Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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Lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica richiede particolare attenzione perché molti dei liquidi utilizzati nei processi di sviluppo, fissaggio e trattamento delle immagini diventano, una volta esausti, rifiuti speciali pericolosi.
Soluzioni di sviluppo, bagni di fissaggio, prodotti utilizzati per le lastre offset, pellicole e materiali contenenti argento non possono essere considerati semplici acque di lavorazione. Devono essere identificati, separati e affidati a una filiera autorizzata, individuando il corretto codice EER e le modalità di raccolta e trasporto.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti dedica infatti un intero capitolo, il capitolo 09, ai “rifiuti dell'industria fotografica”. La classificazione ufficiale è contenuta nella Decisione 2000/532/CE, come modificata dalla Decisione 2014/955/UE. Consulta l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex
I processi fotografici e fotolitografici tradizionali impiegano diverse soluzioni chimiche. Una volta perse le caratteristiche necessarie alla lavorazione, queste diventano rifiuti e devono essere gestite separatamente.
Un caso particolarmente rilevante riguarda la fotolitografia utilizzata nella preparazione delle lastre per la stampa offset: l'Elenco Europeo prevede espressamente il codice 09 01 02* per le soluzioni acquose di sviluppo delle lastre offset.
Anche nell'industria fotografica, nella prestampa, nella radiografia tradizionale e in alcune applicazioni industriali possono essere prodotti liquidi di sviluppo e fissaggio, pellicole, carta fotografica e residui contenenti argento.
| Codice EER | Descrizione | Pericolosità |
|---|---|---|
| 09 01 01* | Soluzioni di sviluppo e soluzioni attivanti a base acquosa | Pericoloso |
| 09 01 02* | Soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa | Pericoloso |
| 09 01 03* | Soluzioni di sviluppo a base di solventi | Pericoloso |
| 09 01 04* | Soluzioni di fissaggio | Pericoloso |
| 09 01 05* | Soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore | Pericoloso |
| 09 01 06* | Rifiuti contenenti argento derivanti dal trattamento in loco di rifiuti fotografici | Pericoloso |
| 09 01 07 | Pellicole e carta fotografica contenenti argento o composti dell'argento | Non pericoloso |
| 09 01 08 | Pellicole e carta fotografica senza argento o composti dell'argento | Non pericoloso |
| 09 01 13* | Rifiuti liquidi acquosi derivanti dal recupero in loco dell'argento, diversi da 09 01 06 | Pericoloso |
| 09 01 99 | Rifiuti non specificati altrimenti | Da valutare |
L'asterisco identifica una voce classificata come pericolosa nell'Elenco Europeo dei Rifiuti.
I codici indicati non devono comunque essere attribuiti automaticamente soltanto sulla base del nome utilizzato in azienda. Il produttore è responsabile della classificazione e dell'attribuzione del pertinente codice EER, tenendo conto dell'origine e della composizione del rifiuto, principio ribadito anche dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Approfondisci il principio di classificazione sul sito del MASE
Lo smaltimento delle soluzioni di sviluppo e fissaggio costituisce uno dei problemi più frequenti nelle attività che utilizzano ancora processi fotografici o fotolitografici a umido.
Sviluppo e fissaggio svolgono funzioni differenti e presentano composizioni differenti: non è quindi corretto travasare automaticamente tutti i liquidi esausti nello stesso contenitore.
Le soluzioni di fissaggio utilizzate nei processi fotografici possono inoltre caricarsi di argento proveniente dal materiale trattato. Il recupero dell'argento dai rifiuti fotografici è una pratica industriale consolidata: anche il Joint Research Centre della Commissione europea descrive specifici trattamenti dei rifiuti fotografici liquidi finalizzati alla separazione e al recupero dell'argento. Consulta il documento tecnico del Joint Research Centre della Commissione europea
Separare correttamente i flussi può quindi essere importante non soltanto per la sicurezza e la conformità, ma anche per permettere all'impianto di adottare la destinazione di recupero o trattamento più appropriata.
Un errore possibile è attribuire automaticamente un codice 09 a qualsiasi rifiuto prodotto da una tipografia.
