Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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La provincia di Brescia rappresenta uno dei territori a maggiore vocazione industriale della Lombardia. Metalmeccanica, siderurgia, lavorazione dei metalli, automotive, gomma-plastica, agroalimentare, tessile e attività artigiane formano un tessuto produttivo estremamente diversificato e, di conseguenza, generano flussi molto differenti di rifiuti aziendali e rifiuti speciali.
Per un'impresa, gestire correttamente questi materiali significa molto più che organizzare un ritiro: occorre identificare il rifiuto, attribuire il corretto codice EER, verificarne le eventuali caratteristiche di pericolo, predisporre un deposito temporaneo adeguato e affidare trasporto e trattamento a soggetti autorizzati.
Vediamo quindi quali sono i rifiuti aziendali più diffusi nella provincia di Brescia e come cambiano in funzione delle principali attività economiche del territorio.
I dati della Camera di Commercio di Brescia confermano la rilevanza della componente manifatturiera nell'economia provinciale. Le analisi camerali distinguono, tra gli altri, comparti quali meccanica, siderurgia, gomma-plastica, alimentare, tessile, chimica, carta e stampa, lavorazione dei minerali e mezzi di trasporto.
La specializzazione non è però uniforme sul territorio. Il sistema produttivo della provincia comprende poli e distretti con caratteristiche differenti.
La Val Trompia, e in particolare l'area che comprende Lumezzane, Sarezzo, Gardone Val Trompia, Villa Carcina e Concesio, conserva una fortissima tradizione nella lavorazione dei metalli e nella meccanica. La stessa Provincia di Brescia ricorda come la storia della valle sia da secoli legata al ferro, mentre gli studi territoriali evidenziano una particolare concentrazione di imprese nella lavorazione e produzione di prodotti metallici.
Nella pianura bresciana, territori come Montichiari, Castenedolo, Ghedi, Lonato del Garda e Manerbio ospitano numerose attività industriali, logistiche, meccaniche e agroalimentari. A ovest, le aree di Rovato, Ospitaletto, Cazzago San Martino, Palazzolo sull'Oglio e Franciacorta affiancano manifattura, servizi e una rilevante filiera agroalimentare e vitivinicola.
Il risultato è un territorio nel quale la gestione dei rifiuti industriali a Brescia richiede competenze molto diverse a seconda dello stabilimento e del ciclo produttivo.
È probabilmente il comparto più rappresentativo del territorio. Officine meccaniche, tornerie, aziende di meccanica di precisione, carpenterie, fonderie e produttori di componentistica possono generare:
emulsioni oleose esauste, oli lubrificanti, sfridi e trucioli metallici, fanghi di lavorazione, polveri, morchie, assorbenti contaminati, filtri, stracci, imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose e rifiuti derivanti da trattamenti superficiali.
Particolare attenzione deve essere dedicata ai liquidi e ai fanghi derivanti da lavaggio, rettifica, burattatura o lavorazione CNC, perché composizione e contaminanti possono rendere necessaria una caratterizzazione analitica prima del conferimento.
Nel bresciano sono presenti anche numerose lavorazioni di zincatura, cromatura, nichelatura, decapaggio e trattamento superficiale.
I rifiuti possono comprendere acidi e basi esausti, fanghi contenenti metalli, soluzioni di lavaggio, bagni galvanici esausti, imballaggi contaminati e materiali filtranti.
Sono flussi che richiedono particolare attenzione alla classificazione e, frequentemente, analisi chimiche finalizzate all'omologazione presso l'impianto di destinazione.
Stampaggio, estrusione e trasformazione di polimeri producono soprattutto sfridi plastici, materiale fuori specifica, imballaggi, filtri, assorbenti e residui derivanti dalla manutenzione degli impianti.
Quando il processo utilizza solventi, colle, resine o altre sostanze chimiche possono inoltre essere prodotti rifiuti pericolosi.
Industrie alimentari, cantine, aziende agricole strutturate e imprese di trasformazione possono generare alimenti scaduti o fuori specifica, fanghi, imballaggi, detergenti, prodotti chimici di processo, oli, materiali assorbenti e rifiuti provenienti dalla manutenzione degli impianti.
