22-10-2026
Gestione, smaltimento e recupero delle materie plastiche di scarto
Gli scarti di plastica industriale sono prodotti da moltissime attività: industria alimentare e del packaging, stampaggio, lavorazioni meccaniche, logistica, cosmetica, farmaceutica, automotive e numerosi altri settori manifatturieri.
Film, sfridi, bobine, fogli, vaschette difettose, imballaggi, ritagli e residui di lavorazione non devono però essere considerati automaticamente materiali da smaltire. Quando caratteristiche e condizioni del rifiuto lo consentono, il recupero delle materie plastiche di scarto può permettere di reintrodurre il materiale nel ciclo produttivo, riducendo il ricorso allo smaltimento finale e favorendo l'economia circolare.
La corretta gestione richiede però una valutazione preliminare: origine del rifiuto, polimero, presenza di contaminanti, omogeneità, quantità prodotte e modalità di confezionamento incidono sia sulla classificazione sia sulla possibilità concreta di recupero.
Recupero o smaltimento della plastica: qual è la differenza?
La normativa ambientale privilegia il recupero rispetto allo smaltimento. L'articolo 179 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce infatti una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, altre forme di recupero e, solo successivamente, smaltimento.
Questo principio è particolarmente importante per le materie plastiche.
Uno scarto industriale pulito, omogeneo e correttamente separato può avere caratteristiche molto diverse da una plastica contaminata da sostanze chimiche, residui alimentari, colle, vernici o altri materiali.
Nel primo caso può essere possibile avviare il rifiuto a operazioni di selezione, triturazione, macinazione o altre lavorazioni finalizzate al recupero di materia. Nel secondo caso il recupero può risultare tecnicamente più complesso o non praticabile e può rendersi necessario individuare differenti forme di trattamento o smaltimento.
La soluzione corretta, quindi, non consiste semplicemente nel trovare "dove buttare la plastica", ma nell'individuare la filiera autorizzata più appropriata per quello specifico scarto.
Quali scarti plastici possono produrre le aziende?
Le tipologie sono molto diverse a seconda dell'attività produttiva.
| SCARTO PLASTICO | ESEMPIO DI ORIGINE | POSSIBILE GESTIONE |
|---|---|---|
| Sfridi di film e foglia plastica | Packaging e confezionamento | Recupero di materia se puliti e omogenei |
| Ritagli di PE, PP o PET | Produzione e trasformazione | Selezione e recupero |
| Scarti da stampaggio | Industria plastica | Macinazione e recupero, se tecnicamente idonei |
| Bobine e film fuori specifica | Packaging e logistica | Recupero previa verifica |
| Imballaggi in plastica | Attività industriali e commerciali | Recupero secondo caratteristiche e contaminazione |
| Plastiche miste | Produzione e manutenzione | Selezione o trattamento dedicato |
| Plastiche contaminate | Processi chimici o industriali | Valutazione specifica e possibile trattamento/smaltimento |
La possibilità di recupero non dipende soltanto dal fatto che il materiale sia "plastica". Una partita composta da un unico polimero, separata alla fonte e priva di contaminazioni tende ad avere possibilità di valorizzazione molto maggiori rispetto a un rifiuto eterogeneo.
Come classificare gli scarti plastici industriali
Prima del ritiro occorre identificare correttamente il rifiuto e attribuire il relativo codice EER, sulla base dell'origine e del processo che lo ha generato.
A titolo puramente esemplificativo, nel Catalogo Europeo dei Rifiuti possono ricorrere codici quali:
07 02 13, rifiuti plastici derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di plastiche;
12 01 05, limatura e trucioli di materiali plastici derivanti da specifiche lavorazioni;
15 01 02, imballaggi in plastica.
Il codice corretto non può però essere scelto semplicemente osservando il materiale: deve essere individuato partendo dal processo produttivo che genera il rifiuto e dalle sue caratteristiche.
Anche per questo è utile separare gli scarti già nel luogo di produzione. Mischiare differenti polimeri o contaminare uno scarto recuperabile con altri rifiuti può rendere più difficile, o economicamente meno conveniente, il successivo recupero.
Deposito temporaneo e raccolta degli scarti plastici
Prima del ritiro, le materie plastiche di scarto possono essere raggruppate presso il luogo nel quale sono prodotte nel rispetto delle condizioni previste per il deposito temporaneo prima della raccolta dall'articolo 185-bis del D.Lgs. 152/2006.
Dal punto di vista operativo è consigliabile utilizzare contenitori, cassoni, big bag o altri sistemi idonei alla tipologia e al volume prodotto, evitando miscelazioni che possano compromettere la successiva valorizzazione.
Nelle aziende che producono quantità continuative può essere utile organizzare ritiri programmati, dimensionando frequenza e modalità di raccolta in funzione degli spazi disponibili e dei quantitativi generati.
Economia circolare e nuove regole sugli imballaggi in plastica
Il tema del recupero della plastica assume un'importanza ancora maggiore alla luce del nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, applicabile dal 12 agosto 2026.