L'Elenco Europeo classifica invece i rifiuti principalmente in funzione della loro origine e del processo che li ha generati. Il capitolo 09 riguarda specificamente i rifiuti dell'industria fotografica e comprende, tra gli altri, quelli derivanti dallo sviluppo delle lastre offset.
Inchiostri esausti, solventi di lavaggio, imballaggi contaminati, stracci, filtri o altri residui prodotti nelle successive fasi di stampa possono appartenere ad altri capitoli EER.
Per questo la classificazione deve partire dal processo: prestampa, sviluppo della lastra, stampa, pulizia degli impianti, manutenzione e gestione degli imballaggi possono produrre rifiuti differenti.
Il D.Lgs. 152/2006 disciplina la classificazione e la gestione dei rifiuti speciali e attribuisce al produttore e al detentore precise responsabilità lungo la filiera. Consulta l'articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 su Normattiva
I liquidi fotografici esausti devono essere mantenuti in contenitori compatibili con il rifiuto, integri, chiusi e correttamente identificati, evitando miscelazioni non preventivamente valutate.
In particolare è opportuno:
Il deposito temporaneo prima della raccolta è disciplinato dall'articolo 185-bis del D.Lgs. 152/2006.
Un esempio concreto riguarda un cliente della provincia di Biella che genera periodicamente soluzioni esauste derivanti dal proprio processo: soluzioni di sviluppo e soluzioni di fissaggio.
La produzione non giustifica interventi continui, ma richiede una gestione organizzata nel tempo. ARC Ambiente ha quindi impostato un servizio periodico nel quale i due flussi vengono mantenuti distinti e identificati.
Quando i quantitativi raggiungono il livello concordato, Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il ritiro e il conferimento presso gli impianti individuati, verificando preventivamente classificazione, omologa e condizioni di accettazione.
In questo modo il cliente dispone di un unico interlocutore per la gestione ricorrente dei rifiuti fotolitografici, senza dover ricercare ogni volta trasportatori, impianti e soluzioni differenti.
Il caso mostra anche un aspetto importante: per attività che generano con continuità piccoli o medi quantitativi di liquidi fotografici, una raccolta programmata è spesso più efficiente rispetto alla gestione del problema soltanto quando i contenitori sono ormai pieni.
ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il servizio partendo dall'identificazione del rifiuto e non semplicemente dalla richiesta di un mezzo.
Il percorso può comprendere analisi preliminare del processo produttivo → raccolta di SDS e documentazione → individuazione del codice EER → eventuale sopralluogo gratuito → offerta → omologazione presso l'impianto → eventuali analisi → programmazione del ritiro → trasporto e conferimento → gestione documentale.
Quando il rifiuto è stato omologato, Arcobaleno può concordare con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, con programmazione ed esecuzione del servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
Per le aziende che necessitano di un'assistenza continuativa il supporto può inoltre estendersi, in funzione degli obblighi applicabili, alla gestione di registri cronologici, RENTRI, formulari, conservazione digitale e MUD. Il portale ufficiale RENTRI pubblica e aggiorna le istruzioni operative per registri e FIR. Consulta le istruzioni ufficiali RENTRI
Se la tua azienda produce rifiuti da fotolitografia, soluzioni di sviluppo per lastre offset, bagni di fissaggio, liquidi fotografici esausti, pellicole o altri residui dell'industria fotografica, ARC Ambiente può valutare il flusso e organizzare una soluzione di raccolta e smaltimento costruita sulle reali esigenze produttive.
Per predisporre un'offerta sono particolarmente utili la descrizione del processo, il codice EER eventualmente già utilizzato, SDS dei prodotti originari, fotografie dei contenitori, quantità disponibili e frequenza con cui il rifiuto viene prodotto.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali e richiedi un'offerta per lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica.
Dipende dal processo. Le soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa sono identificate dal codice 09 01 01*, mentre le soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa rientrano nella voce 09 01 02*. Entrambe sono voci pericolose.