Nel caso di prodotti confezionati può essere necessario valutare anche la separazione tra contenuto e imballaggio per individuare la soluzione di recupero o smaltimento più appropriata.
Il tessuto industriale provinciale comprende inoltre aziende tessili, chimiche e manifatturiere che possono produrre solventi, vernici, resine, adesivi, reagenti, fanghi, imballaggi contaminati e prodotti fuori specifica.
La gestione deve essere valutata caso per caso, evitando di attribuire automaticamente un codice EER sulla sola base dell'aspetto materiale del rifiuto: la classificazione parte infatti dall'origine e dal processo che lo ha generato.
| Settore produttivo | Rifiuti frequentemente prodotti | Aspetti da verificare |
|---|---|---|
| Metalmeccanica e meccanica di precisione | Emulsioni, oli, buratto, fanghi, trucioli e sfridi metallici | Contaminazione, stato fisico, recuperabilità |
| Carpenteria e lavorazione metalli | Sfridi di ferro, polveri, abrasivi, imballaggi contaminati | Presenza di oli o sostanze pericolose |
| Galvanica e trattamenti superficiali | Acidi, basi, fanghi, bagni esausti, filtri | Analisi chimiche e caratteristiche di pericolo |
| Gomma-plastica | Sfridi, plastiche fuori specifica, filtri, imballaggi | Possibilità di recupero e contaminazione |
| Agroalimentare | Alimenti scaduti, fanghi, imballaggi, detergenti | Separazione delle frazioni e destinazione |
| Tessile | Scarti tessili, fanghi, coloranti, imballaggi | Composizione e sostanze utilizzate |
| Chimico, vernici e resine | Classificazione, compatibilità e ADR | |
| Manutenzione industriale | Oli, filtri, stracci, assorbenti, batterie, RAEE | Deposito, imballaggio e tracciabilità |
La disciplina generale di riferimento rimane la Parte IV del D.Lgs. 152/2006, che regola classificazione, responsabilità e gestione dei rifiuti. Consulta il D.Lgs. 152/2006 su Normattiva
Un esempio rappresentativo riguarda un'azienda del settore della meccanica di precisione, per la quale Arcobaleno Servizi Ambientali opera come interlocutore unico per la gestione dei diversi rifiuti prodotti dallo stabilimento.
Le lavorazioni generano periodicamente quattro flussi principali: buratto, cioè il materiale derivante dalle operazioni di finitura superficiale dei particolari metallici; emulsioni esauste provenienti dalle lavorazioni meccaniche; imballaggi contaminati da oli e prodotti utilizzati nella produzione; sfridi di ferro derivanti dalle lavorazioni e dal ciclo produttivo.
La difficoltà non è semplicemente trovare quattro impianti in grado di ricevere quattro materiali differenti. Per il cliente il valore consiste nell'avere un unico referente che coordina classificazione, omologazioni, ritiri, trasporto e impianti di destinazione, verificando preventivamente i requisiti necessari per ogni flusso.
È esattamente il modello operativo che Arcobaleno adotta nella gestione dei rifiuti industriali complessi. Le procedure aziendali prevedono la verifica del rifiuto, del codice EER, delle eventuali caratteristiche di pericolo, del confezionamento, del trasporto, dell'impianto destinatario e della relativa documentazione.
Per le aziende della provincia che necessitano di un servizio di smaltimento rifiuti a Brescia, Arcobaleno Servizi Ambientali può gestire sia singoli interventi sia programmi periodici di raccolta.
Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi delle esigenze del cliente e della tipologia dei rifiuti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno, supportato dall'applicazione proprietaria utilizzata per raccogliere in modo strutturato le informazioni tecniche.
Seguono offerta, classificazione e omologazione del rifiuto, eventuali analisi, pianificazione del trasporto e conferimento presso l'impianto individuato.
Una volta completata l'omologazione, Arcobaleno concorda con l'azienda giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, programmando normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi.
Il supporto può inoltre essere esteso alla parte documentale e agli adempimenti ambientali, compresi registri, FIR, RENTRI, conservazione digitale e MUD.
A Brescia Arcobaleno ha inoltre un legame diretto con il territorio attraverso la partecipazione all'Advisory Board del progetto Tech4Lib dell'Università degli Studi di Brescia, dedicato allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero delle batterie agli ioni di litio a fine vita.
