo operativo è orientato a precisione, conformità normativa e soluzioni costruite sulle esigenze del cliente.
Devi gestire rifiuti prodotti durante attività di manutenzione? Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per verificare la classificazione dei materiali e richiedere un’offerta per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti che non puoi trasportare autonomamente.
Le Deliberazioni n. 4 e n. 5 del 22 luglio 2026 entrano in vigore il 15 ottobre 2026. Da quella data diventa operativa la nuova disciplina dell’iscrizione.
No. L’iscrizione è riservata ai liberi professionisti iscritti a un albo professionale il cui ordinamento preveda espressamente lo svolgimento di attività manutentive connesse alla professione.
No. La Deliberazione n. 4 esclude espressamente il trasporto di rifiuti pericolosi.
No. La categoria riguarda esclusivamente i rifiuti prodotti dal professionista durante la propria attività manutentiva. Non autorizza la raccolta e il trasporto di rifiuti prodotti da terzi.
No. I veicoli devono essere nella legittima disponibilità del professionista, risultare idonei e comparire nel provvedimento di iscrizione.
L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni. È inoltre previsto un contributo annuale di 50 euro, oltre ai diritti di segreteria.
No. L’iscrizione autorizza il trasporto entro i limiti indicati, ma non sostituisce gli obblighi di classificazione, tracciabilità, corretta destinazione e documentazione previsti dalla normativa.
Le due tipologie devono essere identificate e separate. I rifiuti pericolosi non possono essere trasportati in categoria 2-quater e devono essere affidati a trasportatori autorizzati per la categoria e i codici EER pertinenti.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2026
Dal 16 settembre 2026, per i soggetti iscritti al RENTRI, la gestione del Formulario di identificazione dei rifiuti entra definitivamente nella fase digitale. Fino al 15 settembre 2026 il produttore o detentore può ancora scegliere di emettere il FIR in formato cartaceo; dal giorno successivo, invece, il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori interessati. La modalità scelta dal produttore determina inoltre quella che deve essere utilizzata da tutta la filiera: produttore, trasportatore e destinatario devono gestire il formulario nello stesso formato.
Per evitare blocchi durante il ritiro, non basta installare l’App FIR digitale RENTRI pochi giorni prima della scadenza. Occorre verificare che i telefoni siano compatibili, configurare correttamente i dispositivi, abilitare le autorizzazioni necessarie e soprattutto effettuare prove operative reali.
A partire dall’aggiornamento del 5 agosto 2026, l’applicazione ufficiale è supportata esclusivamente sui dispositivi dotati di:
L’app deve essere scaricata esclusivamente dagli store ufficiali, cioè Google Play Store e Apple App Store. Le versioni precedenti dei sistemi operativi potrebbero non consentire l’installazione oppure potrebbero causare problemi di funzionamento e prestazioni.
Non esiste quindi un elenco limitato a specifiche marche o modelli. Possono essere utilizzati smartphone Samsung, Apple, Xiaomi, Oppo, Motorola e di altri produttori, purché rispettino i requisiti tecnici richiesti.
Attenzione, però: avere Android 10 o iOS 16 non garantisce da solo la piena compatibilità.
Il dispositivo dovrebbe essere ancora ufficialmente supportato dal produttore, disporre dei servizi Apple o Google aggiornati e non presentare modifiche non ufficiali, come root, jailbreak o ROM personalizzate. Il RENTRI consiglia inoltre almeno 3 GB di memoria RAM, 2 GB di spazio libero e una connessione dati stabile.
Prima di assegnare uno smartphone a un autista o a un operatore, è opportuno verificare la versione effettivamente installata.
Su Android il percorso può variare leggermente, ma in genere si trova in:
Impostazioni → Informazioni sul telefono → Versione Android
Su iPhone:
Impostazioni → Generali → Info → Versione iOS
Non è sufficiente sapere che il telefono può teoricamente essere aggiornato. L’aggiornamento deve essere realmente installato e l’App RENTRI deve aprirsi correttamente dopo l’installazione.
Quando un apparecchio non può essere aggiornato almeno ad Android 10 o iOS 16, deve essere sostituito prima di essere destinato alla gestione del FIR digitale.
Per utilizzare correttamente l’App FIR digitale RENTRI, devono essere abilitate alcune funzioni del telefono:
Questi requisiti risultano espressamente indicati nel supporto tecnico RENTRI.
È inoltre prudente controllare:
Un telefono formalmente compatibile, ma con batteria deteriorata, memoria piena o traffico dati esaurito, può comunque diventare inutilizzabile nel momento del ritiro.