L'Elenco Europeo attribuisce alle soluzioni di fissaggio il codice EER 09 01 04*. L'asterisco indica che si tratta di un rifiuto pericoloso.
Non devono essere miscelati automaticamente. Si tratta di flussi differenti e la compatibilità deve essere valutata prima dell'eventuale miscelazione. In assenza di una valutazione specifica è preferibile mantenerli separati.
Sì. Nei processi fotografici tradizionali il fissaggio può contenere argento proveniente dal materiale trattato. Esistono infatti specifiche tecnologie di trattamento finalizzate al recupero dell'argento dai rifiuti fotografici liquidi.
Non necessariamente. L'EER distingue le pellicole e la carta contenenti argento o composti dell'argento, codice 09 01 07, da quelle prive di argento, 09 01 08; entrambe le voci non sono contrassegnate dall'asterisco nell'Elenco. La classificazione concreta deve comunque corrispondere al rifiuto effettivamente prodotto.
Dipende dalle caratteristiche dell'impresa e dai rifiuti prodotti. I produttori di rifiuti pericolosi rientrano tra i soggetti per i quali la normativa prevede l'iscrizione al RENTRI secondo le relative tempistiche e modalità.
Sì. Per aziende che producono regolarmente soluzioni di sviluppo, fissaggio o altri rifiuti speciali è possibile strutturare un servizio periodico, evitando di dover organizzare ogni singolo smaltimento da zero e mantenendo nel tempo una gestione più ordinata e prevedibile.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2026
La provincia di Alessandria presenta un tessuto economico particolarmente diversificato: industria chimica, gomma e plastica, metalmeccanica, oreficeria, siderurgia, refrigerazione industriale, logistica, agroalimentare e vitivinicolo convivono in un territorio caratterizzato da poli produttivi molto differenti tra loro.
Questa varietà si riflette direttamente sulla gestione ambientale delle imprese. Lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria e provincia può infatti riguardare materiali molto diversi: solventi, fanghi, acidi e basi, emulsioni, metalli, imballaggi contaminati, scarti plastici, rifiuti da lavorazioni orafe, oli esausti, RAEE e numerose altre tipologie di rifiuti speciali.
Secondo i dati della Camera di Commercio di Alessandria-Asti, nel 2025 risultavano registrate 38.033 imprese nella provincia di Alessandria. Il manifatturiero continua ad avere un ruolo rilevante e le più recenti rilevazioni di Confindustria Alessandria individuano tra i comparti industriali di riferimento la chimica-gomma-plastica, l'alimentare e il metalmeccanico.
La provincia non presenta una sola specializzazione, ma una serie di distretti e poli produttivi territoriali.
Ad Alessandria, e in particolare nell'area di Spinetta Marengo, è storicamente significativa la presenza dell'industria chimica. La Regione Piemonte evidenzia inoltre il polo chimico delle vernici tra Quattordio e Felizzano, mentre la stessa area alessandrina presenta imprese attive nella gomma, nelle materie plastiche, nella meccanica e nei servizi alle imprese.
A Valenza il quadro cambia completamente. Qui si trova uno dei più importanti distretti della gioielleria italiana. Secondo il Sistema Statistico Nazionale – SISTAN, nel 2024 la provincia concentrava l'84% delle imprese piemontesi del settore orafo; nella sola Valenza erano presenti 705 imprese specializzate nella produzione di gioielli, con oltre 5.500 addetti. Il distretto comprende anche Bassignana, Pecetto di Valenza e San Salvatore Monferrato.
Novi Ligure mantiene invece una forte vocazione industriale e metalmeccanica, con una presenza significativa della siderurgia e del relativo indotto; la Regione Piemonte identifica ancora un vero e proprio polo industriale sud-est nel territorio comunale.
Tortona beneficia della posizione strategica lungo le principali direttrici tra Piemonte, Lombardia e Liguria ed è fortemente legata alla logistica, accanto a imprese meccaniche, chimiche, plastiche e del packaging. Casale Monferrato presenta invece una storica specializzazione nella meccanica e soprattutto nella refrigerazione industriale: il cosiddetto Distretto del Freddo comprende decine di aziende e migliaia di addetti.