Ogni stabilimento produce flussi differenti e la soluzione più conveniente e sicura dipende da tipologia, quantità, classificazione, frequenza dei ritiri e impianti disponibili.
Arcobaleno Servizi Ambientali supporta imprese industriali, artigiane e commerciali della provincia di Brescia nella gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, dal singolo ritiro alla gestione completa dello stabilimento.
Invia l'elenco dei rifiuti prodotti, le quantità indicative e alcune fotografie: possiamo verificare il servizio e predisporre un'offerta personalizzata.
Considerata la forte presenza della metalmeccanica, sono particolarmente frequenti emulsioni, oli esausti, fanghi, trucioli e sfridi metallici, stracci e assorbenti contaminati, imballaggi e residui delle lavorazioni superficiali. A questi si aggiungono i rifiuti prodotti dai comparti agroalimentare, plastico, tessile e chimico.
Sì. Il servizio può essere organizzato presso aziende situate a Brescia e nei comuni della provincia, previa verifica della tipologia del rifiuto, dell'omologazione e delle condizioni operative del ritiro.
Il codice non deve essere scelto esclusivamente osservando il materiale. Occorre ricostruire il processo produttivo che ha generato il rifiuto e valutarne origine e composizione. Nei casi dubbi possono essere necessarie schede tecniche, informazioni sul ciclo produttivo e analisi di laboratorio.
Possono esserlo. La classificazione dipende da composizione e caratteristiche del rifiuto effettivamente prodotto. È quindi opportuno verificarne correttamente origine e caratteristiche prima di programmare il conferimento.
Molto spesso i rifiuti metallici possono essere destinati a recupero. Occorre però verificare che il materiale sia correttamente classificato e valutare l'eventuale presenza di oli, emulsioni o altre contaminazioni.
Normalmente sono utili descrizione del rifiuto, codice EER se già disponibile, quantità indicativa, fotografie, modalità di confezionamento e frequenza prevista dei ritiri. Per rifiuti particolari possono essere richieste schede tecniche o analisi.
Sì. L'obiettivo è proprio offrire al produttore un interlocutore unico, coordinando i differenti flussi verso gli impianti più adatti e semplificando la gestione operativa e documentale.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2026
Lo smaltimento dei rifiuti delle lavanderie richiede attenzione perché dietro un'attività apparentemente semplice come il lavaggio di tessuti possono nascondersi flussi di rifiuti molto diversi tra loro. Una lavanderia ad acqua, una lavanderia industriale che tratta grandi quantitativi di biancheria e una pulitintolavanderia che effettua lavaggio a secco non producono infatti gli stessi rifiuti.
Accanto agli imballaggi di detergenti e prodotti chimici possono essere presenti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e materiali assorbenti contaminati, alcuni dei quali classificabili come rifiuti pericolosi.
Per questo motivo una corretta gestione deve partire dall'analisi del processo produttivo e dalla classificazione dei singoli flussi, evitando di attribuire un codice EER semplicemente sulla base del nome commerciale del prodotto o dell'attività svolta.
Nelle lavanderie civili, che operano prevalentemente mediante lavaggio ad acqua, i flussi più ricorrenti derivano dall'utilizzo di detergenti, additivi, sbiancanti, prodotti per il trattamento dei tessuti e relativi imballaggi. Nelle strutture di maggiori dimensioni possono inoltre formarsi fanghi e residui provenienti dagli eventuali sistemi di trattamento delle acque.
Le lavanderie industriali possono gestire volumi sensibilmente superiori e tessuti provenienti da alberghi, ristorazione, industria, strutture sanitarie, officine o altri cicli produttivi. La composizione dello sporco presente sui tessuti può quindi incidere anche sulle caratteristiche dei residui prodotti.
Un'ulteriore categoria è rappresentata dalle lavanderie e tintolavanderie che effettuano lavaggio a secco mediante solventi. In questo caso possono essere generati solventi esausti, residui della distillazione, fanghi, filtri contaminati e imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti contiene specifiche voci per solventi, fanghi e materiali contaminati; i codici contrassegnati da asterisco identificano rifiuti pericolosi. Il riferimento ufficiale è l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex.