L’applicazione viene utilizzata dalle persone fisiche che operano per conto di produttori, trasportatori e destinatari per compilare, integrare, gestire e firmare il FIR digitale.
Il rappresentante dell’operatore, o un soggetto incaricato, deve accedere all’Area Operatori RENTRI e utilizzare la sezione dedicata alla gestione dei dispositivi mobili. Da qui può abilitare e amministrare i telefoni sui quali l’app è installata e, quando necessario, procedere all’emissione del certificato di firma remota RENTRI.
Il controllo, quindi, deve riguardare tre livelli distinti:
Consegnare semplicemente un telefono aziendale all’autista, senza completarne la configurazione, non è sufficiente.
Ogni impresa dovrebbe effettuare una verifica strutturata su tutti i dispositivi destinati alla gestione dei formulari.
Per ciascun telefono è opportuno controllare:
Il RENTRI ha previsto specifiche modalità operative anche per i casi di indisponibilità temporanea della connettività, dei servizi di autenticazione o della piattaforma. Queste procedure devono essere conosciute prima dell’emergenza e non improvvisate durante il trasporto.
La prova migliore non consiste nell’aprire semplicemente l’applicazione.
È consigliabile simulare l’intero flusso operativo:
I servizi di supporto RENTRI consentono infatti di creare, compilare, integrare e firmare il FIR digitale tramite applicazione web e app mobile.
Una prova effettuata con ufficio, autista e impianto consente di scoprire in anticipo credenziali mancanti, telefoni non associati, autorizzazioni disabilitate o personale non adeguatamente formato.
Un’azienda manifatturiera aveva acquistato quattro nuovi smartphone Android da assegnare agli addetti alla logistica. I telefoni utilizzavano Android 14 e risultavano quindi pienamente compatibili con l’App FIR digitale RENTRI.
Durante una simulazione, però, emersero tre criticità: un dispositivo non era stato associato all’unità locale, su due telefoni l’accesso alla fotocamera era disabilitato e nessun autista aveva ancora effettuato una prova completa di firma e presa in carico del formulario.
Dal punto di vista dell’acquisto hardware, l’azienda si considerava pronta. Dal punto di vista operativo, invece, il primo ritiro digitale avrebbe potuto subire un blocco.
È stato quindi predisposto un controllo dispositivo per dispositivo, completata l’abilitazione nell’Area Operatori e organizzata una simulazione. La verifica anticipata da parte di Arcobaleno ha trasformato quattro telefoni teoricamente compatibili in quattro strumenti realmente utilizzabili.
La gestione digitale non riguarda soltanto il telefono dell’autista. Coinvolge procedure interne, responsabilità, trasportatori, impianti, utenti autorizzati e coerenza dei dati inseriti.
Arcobaleno Servizi Ambientali affianca le aziende nella gestione documentale e normativa dei rifiuti, compresi RENTRI, registri, formulari e conservazione digitale, con soluzioni costruite sulle effettive esigenze operative del cliente.
Prima dell’entrata a regime è possibile verificare il flusso utilizzato dall’azienda, individuare i punti critici e coordinare la gestione documentale con il servizio di raccolta, trasporto e conferimento.
Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per verificare l’organizzazione della tua azienda e preparare correttamente la gestione del FIR digitale prima del 16 settembre 2026.
Dal 5 agosto 2026 l’app è supportata su dispositivi con Android 10 o versioni successive. È comunque preferibile utilizzare un telefono ancora aggiornato e supportato dal produttore.
È necessario avere almeno iOS 16. Gli iPhone che non possono essere aggiornati a questa versione non rispettano i requisiti minimi comunicati dal RENTRI.
Tre GB rappresentano il requisito hardware minimo consigliato. Devono essere presenti anche almeno 2 GB di spazio libero, servizi di sistema aggiornati e una connessione dati stabile.
Tecnicamente il telefono può essere personale, purché compatibile e correttamente configurato. L’impresa deve però valutare sicurezza, controllo del dispositivo, continuità operativa, protezione dei dati e possibilità di intervenire in caso di sostituzione o cessazione del rapporto.
La fotocamera deve essere funzionante e autorizzata, perché l’app può utilizzarla per la lettura dei QR code. Disabilitarne l’accesso può impedire il completo utilizzo delle funzioni previste.
Sono previste modalità operative specifiche per l’indisponibilità temporanea della connettività, dei servizi di autenticazione o del sistema RENTRI. L’azienda deve conoscere e testare preventivamente queste procedure.
Il FIR cartaceo può essere emesso in alternativa al digitale fino al 15 settembre 2026. Dal 16 settembre 2026, per gli iscritti al RENTRI interessati dall’obbligo, il FIR deve essere gestito in formato digitale.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2026