Nell'Acquese e nell'Ovadese assumono maggiore rilevanza il vitivinicolo, l'agroalimentare, le attività artigianali e le PMI manifatturiere. Una lettura territoriale della Provincia individua infatti sette poli principali — Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure, Ovada, Tortona e Valenza — ciascuno con proprie specializzazioni economiche.
La tipologia del rifiuto dipende sempre dal processo che lo ha generato. Non è quindi possibile attribuire automaticamente un codice EER sulla sola base del materiale: origine, composizione ed eventuali sostanze pericolose devono essere valutate caso per caso.
| Settore produttivo | Zone particolarmente rappresentative | Rifiuti speciali frequentemente prodotti |
|---|---|---|
| Chimica, vernici, gomma e plastica | Alessandria, Spinetta Marengo, Quattordio, Felizzano | Solventi esausti, pitture e vernici, resine, fanghi, acidi e basi, imballaggi contaminati, assorbenti e filtri |
| Oreficeria e gioielleria | Valenza e comuni del distretto | Soluzioni di trattamento, bagni esausti, fanghi e polveri di lavorazione, materiali filtranti, imballaggi contaminati, reagenti |
| Metalmeccanica e siderurgia | Novi Ligure, Tortona, Alessandria | Emulsioni oleose, oli esausti, fanghi, sfridi metallici, abrasivi, filtri e stracci contaminati |
| Refrigerazione e meccanica | Casale Monferrato | Oli, componenti metallici, RAEE, refrigeranti e materiali contaminati derivanti da manutenzione |
| Logistica e magazzini | Tortona, Novi Ligure, Alessandria | Imballaggi, legno, plastica, materiali assorbenti, batterie, RAEE e rifiuti da manutenzione |
| Agroalimentare e vitivinicolo | Acqui Terme, Ovada, Tortonese, Monferrato | Scarti organici, fanghi, imballaggi, detergenti e prodotti chimici, oli e rifiuti da manutenzione degli impianti |
La disciplina generale resta quella della Parte IV del D.Lgs. 152/2006, consultabile su Normattiva, che regolamenta gestione, tracciabilità, recupero e smaltimento dei rifiuti.
Un caso particolarmente rappresentativo riguarda un'impresa del distretto orafo di Valenza che ha scelto ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali come interlocutore unico per la gestione dei rifiuti prodotti dallo stabilimento.
Le lavorazioni generano flussi differenti, alcuni dei quali richiedono particolare attenzione per composizione e pericolosità: residui e fanghi provenienti dalle lavorazioni e dai trattamenti superficiali, soluzioni liquide esauste, materiali filtranti e assorbenti contaminati, imballaggi, prodotti chimici e rifiuti derivanti dalla manutenzione degli impianti.
Arcobaleno coordina la gestione delle diverse tipologie di rifiuto, individuando le corrette filiere di recupero o smaltimento e programmando i ritiri in funzione delle esigenze produttive.
Il servizio non si limita però all'aspetto operativo. Per questo cliente Arcobaleno segue anche registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, conservazione digitale della documentazione e predisposizione del MUD annuale, creando un sistema unico tra gestione fisica del rifiuto e compliance ambientale.
Il portale ufficiale RENTRI del Ministero dell'Ambiente conferma come il nuovo sistema sia ormai centrale nella digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti; le modalità di compilazione di registri e FIR sono state inoltre aggiornate nel luglio 2026. Il MUD rimane invece la comunicazione annuale prevista per i soggetti obbligati.
Per le aziende che desiderano esternalizzare la gestione operativa di questi adempimenti, ARC Ambiente offre anche un servizio specifico di consulenza e gestione RENTRI.
La gestione parte dall'analisi del rifiuto e del processo produttivo. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno; vengono quindi verificati classificazione, eventuali analisi, modalità di confezionamento e impianto di destino.
Dopo l'omologazione, ARC Ambiente concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, programmando normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione. Il cliente può inoltre scegliere un servizio continuativo che integri smaltimento, documentazione, registri, RENTRI, conservazione digitale e MUD.