La tabella seguente riporta alcuni codici potenzialmente ricorrenti, ma non deve essere utilizzata per attribuire automaticamente il codice a un rifiuto. La classificazione deve sempre essere verificata in funzione dell'origine, del processo che ha generato il rifiuto e della sua composizione, secondo i criteri richiamati anche dalle Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti pubblicate da ISPRA.
| Tipologia di rifiuto | Possibile codice EER* | Indicazione |
|---|---|---|
| Solventi alogenati e miscele di solventi | 14 06 02* | Pericoloso |
| Altri solventi e miscele di solventi | 14 06 03* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti solventi alogenati | 14 06 04* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti altri solventi | 14 06 05* | Pericoloso |
| Imballaggi contaminati da sostanze pericolose | 15 01 10* | Pericoloso |
| Filtri, assorbenti, stracci o DPI contaminati | 15 02 02* | Pericoloso |
| Fanghi da trattamento di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose | 19 08 13* | Pericoloso |
| Fanghi da altri trattamenti di acque reflue industriali | 19 08 14 | Non pericoloso, se ricorrono le relative condizioni |
*I codici sono riportati a titolo esemplificativo. L'EER corretto deve essere determinato caso per caso.
Particolare attenzione va quindi prestata ai fanghi delle lavanderie industriali. La presenza di detergenti, solventi o contaminanti provenienti dai tessuti può rendere necessaria una caratterizzazione più approfondita prima dell'avvio a recupero o smaltimento. Le voci 19 08 13* e 19 08 14 costituiscono, ad esempio, una coppia collegata alla presenza o meno di sostanze pericolose nei fanghi derivanti da determinati trattamenti di acque reflue industriali.
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare automaticamente le acque utilizzate durante il lavaggio come rifiuti liquidi.
Quando le acque reflue vengono convogliate attraverso un sistema di scarico autorizzato, la loro gestione rientra nella disciplina degli scarichi. Diversa è la situazione di liquidi o residui raccolti in contenitori e destinati a un impianto di trattamento come rifiuti: in quel caso entra in gioco la disciplina dei rifiuti.
Il quadro nazionale di riferimento è il D.Lgs. 152/2006 – Norme in materia ambientale, che disciplina sia la tutela delle acque sia la gestione dei rifiuti. In Lombardia, la documentazione regionale relativa alle tintolavanderie evidenzia inoltre specifici adempimenti autorizzativi per gli scarichi in determinate condizioni e per gli impianti a ciclo chiuso che effettuano pulizia a secco. Consulta la documentazione ufficiale di Regione Lombardia.
Il lavaggio a secco merita un'attenzione specifica perché i solventi utilizzati nel ciclo possono generare rifiuti pericolosi sia in forma liquida sia sotto forma di fanghi e residui solidi.
È quindi importante mantenere distinti i diversi flussi: solvente esausto, residuo di distillazione, filtri, assorbenti e imballaggi contaminati non devono essere raggruppati indiscriminatamente. La corretta separazione permette di mantenere sotto controllo la classificazione del rifiuto e di individuare l'impianto di destinazione appropriato.
Per le lavanderie che utilizzano solventi è utile approfondire anche gli aspetti relativi alle emissioni e alla gestione del ciclo del solvente nell'articolo di ARC Ambiente dedicato al Piano Gestione Solventi nelle lavanderie.
Un esempio concreto è rappresentato da un cliente operante nella zona di Rho, per il quale Arcobaleno Servizi Ambientali organizza periodicamente il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti generati dall'attività di lavanderia.
I principali flussi gestiti sono solventi esausti, fanghi derivanti dalle lavorazioni e imballaggi contaminati.
La gestione periodica consente innanzitutto di mantenere separati i diversi rifiuti prodotti e di evitare accumuli disordinati. Arcobaleno verifica preliminarmente le caratteristiche dei materiali, individua con il cliente le modalità di confezionamento e deposito, procede all'omologazione dei rifiuti e programma i ritiri in funzione delle reali esigenze produttive della lavanderia.
Per il cliente il vantaggio è avere un unico interlocutore per flussi differenti, evitando di dover individuare separatamente trasportatori e impianti per solventi, fanghi e imballaggi.
Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi del processo e dei rifiuti effettivamente prodotti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito; seguono l'offerta, l'omologazione dei rifiuti e le eventuali analisi di caratterizzazione.