Il regolamento rafforza il percorso europeo verso imballaggi progettati per essere riciclati e introduce progressivamente requisiti di riciclabilità e percentuali minime di contenuto riciclato per diverse categorie di imballaggi in plastica.
Per le imprese produttrici di packaging diventa quindi sempre più strategico non considerare gli sfridi semplicemente come un costo di smaltimento, ma organizzare i flussi produttivi in modo da preservarne, quando possibile, la recuperabilità.
Caso pratico: recupero degli sfridi di un'azienda di packaging alimentare in provincia di Milano
Un esempio riguarda un'azienda della provincia di Milano specializzata nella produzione di packaging per il settore alimentare.
Il processo produttivo genera regolarmente sfridi plastici derivanti dalle lavorazioni e dal taglio del materiale. Trattandosi di un flusso ricorrente, la gestione è stata organizzata evitando di affrontare ogni ritiro come un'emergenza occasionale.
Arcobaleno Servizi Ambientali provvede periodicamente al ritiro degli sfridi e al loro avvio a impianti autorizzati di recupero, coordinando trasporto, destinazione e documentazione.
La separazione del materiale direttamente presso il produttore permette di mantenere lo scarto quanto più possibile omogeneo e di indirizzarlo verso una filiera coerente con le sue caratteristiche.
Il risultato è una gestione più ordinata del deposito aziendale e, soprattutto, la possibilità di privilegiare il recupero della materia rispetto allo smaltimento, quando tecnicamente possibile.
Come ARC Ambiente gestisce gli scarti plastici industriali
La gestione parte dall'analisi del materiale prodotto: provenienza, codice EER, caratteristiche, quantità, frequenza di produzione e modalità di deposito.
Quando necessario, Arcobaleno Servizi Ambientali effettua un sopralluogo gratuito, individua la soluzione di raccolta più adatta e verifica gli impianti autorizzati ai quali destinare il rifiuto.
Una volta completata l'omologazione, il ritiro viene organizzato su appuntamento, concordando con il cliente giorno e fascia oraria indicativa, e viene normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
Il servizio può comprendere anche il supporto negli aspetti documentali, dalla classificazione del rifiuto alla gestione dei formulari e degli ulteriori adempimenti di tracciabilità.
L'obiettivo è individuare, per ogni tipologia di plastica, una filiera tecnicamente corretta e ambientalmente sostenibile, privilegiando il recupero quando le caratteristiche del materiale lo consentono.
Devi smaltire o recuperare scarti plastici prodotti dalla tua azienda?
Film, sfridi, bobine, imballaggi e residui plastici possono richiedere soluzioni differenti in funzione del polimero, delle contaminazioni e del processo produttivo da cui derivano.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere una valutazione e un'offerta per il recupero o lo smaltimento delle materie plastiche di scarto della tua azienda.
FAQ sul recupero e smaltimento delle materie plastiche
Gli sfridi plastici industriali possono sempre essere riciclati?
No. La possibilità di recupero dipende dal tipo di polimero, dall'omogeneità del materiale, dalla presenza di contaminanti e dalle caratteristiche richieste dagli impianti. Una valutazione preventiva consente di individuare la destinazione più appropriata.
Come si sceglie il codice EER di uno scarto plastico?
Il codice EER viene determinato principalmente sulla base dell'attività e del processo che hanno generato il rifiuto. Non è quindi corretto attribuire un codice esclusivamente osservando che il materiale è costituito da plastica.
È meglio tenere separate le diverse plastiche?
Quando possibile, sì. La separazione alla fonte dei diversi materiali e l'assenza di contaminazioni possono aumentare significativamente le possibilità di recupero e semplificare la gestione successiva.
Gli imballaggi di plastica hanno lo stesso codice degli sfridi di produzione?
Non necessariamente. Gli imballaggi plastici possono, ad esempio, ricadere nella famiglia EER 15, mentre gli sfridi produttivi devono essere classificati sulla base del processo da cui hanno origine.
Arcobaleno può organizzare ritiri periodici degli scarti plastici?
Sì. Per aziende che generano quantitativi ricorrenti è possibile programmare un servizio periodico, definendo frequenza e modalità di raccolta sulla base dei volumi prodotti e degli spazi disponibili.
Il recupero della plastica costa sempre meno dello smaltimento?
Non necessariamente. Il costo dipende da qualità e quantità del materiale, logistica, distanza dall'impianto, necessità di selezione e condizioni di mercato. Un materiale pulito, omogeneo e prodotto con continuità può tuttavia essere molto più facilmente indirizzato verso filiere di recupero.
Le plastiche contaminate possono essere recuperate?
Dipende dalla natura e dal livello della contaminazione. In alcuni casi possono essere necessari trattamenti preliminari; in altri il recupero di materia può non essere tecnicamente praticabile. La destinazione deve essere valutata caso per caso.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2026
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