Per approfondire il funzionamento del servizio è possibile consultare la pagina dedicata alla raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali.
Se la tua azienda opera ad Alessandria, Valenza, Novi Ligure, Tortona, Casale Monferrato, Acqui Terme, Ovada o negli altri comuni della provincia, ARC Ambiente può valutare una soluzione personalizzata per rifiuti pericolosi e non pericolosi.
Per ricevere un'offerta sono particolarmente utili fotografie, quantità indicative, descrizione del processo produttivo, eventuale codice EER, stato fisico, modalità di deposito, schede di sicurezza e analisi disponibili.
Consulta anche la guida su come richiedere un preventivo per lo smaltimento dei rifiuti speciali oppure contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un'offerta dedicata alla tua azienda.
Dipende dal settore e dal ciclo produttivo. Tra i più frequenti si trovano solventi, oli ed emulsioni, fanghi, acidi e basi, pitture e vernici, metalli, plastiche, imballaggi contaminati, filtri, assorbenti, batterie e RAEE.
Sì. Il servizio può essere organizzato ad Alessandria e nei diversi comuni della provincia, valutando quantità, tipologia dei rifiuti e caratteristiche logistiche del ritiro.
La classificazione dipende dal processo che ha generato il rifiuto e dalla sua composizione. Bagni esausti, fanghi, polveri, materiali filtranti e soluzioni chimiche devono quindi essere valutati singolarmente prima dell'attribuzione del corretto codice EER e delle eventuali caratteristiche di pericolo.
Sì. È possibile impostare un servizio continuativo comprendente supporto alla tenuta dei registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, conservazione digitale e predisposizione del MUD annuale, sulla base degli obblighi applicabili alla singola azienda.
Non sempre. Quando le informazioni, le fotografie e la documentazione disponibili consentono di identificare correttamente il servizio, il preventivo può essere predisposto senza sopralluogo. Nei casi più complessi ARC Ambiente può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2026
L’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) è il sistema utilizzato per identificare e classificare i rifiuti attraverso codici numerici a sei cifre. Nel linguaggio operativo è ancora molto frequente parlare di codici CER, ma la denominazione di riferimento è oggi quella di codici EER.
Conoscere i 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti è importante perché rappresentano il primo livello della classificazione: permettono di ricondurre il rifiuto all’attività o al processo dal quale è stato generato e, successivamente, di arrivare alla specifica voce a sei cifre.
L’Elenco deriva dalla Decisione 2000/532/CE, successivamente modificata, tra l’altro, dalla Decisione 2014/955/UE. Gli orientamenti tecnici della Commissione europea confermano che l’EER è organizzato in 20 capitoli identificati da due cifre, ulteriormente suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.
La struttura è gerarchica:
07 → capitolo
07 02 → sottocapitolo
07 02 XX → singolo codice EER
Il punto fondamentale è che il codice non deve essere scelto semplicemente osservando il materiale di cui è composto il rifiuto. Occorre innanzitutto conoscere la sua origine e il processo che lo ha generato.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha ribadito che la classificazione e l’attribuzione del pertinente codice EER competono al produttore del rifiuto e che l’Elenco tiene conto sia dell’origine sia della composizione del rifiuto.
Per questo due rifiuti apparentemente simili possono avere codici differenti se derivano da processi produttivi diversi.
La seguente tabella riassume i 20 capitoli EER e aiuta a comprendere la logica con cui è organizzato l’Elenco ufficiale. Le denominazioni derivano dall’Elenco europeo dei rifiuti.