Dopo l'omologazione, il servizio viene programmato su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, ed eseguito normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. L'obiettivo non è semplicemente ritirare il materiale, ma costruire una gestione continuativa e proporzionata alla produzione della lavanderia.
Arcobaleno può inoltre affiancare l'impresa sugli aspetti documentali e di compliance collegati alla gestione dei rifiuti, dalla classificazione EER alla tracciabilità, fino agli adempimenti RENTRI, registri, formulari, conservazione digitale e MUD quando applicabili.
Solventi, fanghi e imballaggi contaminati non dovrebbero essere gestiti come flussi indistinti. Una corretta gestione dei rifiuti delle lavanderie civili e industriali consente di ridurre il rischio di errori nella classificazione, organizzare meglio il deposito temporaneo e programmare con precisione il conferimento agli impianti autorizzati.
Se gestisci una lavanderia civile, industriale o una tintolavanderia e devi organizzare lo smaltimento di solventi, fanghi, filtri, imballaggi o altri rifiuti speciali, puoi richiedere ad ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali una valutazione del servizio e un'offerta personalizzata.
Dipende dal processo utilizzato. Possono essere prodotti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e assorbenti contaminati, imballaggi di detergenti e prodotti chimici e fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue.
Quando diventano rifiuti, molte tipologie di solventi e miscele di solventi rientrano in codici EER contrassegnati da asterisco, come 14 06 02* e 14 06 03*. Anche fanghi e residui solidi contenenti solventi possono essere pericolosi. La classificazione deve comunque essere effettuata sullo specifico rifiuto.
Non esiste un codice valido per tutte le lavanderie. Occorre individuare l'origine del fango, il processo che lo ha prodotto e l'eventuale presenza di sostanze pericolose. In determinati casi possono essere pertinenti, ad esempio, le voci 19 08 13* o 19 08 14, ma l'attribuzione deve essere verificata tecnicamente.
Non sempre. Se l'imballaggio contiene residui o è contaminato da sostanze pericolose può risultare pertinente il codice 15 01 10*. Un contenitore realmente non contaminato può invece ricadere in altre voci del capitolo 15, in funzione del materiale e delle condizioni effettive.
No. Le acque reflue convogliate attraverso uno scarico sono soggette alla disciplina degli scarichi. Un liquido raccolto e conferito come rifiuto segue invece la disciplina dei rifiuti. È quindi importante distinguere correttamente le due situazioni.
Sì. Il servizio può essere organizzato periodicamente in funzione delle quantità prodotte, come nel caso del cliente della zona di Rho presso il quale Arcobaleno gestisce solventi, fanghi e imballaggi.
Quando la situazione lo richiede, Arcobaleno può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per identificare i diversi flussi, verificare gli spazi disponibili e definire una soluzione di raccolta e smaltimento adeguata.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026
La gestione del formulario rifiuti è stata interessata da un nuovo aggiornamento con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026. Il provvedimento, pubblicato sul portale RENTRI il 5 agosto 2026, aggiorna le istruzioni per la compilazione del Formulario di Identificazione del Rifiuto e del registro cronologico di carico e scarico.
Per le aziende che producono e gestiscono rifiuti si tratta di un aggiornamento importante, perché il corretto utilizzo del FIR rifiuti, sia cartaceo sia digitale, è fondamentale per garantire la tracciabilità dei rifiuti e rispettare gli adempimenti previsti dal RENTRI. Vediamo quindi cosa cambia e quali aspetti è importante conoscere.
Il D.D. 210/2026 è stato adottato ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera d), del D.M. 4 aprile 2023, n. 59, e aggiorna le modalità di compilazione dei modelli previsti dagli articoli 4 e 5 dello stesso decreto. Il provvedimento riguarda quindi sia il registro cronologico di carico e scarico sia il formulario di identificazione del rifiuto.
L'aggiornamento si è reso necessario principalmente per rendere le istruzioni più coerenti con i chiarimenti forniti nel frattempo dal portale RENTRI e per rispondere alle problematiche e ai dubbi emersi nella fase di applicazione del nuovo sistema.
Le modifiche comprendono infatti l'allineamento delle istruzioni alle schede informative già pubblicate, la correzione di alcuni refusi e l'inserimento di indicazioni aggiuntive utili agli operatori. L'obiettivo è quindi rendere più chiara e uniforme la compilazione della documentazione prevista dal sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Per le imprese questo significa prestare attenzione alle nuove istruzioni operative e verificare che le procedure utilizzate internamente siano aggiornate rispetto alla versione più recente della documentazione RENTRI.
Le novità più interessanti del D.D. 210/2026 riguardano le istruzioni per la compilazione del formulario identificazione rifiuto, contenute nell'Allegato 2 del decreto. Non si tratta quindi di una sostituzione del modello del FIR, ma di un aggiornamento delle indicazioni operative che devono essere seguite nella sua compilazione, anche alla luce dei chiarimenti pubblicati dal RENTRI nei mesi precedenti.
Tra gli aspetti che vengono meglio disciplinati rientrano alcune situazioni che possono verificarsi durante la gestione del formulario. Le nuove istruzioni tengono conto, ad esempio, delle modalità di compilazione del FIR in caso di microraccolta, della gestione del peso presunto e del peso verificato in partenza, delle indicazioni da riportare quando il rifiuto è in attesa di verifica analitica e delle modalità da seguire per la correzione del FIR. Si tratta di casistiche sulle quali il RENTRI aveva già pubblicato specifiche schede informative per rispondere ai dubbi degli operatori e che vengono ora recepite e coordinate nelle istruzioni aggiornate.
Un'attenzione specifica è inoltre dedicata alla sosta tecnica nel FIR digitale. Le nuove istruzioni prevedono la compilazione del campo 15 “sosta tecnica” secondo le modalità indicate al paragrafo 2.9 dell'Allegato 2; per la gestione dell'evento, il RENTRI ha inoltre chiarito le informazioni da riportare nel campo 17 “annotazioni”, come luogo di stazionamento, data e ora di inizio della sosta.
Le istruzioni aggiornate intervengono quindi soprattutto per rendere più chiaro come compilare il formulario rifiuti nelle situazioni operative meno immediate, riducendo il rischio di interpretazioni differenti tra produttore, trasportatore e destinatario.
Dopo l’aggiornamento introdotto dal D.D. 210/2026, le aziende devono verificare che le procedure utilizzate per la gestione dei rifiuti siano allineate alle nuove istruzioni di compilazione del FIR. È importante, in particolare, che il personale incaricato della gestione dei formulari utilizzi la documentazione aggiornata e sappia come comportarsi anche nelle casistiche operative specifiche disciplinate dalle nuove indicazioni.
Per la gestione del formulario rifiuti digitale, il RENTRI mette a disposizione diversi strumenti: l’Area Operatori, l’APP RENTRI FIR Digitale e i servizi API per l’interoperabilità con i software gestionali. Nel corso del 2026 queste funzionalità sono state oggetto di ulteriori aggiornamenti, anche per migliorare la gestione del FIR digitale e adeguare i servizi alle esigenze operative degli utenti.
Un aspetto da considerare riguarda anche il passaggio dal FIR cartaceo al FIR digitale. Dal 16 settembre 2026, con la conclusione del periodo transitorio, il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori iscritti al RENTRI. Restano invece ferme le modalità previste per i produttori di rifiuti non soggetti all’obbligo di iscrizione, che possono continuare a gestire il FIR in formato cartaceo. Gli operatori iscritti coinvolti nella filiera – produttori, trasportatori e destinatari – devono pertanto essere organizzati per gestire correttamente il documento in formato digitale.
La progressiva digitalizzazione della gestione dei rifiuti rende sempre più importante avere procedure corrette e aggiornate. Un errore nella compilazione del FIR rifiuti può infatti compromettere la corretta tracciabilità della movimentazione e creare difficoltà in caso di controlli. Affidarsi a un professionista permette di affrontare più facilmente gli aggiornamenti normativi, verificare la corretta compilazione della documentazione e adeguare le procedure aziendali alle novità introdotte dal RENTRI.
Hai dubbi sulla compilazione del formulario rifiuti o sull'applicazione delle nuove istruzioni RENTRI? Contatta Arcobaleno Servizi per ricevere supporto nella gestione dei FIR e degli adempimenti legati alla tracciabilità dei rifiuti.