| Capitolo | Tipologia di rifiuti | Esempi di settori o processi interessati |
|---|---|---|
| 01 | Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione e trattamento di minerali | Cave, miniere, lavorazione minerali |
| 02 | Rifiuti di agricoltura, pesca e preparazione degli alimenti | Aziende agricole, industrie alimentari |
| 03 | Rifiuti della lavorazione del legno, carta e cartone | Falegnamerie, cartiere, mobilifici |
| 04 | Rifiuti delle industrie delle pelli, pellicce e tessili | Concerie, tintorie, aziende tessili |
| 05 | Rifiuti della raffinazione del petrolio, gas naturale e carbone | Raffinerie e processi petrolchimici |
| 06 | Rifiuti dei processi chimici inorganici | Acidi, basi, sali, processi chimici inorganici |
| 07 | Rifiuti dei processi chimici organici | Chimica organica, polimeri, resine |
| 08 | Rifiuti di pitture, vernici, adesivi, sigillanti e inchiostri | Verniciatura, stampa, produzione di adesivi |
| 09 | Rifiuti dell’industria fotografica | Processi fotografici e prodotti di sviluppo |
| 10 | Rifiuti provenienti da processi termici | Fonderie, centrali, lavorazioni ad alta temperatura |
| 11 | Rifiuti dal trattamento chimico superficiale e rivestimento di metalli | Galvanica, decapaggio, trattamenti superficiali |
| 12 | Rifiuti dalla lavorazione meccanica di metalli e plastiche | Tornitura, fresatura, rettifica |
| 13 | Oli esauriti e residui di combustibili liquidi | Manutenzione industriale, officine |
| 14 | Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto | Solventi e fluidi refrigeranti |
| 15 | Imballaggi, assorbenti, stracci, filtri e indumenti protettivi | Imballaggi contaminati, DPI, materiali assorbenti |
| 16 | Rifiuti non specificati altrimenti nell’Elenco | RAEE, batterie e altri flussi specifici |
| 17 | Rifiuti da costruzione e demolizione | Cantieri, strip out, demolizioni |
| 18 | Rifiuti sanitari, veterinari e di ricerca collegata | Ospedali, laboratori, veterinari |
| 19 | Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti e acque | Impianti di recupero, depuratori |
| 20 | Rifiuti urbani e assimilabili, comprese raccolte differenziate | Rifiuti domestici e analoghi flussi urbani |
La risposta breve è: si parte dall'attività che ha originato il rifiuto, non dal nome che normalmente gli viene dato in azienda.
La Decisione 2014/955/UE stabilisce infatti un ordine preciso. In prima battuta devono essere ricercate le voci nei capitoli 01-12 e 17-20 in funzione dell'origine del rifiuto. Se non si individua una voce appropriata, si passa ai capitoli 13, 14 e 15, successivamente al capitolo 16 e, soltanto come ultima possibilità, alle voci terminanti in 99 del capitolo corrispondente all'attività.
Questo principio è essenziale. Un solvente esausto, ad esempio, non ricade automaticamente nel capitolo 14: se deriva da uno specifico processo chimico per il quale il capitolo 07 prevede già una voce appropriata, occorre prima valutare quella classificazione.
Analogamente, uno stesso stabilimento può produrre rifiuti appartenenti a numerosi capitoli differenti.
Sì. È del tutto normale.
La stessa Commissione europea utilizza l’esempio di un costruttore automobilistico che, in funzione delle diverse fasi produttive, può generare rifiuti appartenenti ai capitoli 08, 11 e 12.
Questo aspetto diventa particolarmente importante nelle industrie complesse, dove produzione, laboratorio, manutenzione, confezionamento e trattamento delle acque generano flussi completamente differenti.
Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali operante in provincia di Varese nella produzione di resine, adesivi e sigillanti.
In uno stabilimento di questo tipo non esiste un unico “rifiuto chimico”. Le differenti fasi produttive possono generare:
La classificazione può quindi coinvolgere innanzitutto il capitolo 07, relativo ai processi chimici organici, e il capitolo 08, che comprende espressamente adesivi e sigillanti. Possono inoltre risultare pertinenti, in funzione della reale origine del singolo flusso, altri capitoli come il 13, 15 o 16. Il capitolo 08, infatti, comprende i rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di rivestimenti, adesivi, sigillanti e inchiostri.
In questo stabilimento Arcobaleno svolge il ruolo di interlocutore unico per la gestione e lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti.
Il vantaggio operativo non consiste semplicemente nell'organizzare più ritiri, ma nel coordinare un sistema multirifiuto: individuazione dei diversi flussi, verifica della classificazione, eventuale analisi, omologazione presso gli impianti destinatari, scelta dei contenitori e programmazione separata dei conferimenti.
Per il cliente significa evitare di dover gestire numerosi fornitori differenti e avere un unico referente tecnico per l'intera problematica rifiuti.
Nei contesti industriali complessi il Metodo Arcobaleno parte dalla mappatura dei processi che generano il rifiuto.
Si analizzano origine, composizione, schede di sicurezza disponibili, modalità di produzione e caratteristiche del residuo. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e, nei casi in cui la classificazione non possa essere definita sulla sola base delle informazioni disponibili, vengono valutate le analisi necessarie.
Successivamente vengono individuati gli impianti autorizzati, completate le omologazioni e pianificati i ritiri. Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del servizio, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto.
L'obiettivo è trasformare un insieme di codici, contenitori, impianti e adempimenti in un processo unico e controllato.
Sì. L’EER viene aggiornato quando l'evoluzione tecnologica rende necessario modificare o introdurre nuove voci.
Un caso attuale riguarda i rifiuti di batterie: la Decisione delegata (UE) 2025/934 aggiorna alcune voci dell’Elenco e le nuove disposizioni diventeranno operative dal 9 dicembre 2026. L’Albo Nazionale Gestori Ambientali ha già definito le modalità di adeguamento delle iscrizioni.
Per questo la classificazione non dovrebbe essere considerata un'attività da svolgere una volta per tutte: è opportuno verificare periodicamente classificazioni e autorizzazioni.
Individuare il capitolo EER è soltanto il primo passaggio. Occorre poi identificare la specifica voce a sei cifre, verificare l'eventuale pericolosità, le modalità di deposito, il trasporto e l'idoneità dell'impianto destinatario.
Arcobaleno Servizi Ambientali – ARC Ambiente supporta aziende e industrie nella classificazione e nello smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, organizzando soluzioni costruite sulle effettive esigenze dello stabilimento.
Contatta ARC Ambiente per richiedere un sopralluogo o un'offerta per la gestione dei rifiuti della tua azienda.
L’EER è strutturato in 20 capitoli, identificati dalle prime due cifre del codice. I capitoli sono suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.
Nella pratica il termine codice CER è ancora molto utilizzato. La terminologia di riferimento è però Elenco Europeo dei Rifiuti (EER). Entrambe le espressioni vengono quindi frequentemente utilizzate nelle ricerche e nel linguaggio aziendale.
Indicano il capitolo dell'Elenco, generalmente collegato all'attività o al processo dal quale deriva il rifiuto.
No. La classificazione deve considerare soprattutto origine, processo produttivo e composizione del rifiuto. Due materiali apparentemente uguali possono quindi avere codici differenti.
Sì. È molto comune. Uno stabilimento industriale può produrre contemporaneamente rifiuti di processo, imballaggi, oli, assorbenti, RAEE e rifiuti di manutenzione appartenenti a capitoli differenti.
L'asterisco identifica una voce pericolosa dell'Elenco. Per alcune tipologie di rifiuti esistono inoltre cosiddette voci speculari o “a specchio”, ovvero tipologie di rifiuto che possono esistere sia nella forma pericolosa che non pericolosa, per le quali la corretta classificazione richiede la valutazione della composizione e delle eventuali caratteristiche di pericolo, che solitamente avviene tramite opportuna analisi.
La classificazione e l'attribuzione del codice competono al produttore del rifiuto, che può naturalmente avvalersi di supporto tecnico specialistico. Il MASE ha espressamente ribadito questo principio.
Sì, Arcobaleno è in grado di gestire tutte le tipologie di rifiuto ed è quindi un partner ideale per soluzioni aziendali a 360 gradi. Puoi consultare le autorizzazioni ambientali qui.
Per l’approfondimento normativo: Decisione 2000/532/CE – Elenco europeo dei rifiuti su EUR-Lex; Orientamenti della Commissione europea sulla classificazione dei rifiuti; Albo Nazionale Gestori Ambientali – aggiornamento codici EER batterie 2026
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2026
